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Kilian Jornet, superuomo

Ha scalato l’Everest due volte in una settimana, è anche alpinista, fondista, sciatore: su Rakuten Tv il documentario su uno sportivo che non conosce limiti.

D’inverno una star dello sci alpinismo, d’estate un mito del trail running.  Sole, pioggia, grandine, neve, mare o ghiacciai: per Kilian Jornet fa poca, o nessuna, differenza. Lui è il trionfatore della Skyrunner World Series per otto edizioni, la leggenda dell’ultratrail, colui che ha vinto quattro ori ai mondiali e tre agli europei: Kilian Jornet sembra davvero un eroe mitologico. Perché tutto ciò che questo superman catalano compie ha sempre un che di epico. Tanto che il canale Rakuten Tv gli ha dedicato Inside Kilian Jornet, un documentario che viene mandato in onda all’interno della sezione “Free” ed è disponibile nei quarantadue Paesi in cui la piattaforma è operativa.

A rendere assolutamente unico Jornet è quella sua straordinaria capacità di affrontare ogni distanza allo stesso modo, dagli sprint in salita di un chilometro alle maratone e agli ultratrail di 280 chilometri. Il docufilm scandisce i momenti più importanti del tour mondiale che il campione trentaduenne ha effettuato nel 2019. Anno piuttosto complicato, che lo ha visto affrontare di tutto: dai due infortuni importanti fino alla nascita della figlia Maj. Ogni capolavoro sportivo è affrontato da Kilian con lo stesso aplomb, e con grande filosofia. Come se lo stare a stretto contatto con la natura lo avesse educato a vivere ogni tipo di esperienza in modo ascetico. Ma non potrebbe altrimenti per uno come lui che è nato e cresciuto in una baita sperduta dei Pirenei orientali a duemila metri di altezza e che a cinque anni si era già messo in bacheca una manciata di quattromila.

«Non corro mai per la vittoria, ma per stare tra le mie adorate montagne», ha raccontato racconta lui, che all'inizio del 2014 è stato nominato National Geographic Adventurer dell'anno. «È lì che mi sento a casa. Quando sei lì, senti di essere niente e quando sei niente, hai tutto da scoprire. A me piace anche correre, andare veloce e mettercela tutta. Sono un tipo competitivo. Ma anche quando smetterò di vincere continuerò sicuramente a perdermi tra queste cime». Cime che rispetta come fossero esseri umani. Predica umiltà e ripete come un mantra che la montagna è sempre la più forte e che dalle sconfitte non si può fare altro che imparare e crescere. «Sappiamo tutti che ci sono rischi», dice, «ma nessuno va lì per morire, si va per vivere, per trovare emozioni. D’altra parte io rischio di più in città: se vado in giro da solo a Milano dopo dieci minuti sono morto. Devi conoscere le regole e io quelle della città non le conosco».

Casa a Romsdahl in Norvegia, dove vive con la fidanzata Emilie Forsberg e la figlia, ama citare Antoine de Saint-Exupéry e ascoltare la Suite n. 3 di Johan Sebastian Bach durante i momenti topici delle sue performance e si definisce «drogato di emozioni». L’anno scorso ha stabilito il nuovo record di ascesa con gli sci in ventiquattrore per un totale di 23.486 metri e ha vinto la Sierre-Zinal per la settima volta, migliorando il primato sul percorso di quattro minuti.

Kílian Jornet i Burgada è nato e cresciuto a Cap del Rec, un rifugio a 2000 metri, gestito dalla sua famiglia nel comune autonomo di Lles de Cerdanya

Non contento, ha conquistato anche la Pikes Peak Marathon. Due anni prima, era il 2017, invece aveva conquistato l’Everest ben due volte in una settimana senza ossigeno e senza corde fisse. Due volte l’Everest in una settimana: roba da fantascienza. «Al campo base te ne stai lì ma non puoi fare niente. Passi un mese a bere tè, mangiare riso, guardare la montagna. Nient’altro. Io volevo fare almeno una cima ogni due giorni», aveva raccontato come se niente fosse, dopo l’exploit.

Inside Kilian Jornet racconta il viaggio di un uomo – che da piccolo leggeva i libri di Bonatti e Messner prima di addormentarsi e sognava davanti al poster del Cervino  appeso in camera – lungo ventimila chilometri attraverso Europa, Asia e Stati Uniti. Un racconto visivo lungo undici giorni in cui sono state visitate dieci città e tre continenti, sono stati percorsi ventimila chilometri. In tutto questo periodo Kilian ha dormito poco meno di quaranta ore.

Kilian Jornet ha vinto la classifica finale dello Skyrunner World Series in tre edizioni consecutive, dal 2007 al 2009, poi dal 2012 al 2014 e ancora nel 2018

Tutto è stato messo alla luce del sole: pensieri, riflessioni su vita e competizioni. Niente è stato omesso. Jornet ha mostrato il suo lato più intimo, svelando segreti e sfumature emotive mai mostrate prima d’ora. «Inside Kilian Jornet è diverso da tutto ciò che è stato detto e mostrato su di lui», ha spiegato Teresa López, direttore dei contenuti europei di Rakuten Tv. «Questo documentario mostra la persona dietro l'eroe e svela il suo lato privato, lontano dal suo habitat naturale: le montagne. Kilian ha raggiunto traguardi che gli altri non potevano nemmeno sognare».

Quasi un milione di follower su Instagram, ha pubblicato tre libri: per Corbaccio Summits of my life. Sogni e sfide in montagna, di cui è uscita anche la versione cinematografica, Path to Everest; per Feltrinelli La Frontiera invisibile; mentre per CDA & Vivalda, Correre o morire. Ma nonostante questi titoli dal sapore glorioso, non ci sta a farsi definire un supereroe contemporaneo. «Ma quale», ha detto in una recente intervista, «metto solo i piedi uno davanti all’altro più veloce degli altri».

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