C’è una proposta per giocare tutte le partite di Liga alle Canarie

Soprattutto negli stadi del Las Palmas e del Tenerife.
di Redazione Undici 09 Aprile 2020 alle 15:34

Tutti i campionati europei stanno cercando un modo per poter ricominciare a giocare, e dalle isole Canarie arriva un’offerta abbastanza singolare, eppure molto interessante, per concludere la Liga 2019/20. L’associazione degli albergatori locale, la ASHotel, ha infatti proposto alla Federazione spagnola e ai manager del campionato che i match da giocare fino alla fine della stagione – undici giornate complete, quindi 111 partite – si tengano tutti nelle isole. Nella lettera firmata dal presidente di Ashotel, Jorge Marichal, c’è un elenco di motivi per cui Santa Cruz de Tenerife e Las Palmas de Gran Canaria, i due capoluoghi dell’arcipelago, potrebbero essere una soluzione vantaggiosa: innanzitutto, la condizione di insularità renderebbe più semplice i controlli di accesso nella regione, e in questo modo si potrebbero evitare quasi completamente i nuovi contagi – finora, i casi accertati di positività al Covid-10 alle Canarie sono 1.834, un numero contenuto rispetto alla popolazione, superiore ai due milioni. Anche le squadre che sarebbero ospitate sulle isole ridurrebbero al minimo i viaggi e la possibilità di entrare a contatto con il virus.

Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Marca, un altro aspetto importante riguarda la capacità ricettiva: le Canarie sono una destinazione turistica di livello mondiale, nel solo 2019 le strutture alberghiere hanno accolto 15 milioni di persone; gli hotel sono di grande qualità e hanno già ospitato in passato numerose squadre di calcio per tournée oppure periodi di preparazione estivi. Si tratta degli stessi hotel che oggi sono inutilizzati per via della pandemia da Coronavirus, e che potrebbero riattivare l’economia locale, che ovviamente è fondata sul turismo e ora soffre in maniera particolare. Un altro punto a favore della proposta è quello relativo al clima: alle Canarie la temperatura è costantemente mite ma mai “estrema” (a gennaio la minima si attesta intorno ai 15°, mentre ad agosto la massima tocca i 30°), il che permetterebbe ai giocatori di scendere in campo in condizioni ideali, soprattutto nei mesi estivi, quando invece in alcune zone della Spagna il caldo è insopportabile.

Un aspetto che potrebbe lasciare perplessi i vertici del calcio spagnolo riguarda gli stadi: quello del Las Palmas, Estadio de Gran Canaria, può accogliere 32mila tifosi; quello del Tenerife, intitolato a Heliodoro Rodríguez López, ha una capienza di 23mila spettatori. Insomma, non sono così grandi, di certo non potrebbero ospitare degnamente i big match che restano da giocare – per esempio la sfida tra Barcellona e Atlético Madrid, in programma alla 33esima giornata. Poi ci sarebbe il problema dei campi, perché è impossibile pensare che 111 partite si giochino in due sedi solamente: alle Canarie non ci sono molti altri impianti neanche troppo vicini a quelli di Primera División. Ovviamente, questo punto si intreccia con quelle che potrebbero essere le disposizioni governative in materia di manifestazioni pubbliche, che daranno la possibilità ai tifosi di recarsi negli stadi oppure sanciranno la necessità di giocare a porte chiuse. Secondo i media spagnoli, i dirigenti federali e della Liga stanno valutando la candidatura dalle Canarie, simile all’idea di cui si è discusso in Italia nelle ultime ore, e che prevederebbe il “trasloco” della Serie A a Roma per disputare le partite che mancano da qui alla fine della stagione. Lo scenario sarebbe simile a quello immaginato dall’associazione degli albergatori canari: squadre in ritiro nella Capitale o nei paesi del Lazio e senza contatti con l’esterno, partite a porte chiuse e misure straordinarie relative a sicurezza e sanificazione degli ambienti. In questo modo, la Serie A potrebbe chiudersi in 45 giorni, secondo un articolo di Repubblica. Per quanto riguarda le Canarie, invece, si potrebbe andare anche oltre l’estate.

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