Il calcio in Europa è ufficialmente ricominciato: è partito il campionato faroense

Dieci squadre iscritte, non più di 50 persone ammesse alle partite, giocatori inclusi.
di Redazione Undici 11 Maggio 2020 alle 12:36

Ventisette giornate per dieci squadre iscritte, di cui due che rappresentano la capitale Tórshavn, cittadina da 19mila abitanti. Tra gli altri centri con un club ci sono sono Argir, Runavik e Klaksvík, dove giocano la società campione in carica, il KI – acronimo di Klaksvíkar Ítróttarfelag. Con queste premesse è partita l’edizione 2020 del campionato delle Isole Far Oer, il primo torneo europeo che ha ufficialmente riavviato l’attività agonistica al termine della pandemia. A parte la lega bielorussa, che è proseguita regolarmente in queste settimane nonostante l’emergenza, tutti gli altri Paesi sono ancora alle prese con i protocolli sanitari – e gli inevitabili dubbi – legati alla riapertura. Nel piccolo arcipelago tra Scozia e Islanda, invece, il Covid-19 è stato dichiarato sconfitto. Come riporta il Guardian, un totale di 187 residenti – su una popolazione totale di 52mila abitanti – sono risultati infetti; l’ultimo tampone positivo risale al 22 aprile, ci sono stati pochi ricoveri in ospedale e nessun decesso.

Nonostante questo, il campionato è ripartito con misure di sicurezza straordinarie. Non più di 50 persone ammesse allo stadio in occasione delle partite, e tra queste 50 sono compresi i 22 giocatori. Nella prima giornata, il KI campione in carica è stato sconfitto in casa dal B36 Tórshavn, una delle due squadre della capitale. Al termine della partita, il capitano del KI Joannes Bjartalid ha spiegato che questa sconfitta è anche dovuta all’assenza dei tifosi: «Ho cercato di concentrarmi sul gioco, di incoraggiare i miei compagni di squadra come se fosse una partita normale. Ma la differenza è enorme, i nostri sostenitori di solito ci danno un grande vantaggio». In effetti, il KI è una delle squadre con il maggior seguito, circa 700 persone per partita nell’ultima stagione. Al primo posto c’è il B36, che sfiora le mille presenze per match.

La sfida di Klasvik non è stata la prima della stagione: due ore prima, infatti, si è giocato l’anticipo tra NSI Runavik e TB Tvoroyri. Il match è finito 3-1 per il NSI, grazie a un gol di Aron Knudsen, primo marcatore di un campionato europeo post-pandemia. A differenza dello stadio di Klasvic, l’impianto di Runavik non possiede degli spalti veri e propri, è più che altro un campo di calcio con degli spazi laterali da cui seguire la partita. Come ha spiegato Virgar Hvidbro, segretario generale della Federcalcio faroense, «in molti stadi non ci sono porte da chiudere e quindi utilizziamo l’espressione “senza spettatori”». In realtà c’erano delle preoccupazioni proprio su questo punto, perché senza un impianto da chiudere i tifosi avrebbero potuto radunarsi in prossimità dei campi e seguire le partite in maniera quasi normale, creando un assembramento potenzialmente pericoloso. Non è andata così: «I nostri fan hanno rispettato le regole, non si sono avvicinati al campo», ha spiegato il presidente di KI, Tummas Lervig. Un buon esempio da seguire, due mesi dopo le immagini dei tifosi del Psg tutti appicciati fuori al Parco dei Principi – quando lo stadio era chiuso – per sostenere la loro squadra nel return match degli ottavi di Champions League.

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