Serie A

Cosa significherebbe il passaggio di Lautaro Martínez al Barcellona

L'Inter perderebbe un calciatore fondamentale, lui potrebbe testarsi in una squadra più forte e più ambiziosa, che però potrebbe anche chiedergli di limare alcune caratteristiche del suo gioco.

La trattativa che dovrebbe portare Lautaro Martínez al Barcellona ha già attraversato diverse fasi, almeno secondo il racconto di media. A un certo punto sembrava vicina alla chiusura, poi era quasi sfumata, poi era di nuovo prossima a concretizzarsi e così via, in loop. Insomma, anche nell’estate più singolare nella storia recente – e non solo recente – del calcio, il mercato segue le solite dinamiche, ripetute e confuse e confusionarie.

Al netto di tutto questo, oggi non è eccessivo o sbagliato pensare a un’Inter senza Lautaro, o quantomeno si può iniziare a farlo. Va chiarito subito: i nerazzurri perderebbero un calciatore importante, non necessariamente il più forte della rosa in valore assoluto, ma probabilmente il più essenziale per i meccanismi del sistema elaborato da Conte. Fino a quando è iniziato il lockdown, l’Inter è stata – insieme con Lazio e Atalanta – la squadra che ha “funzionato” meglio, nel senso che è stata la squadra che riuscita a riprodurre in modo più evidente di tante altre, e per di più con un alto livello di rendimento, quel che poteva e voleva fare in campo, secondo le idee del suo allenatore. E Lautaro è tra quelli che hanno beneficiato di più del nuovo corso nerazzurro, del fatto che le idee di Conte abbiano attecchito subito a Milano, e così si è guadagnato uno status –  in campo e nello spogliatoio – che non aveva mai avuto prima.

Nella sua prima stagione in Italia, con Spalletti in panchina, Lautaro non aveva trovato molto spazio – almeno fin quando i rapporti tra Icardi e la società non erano peggiorati. L’allenatore toscano lo considerava incompatibile con l’ex capitano, per lui Martínez era un centravanti classico, statico, che ama occupare lo spazio in area di rigore, spendendosi poco per la manovra. Per buona parte della stagione Lautaro è stato il backup di un attaccante abituato a giocare praticamente sempre, quindi poco più di un’alternativa da utilizzare nel momento del bisogno. Oggi, al contrario, si fa fatica a immaginare l’Inter senza Lautaro: come detto, il suo profilo si incastra perfettamente nel gioco disegnato da Conte, e non è certo che sul mercato ci siano molti calciatori in grado di prendere il suo posto con la stessa efficacia – uno di questi poteva essere Werner, ma è praticamente passato al Chelsea.

Da anni l’ex ct della Nazionale predilige sistemi con due punte di ruolo che condividono e si dividono lo spazio offensivo – fatta eccezione per una parentesi al Chelsea, quando la presenza di Hazard favoriva altre soluzioni. Anzi, spesso gli attaccanti devono saper fare reparto da soli pur giocando insieme. In questo è stata fondamentale l’intesa costruita, in poche settimane, da Lautaro e Lukaku: già alla fine di settembre, i due sembravano conoscersi da una vita. E, pur avendo profili sovrapponibli in molti aspetti del gioco, hanno saputo spartirsi i compiti: l’ex Manchester United gioca di più con la squadra e per la squadra, ha maggiori compiti di regia – 1,6 passaggi chiave per 90 minuti, solo uno per l’argentino – e offre un contributo più consistente alla manovra. Lautaro, invece, si spende di più in fase difensiva, tenta più tackle (0,86 ogni 90 minuti, 0,55 Lukaku, dati Soccerment), intercetta più palloni (0,65 vs 0,04) e completa più recuperi (3,02 vs 1,89); ma soprattutto gli viene chiesta una presenza maggiore in area di rigore.

L’argentino è un centravanti moderno a tutti gli effetti: una punta prevalentemente fisica, istintiva, che ragiona sempre in funzione della porta anche quando inizia l’azione da lontano; è esplosivo, scattante, attacca l’area ad altissima velocità, e sa usare il corpo per guadagnare posizione nonostante arrivi a fatica al metro e settantacinque. Una volta arrivato negli ultimi sedici metri, poi, sa muoversi da vero nove, sa farsi trovare nel posto giusto al momento giusto.

Un piccolo saggio di comprensione del gioco e dello spazio, in area di rigore avversaria, da parte di Lautaro Martínez: cross dalla destra, salto perfetto a centro area dopo un movimento e una lettura che anticipano i difensori avversari, che non permettono loro nemmeno di marcarlo

Tuttavia, al di là dei puri numeri ed eloquenti realizzativi – ha segnato il 23% dei gol della squadra in Serie A, 16 gol in 31 presenze in tutte le competizioni – Lautaro ha un gioco forse troppo sbilanciato verso l'ultimo terzo di campo: tocca il 21,4% dei palloni in area avversaria, quando gli attaccanti dei cinque migliori campionati europei hanno una media pari all’11,9%. Questo è un lusso che si può concedere perché Lukaku, da solo, è più che sufficiente per far girare la squadra: la manovra dell’Inter è molto articolata nella prima costruzione, partendo dal basso con il portiere e la regia dei centrali più il mediano a chiudere il rombo, ma poi diventa molto diretta e verticale nello sviluppo e nella conclusione. Un articolo di Panenka dice che «Martínez è perfetto per il nuovo allenatore dell'Inter, e viceversa: il gioco diretto apre spazio per gli attaccanti, li esalta, Lautaro si trova a suo agio nel ruolo di pivot offensivo, mentre Lukaku si muove a tutto campo». Ma la grande intesa costruita con il belga, e la sua importanza del sistema dell’Inter, fanno trasparire tra le righe un deficit piuttosto evidente nel contributo al palleggio della squadra.

Per via di tutto questo, il suo inserimento in un contesto come quello del Barcellona è tutt’altro che scontato. Pare che la dirigenza catalana abbia deciso di affidare a lui l'eredità di Luis Suárez, e le indiscrezioni dicono che sia stata un’indicazione di Messi: il sei volte pallone d’oro lo vorrebbe come suo prossimo compagno d’attacco sulla scorta dell’esperienza in Nazionale (Lautaro ha segnato nove gol in 17 partite con la Selección), dove i due dividono il campo con almeno un altro giocatore offensivo – spesso è un centravanti atipico come Agüero – in un sistema in cui al giocatore dell’Inter è richiesto un grande lavoro di sacrificio. Ma un trasferimento al Barcellona, soprattutto ora che il gioco di Lautaro è ancora tutto da sgrezzare, sarebbe prematuro per alcuni aspetti.

Nella sua avventura nerazzurra, Lautaro ha accumulato 66 presenze in tutte le competizioni, con uno score totale di 25 gol segnati (Emilio Andreoli/Getty Images)

In Catalogna, l’attaccante argentino troverebbe un contesto ancor più competitivo di quello attuale, con maggiori pressioni esterne e una richiesta di rendimento ancora più alta. Lautaro dovrebbe lavorare molto su di sé, non solo per colmare le sue attuali lacune, ma anche per portare a un livello superiore le qualità che già ha mostrato di avere. E non è detto che sia in grado di far combaciare il suo gioco con quello di una squadra più orizzontale, più lenta, abituata ad attaccare spesso in situazioni statiche – quelle in cui oggi fa più fatica – specialmente se i blaugrana dovessero proseguire con Quique Setién e poi con il suo (sempre più) probabile successore designato, Xavi. Allora Lautaro potrebbe essere costretto a lavorare su un set di passaggi, movimenti e giocate che attualmente sono fuori dal suo perimetro, e non è detto che sia in grado di compiere quel tipo di upgrade. Magari scoprirebbe di non essere il profilo più adatto, considerando che le difficoltà maggiori del Barça nelle ultime stagioni sono emerse soprattutto quando è calato il contributo creativo di Suárez a metà campo (di solito per un infortunio, o una condizione atletica non ottimale).

Ma non è escluso che, molto più semplicemente, il Barcellona cerchi in Lautaro la miglior versione possibile del giocatore già visto in nerazzurro. Cioè un attaccante che ama giocare senza palla, che abbia numeri da centravanti puro pur non chiedendo spesso il pallone sui piedi, e che sia in grado di dare un buon contributo alla fase difensiva. Idealmente, nella squadra che ha già Messi e Griezmann a fare regia offensiva, e tanti palleggiatori più indietro (Arthur, Busquets, de Jong, oltre ai centrali di difesa), un profilo di questo tipo si può essere il valore aggiunto che esalta le qualità di tutta la rosa, per ampliamento e differenziazione. Partendo da questi concetti, il trasferimento di Lautaro in Catalogna offrirebbe al calciatore un’occasione per rimanere se stesso – entro certi limiti – e dimostrare al mondo di poter portare il suo rendimento al livello successivo, in un contesto più probante, con una maglia più pesante, in uno dei pochi club che possono dirsi più ricchi e più ambiziosi dell’Inter. E che le sta provando tutte, finora senza troppa fortuna, a raggiungere un obiettivo nemmeno troppo nascosto: dare a Messi un’altra opportunità di vincere ancora la Champions League.

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