Serie A

Dieci cose del calcio italiano che non vediamo l’ora riprendano da dove le abbiamo lasciate

I gol di Ronaldo, i tiri di Fabián Ruiz, le parate di Musso e non solo.

Magari non sarà ancora Serie A, ma la semifinale di Coppa Italia tra Juventus e Milan di questa sera – calcio d'inizio alle ore 21 – è comunque una partita che aspettavamo, anzi che bramavamo da tempo. Per una questione di astinenza, perché il ritorno del calcio significa ritorno della normalità – almeno in parte – e per tanti altri motivi, più intimi, più personali, che ognuno può cercare dentro di sé. Le nostre vite sono cambiate in questi tre mesi senza calcio, e anche di tanto, ora scopriremo come cambierà il nostro approccio alle partite, a una certa fruizione del gioco, di un evento – sportivo, mediatico – necessariamente diverso rispetto al passato. In attesa di avere gli strumenti adatti per giudicare, abbiamo deciso di scegliere dieci cose che sono rimaste ferme, sospese, anzi in sospeso: strisce di gol segnati, parate spettacolari, giocate ripetute, intese perfette e tante altre cose che vorremmo rivedere fin da subito. Perché sono la parte più bella di questo gioco, o almeno la parte più bella quando il mondo si è messo in pausa, tre mesi fa. Magari si ripartirà proprio da lì.

Cristiano Ronaldo che segnava sempre

Prima della sospensione causata dal Coronavirus la Serie A 2019/20 era uno dei campionati più incerti e divertenti degli ultimi anni. Dopo otto scudetti di fila, la Juventus non stava attraversando un momento di particolare brillantezza (aveva perso l’andata degli ottavi di finale di Champions League in casa del Lione e pareggiato solo nei minuti di recupero l’andata della semifinale di Coppa Italia contro il Milan), ma era — ed è — comunque prima in classifica. Non credo che esista uno studio scientifico pubblicato su The Lancet o Nature per dimostrarlo, ma intuisco che gran parte del merito fosse di un trentacinquenne portoghese di nome Cristiano Ronaldo, che tra il primo dicembre 2019 e il 22 febbraio 2020 aveva segnato 16 gol in 11 partite consecutive di campionato, a cui vanno aggiunte (nello stesso arco temporale) una rete in Champions League e due in Coppa Italia per un totale di 19 gol in 14 incontri di fila. La striscia si è interrotta contro Lione e Inter, ma in tutta la sua carriera CR7 non era mai stato cannibale così a lungo.

Caicedo che segnava poco, ma quando segnava erano sempre gol pesanti

Cristiano Ronaldo ha indossato le maglie del Manchester United e del Real Madrid, Felipe Caicedo quelle del Levante, della Lokomotiv Mosca e dell’Al-Jazira. Eppure se la Lazio insegue la Juventus a un solo punto di distanza è anche merito di questo trentunenne ecuadoriano che nella sua vita è andato solo una volta in doppia cifra in campionato. Prima della pandemia, Caicedo aveva realizzato otto gol in questa stagione di Serie A: due all’ultimo minuto (fondamentali nelle vittorie esterne per 2-1 contro Sassuolo e Cagliari) e uno nel combattuto successo per 1-0 in casa del Parma. A inizio gennaio, poi, aveva servito a Immobile l’assist per il 2-1 sul Brescia in pieno recupero. Ora si giocherà ogni tre giorni e per questo saranno permesse fino a cinque sostituzioni per squadra: l’aura magica di Caicedo potrebbe essere un’arma in più per i biancocelesti contro la stanchezza e il caldo delle partite estive.

Caicedo ha giocato due stagioni e mezza alla Lazio: il suo score totale è di 23 reti in 100 partite di tutte le competizioni (Giuseppe Bellini/Getty Images for Parma Calcio)

Lukaku e Lautaro Martínez che segnavano insieme

Il belga e l’argentino hanno segnato più della metà dei gol totali della stagione dell’Inter (39 su 69), 28 dei quali in campionato. Nelle cinque occasioni in cui sono andati entrambi a rete (contro Cagliari, Sassuolo, Brescia, Torino e Napoli), i nerazzurri hanno sempre vinto. La loro bromance rischia però di terminare presto, visto che l'attaccante argentino è molto corteggiato dal Barcellona di Messi. Il record della coppia d’attacco più prolifica della storia della Serie A a girone unico appartiene a Gunnar Nordahl e Renzo Burini del Milan 1949/50 con 57 gol, cifra impossibile da raggiungere, ma prima di darsi un addio abbastanza probabile, a questo punto Lukaku e Lautaro Martínez possono inseguire Higuaín e Insigne del Napoli 2015/16 a quota 48. Certo: vanno anche battuti Immobile e Caicedo che sono già a 35.

Musso che non faceva segnare (quasi) nessuno

Ma non di soli gol vive il calcio: tra le sorprese più liete del campionato, prima della pausa, c’era anche il portiere dell’Udinese Juan Musso. Nella classifica dei clean sheet della Serie A 2019/20 l’argentino è al primo posto con nove partite senza aver subìto reti, al pari di Donnarumma del Milan, Strakosha della Lazio e Silvestri dell’Hellas Verona. Proprio contro il Verona, alla quinta giornata, Musso ha realizzato la sua parata più bella della stagione: un riflesso che ha spedito prima sulla traversa e poi sul palo, ma non oltre la linea di porta, un colpo di testa scagliato dal limite dell’area piccola da Stepinski. Anche gli interventi su Sensi a San Siro e su Cristiano Ronaldo all’Allianz Stadium sono stati notevoli.

Un po' di parate belle e decisive della stagione di Musso; quella su Stepinski è l'ultima di questa clip, ed è ripresa da tutte le angolazioni possibili

Boga che dribblava tutti

Con una media di 4,4 dribbling a gara, Jeremie Boga è di gran lunga al primo posto in questa speciale classifica della Serie A 2019/20 (Castrovilli si ferma a 3,2, mentre Bennacer è a quota 3). Il ventitreenne ivoriano, che recentemente il Sassuolo ha riscattato dal Chelsea e che sarà al centro della prossima sessione di calciomercato, ha segnato l’ultimo gol prima della pausa del campionato: l’avevamo lasciato lo scorso 9 marzo che partiva dalla linea di metà campo e scartava mezza difesa del Brescia per il definitivo 3-0, e non vediamo l’ora che ricominci. 

Kumbulla che non faceva passare (quasi) nessuno

Con un reparto arretrato composto dagli sconosciuti e giovanissimi Rrahmani, Günter e Kumbulla, a inizio stagione l’Hellas Verona era bollato da tutti come una delle squadre destinate alla retrocessione. Invece i veneti hanno la quarta miglior difesa del campionato (26 gol subìti, solo Lazio, Juventus e Inter possono vantarne una migliore), sono ottavi in classifica e in caso di nuovo stop, secondo l’algoritmo della Figc che è circolato nei giorni scorsi, strapperebbero addirittura al Milan la qualificazione in Europa League ottenendo il settimo posto. Nel sistema difensivo á la Gasperini di Ivan Jurić, Kumbulla ha un compito semplice: incollarsi a un attaccante avversario (spesso la prima punta) e seguirlo a uomo anche oltre la linea di centrocampo, cercando l’anticipo o il duello aereo. Con i suoi quasi 190 centimetri d’altezza, il ventenne albanese finora ha svolto questo compito alla perfezione, prendendo e dando botte, preferendo la sciabola al fioretto, e non si può non inserire sul podio delle rivelazioni della stagione. 

Nato a Peschiera del Garda, ma di origine albanese, Kumbulla ha esordito con l'Hellas l'anno scorso in Serie B (una sola presenza) e da quest'anno è titolare inamovibile; ha scelto di rappresentare l'Albania, con la quale ha già giocato una partita di qualificazione a Euro 2020 (Isabella Bonotto/AFP via Getty Images)

Theo Hernández che arava la fascia sinistra del Milan 

Visto dall’alto del secondo anello di San Siro, dove avevo l’abbonamento, Theo Hernández era impressionante per i metri che riusciva a percorrere (velocemente) palla al piede pur usando il corpo più come un rugbista in mischia che come un calciatore, con le gambe ben piantate a terra e spesso ingobbendosi quasi a voler proteggere il pallone anche con le spalle. Il francese ha realizzato sei reti in stagione (cinque in campionato e una in Coppa Italia — ma stasera è squalificato) e, fino all’esplosione di Rebić tra gennaio e febbraio, era paradossalmente il miglior marcatore del Milan. Cavalcate come quella con cui Theo Hernández ha colpito la traversa a Brescia non si vedevano in rossonero dai tempi di Serginho.

Gosens che sbucava dietro i difensori avversari

Da un po’ di tempo a questa parte, per definire i due esterni del 3-5-2 si usa il termine “quinti di centrocampo”. Per quanto possa sembrare bizzarra, si tratta in realtà di una formula efficace perché da un lato rimanda in maniera univoca a un preciso modulo tattico (il 3-5-2 appunto: gli esterni e le ali esistono anche nel 4-4-2 e nel 4-3-3) e dall’altro fa subito pensare a uno dei compiti più importanti di questi giocatori: gli inserimenti. Il “quinto” crea superiorità numerica, taglia all’improvviso sul cross dalla fascia opposta, compare dal nulla in area di rigore quando tutti i difensori sono già impegnati nelle marcature. La squadra che sfrutta meglio i “quinti di centrocampo” è l’Atalanta di Gasperini, e non è un caso che Robin Gosens sia il primo non-attaccante che si incontra scorrendo la classifica marcatori della Serie A (oltre a Criscito, che però è rigorista). Prima della pandemia il tedesco aveva segnato sette gol, quasi tutti sbucando all’ultimo nelle inquadrature televisive e prendendo alle spalle gli impotenti avversari: D’Alessandro, Duncan, Cuadrado, Darmian e Candreva sono ancora lì che si chiedono da dove sia uscito il numero otto atalantino.

Tutti i gol di Gosens nella stagione in corso, e l’interpretazione perfetta del “quinto di centrocampo”

Fabián Ruiz che tirava sempre allo stesso modo

Tra le molte cose che la pandemia ha bloccato c’era anche l’ottimo stato di forma di Fabián Ruiz, che dopo una prima parte di stagione complicata stava tornando a esprimersi sui livelli dell’anno scorso. A febbraio lo spagnolo del Napoli aveva infatti deciso sia la trasferta di Coppa Italia contro l’Inter (1-0) che quella di campionato contro il Brescia (2-1), e lo aveva fatto allo stesso modo, cioè con due tiri a giro di sinistro sul secondo palo. Nel match contro il Brescia, tra l’altro, poco dopo il suo gol Ruiz è andato vicino a realizzarne uno letteralmente identico, prendendo la mira dalla stessa mattonella al limite dell’area di rigore: la seconda volta però Joronen è stato reattivo a deviare in calcio d’angolo. Prima di febbraio Fabián Ruiz, aveva segnato solo un’altra rete in stagione: era successo lo scorso 22 settembre, nel successo per 4-1 in casa del Lecce. Indovinate come?

Noi vi assicuriamo che questi due frame non sono identici, voi trovate le differenze

Zaniolo che tornerà in campo 

Il campionato di Zaniolo non era stato interrotto a marzo dal Coronavirus, ma a gennaio dalla rottura del ginocchio destro durante l’ultima partita del girone d’andata contro la Juventus, peraltro al termine di una strepitosa azione personale da un’area di rigore all’altra. A breve il centrocampista della Roma riprenderà ad allenarsi in gruppo e a luglio dovrebbe essere a disposizione di Fonseca: uno dei più grandi talenti del calcio italiano contemporaneo (e futuro uomo mercato) è finalmente guarito. Bentornato.

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