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José Mourinho ha inventato l’Instagram perfetto

Chi ha detto che i social dei calciatori o degli allenatori debbano essere monotoni? Mou ha trovato la ricetta perfetta, con una comunicazione social leggera, ironica, colloquiale.

Ho questa mezza idea – pienamente suffragata dai fatti e dalle circostanze – che, se mi mettessi a porgere una domanda tanto innocente quanto banale al signor José Mourinho – chessò, roba tipo che ore sono o che tempo si prevede domani – otterrei mica una risposta ordinaria, che, siamo matti; mi aspetterei qualcosa di realmente mourinhiano, un motto di pura sagacia – un arguto svolazzo di filosofia made in Setubal – condito da una frecciatina piccata ma non insolente. È il suo modo di fare le cose, di rifuggire dall’ordinario in un mondo che, quanto a comunicazione, ordinario è – impastato delle solite frasi di circostanza, sagomato sugli stessi cliché di sempre e che si inebria di una presunta, quanto posticcia, sacralità.

Ecco, Mourinho non ha mai incarnato tutto questo, e la sua deflagrazione dialettica al suo arrivo in Italia ancora sortisce effetti di stupore e apprezzamento – quando le sue conferenze stampa avevano stravolto la pratica degli annoiatissimi chiacchiericci di vigilia, ribaltandoli in momenti di puro one-man-show. Mou pescava nel suo campionario di frasi a effetto con un savoir-faire davanti ai media che all’epoca aveva davvero qualcosa di rivoluzionario, di mai visto: José non improvvisava ma studiava, e poi spiazzava. Quando gli chiesero di Lo Monaco, che lo aveva duramente attaccato, se lo aspettava, e spiazzò: «Io conosco il monaco del Tibet, il Monaco di Montecarlo, il Bayern Monaco, il Gran Premio di Monaco… Se qualcuno vuole essere conosciuto parlando di me deve pagarmi tanto».

Sarà pur vero che, con il passare del tempo, l’allure di Mourinho si sia sbiadita: succede a tutti, succede ancor di più nel calcio, quando sono i risultati a contare più di tutto il resto e a condizionare percezioni e valutazioni. Ma non c’è dubbio che Mou tuttora continui a essere fedele a una sua linea di pensiero, quella di essere per certi versi anticonvenzionale, audace, e che questo debba passare, per forza di cose, da una strategia studiata e ponderata. Il che ci porta a una domanda: come si declina José Mourinho in un profilo Instagram? Spiazzando, as usual.

 

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I social dei calciatori, e ancor più degli allenatori, vivono all’insegna di un politicamente corretto, tutto imperniato su frasi motivazionali, brevi commenti post-partita, dove pure i momenti di libertà dal calcio sono filtrati attraverso una patina standard, da ufficio stampa. Per capovolgere l’assioma, Mou ha escogitato l’Instagram che funziona: perché è diretto, ironico, genuino. Perlomeno è la percezione che se ne ricava, perché è evidente – e questo dovrebbe non essere un mistero – che ogni mossa del portoghese, pure quelle social, sia abilmente studiata: il capolavoro è far finta che non lo sia, che il suo account Instagram sia realmente senza filtri, come se José Mourinho fosse semplicemente José Mourinho, e non l’allenatore del Tottenham.

Più precisamente, come se fosse semplicemente uno qualunque, uno entrato come per magia nelle segrete stanze di uno dei club più importanti d’Inghilterra: e così eccolo vediamo filmare dal bus della squadra i tifosi del Marine incuriositi dall’arrivo del Tottenham per il match di Fa Cup, o farsi immortalare, stravaccato lungo una panca dello spogliatoio, mentre legge l’autobiografia di Hristo Stoichkov. Ma come: e da dove deriva questo understatement? Dov’è la figura machista del “condottiero”, pronto alla “battaglia”, aderente a una visione bellica del calcio impossibile da sradicare? Certi post hanno un aspetto talmente amatoriale da pensare che José, in fondo, non sia così dissimile dallo zio tarchiatello di provincia, di quelli che ancora inoltrano i “buongiornissimo” su Whatsapp e non sanno distinguere, aprendo la fotocamera, i video dalle foto. José te lo fa credere, e questa è la sua – ennesima – abilità comunicativa.

 

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Poi, soprattutto, Mou ti strappa una risata: in mezzo alla neve austriaca, al termine di un match di Europa League, mentre controlla il telefono, “Training tomorrow but at 12:00” è quello che ha da dire, nemmeno fosse un impiegato delle poste annoiato al pensiero di andare a lavoro il giorno dopo; quando regala a Reguilón un jamón serrano e scrive “Una promessa è una promessa; mi è costata 500 sterline ma mantengo le promesse”; quando posa davanti alla porta dello Shkëndija per dire “Pensavo di essere cresciuto, ma poi mi sono accorto che la porta era cinque centimetri più bassa”.

 

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E che dire del frame che lo ritrae durante il match contro il Liverpool, seguito da “Il momento in cui il palo ci ha negato una vittoria meritata”, sublime citazione del cuore spezzato a metà di Ralph Winchester. Pure quando è furibondo, lo comunica a modo suo: l’attesa di un Tottenham-Fulham che poi non si giocherà (“Partita alle 6, ma non sappiamo se andremo in campo: il miglior campionato al mondo”) o la delusione per una sconfitta in Europa League (“Spero che tutti qui sul pullman siano arrabbiati come lo sono io”). E ancora, durante la sosta delle Nazionali, inarrivabile: “Straordinaria settimana di calcio. Grandi emozioni nelle gare delle Nazionali, fantastiche amichevoli in totale sicurezza. Risultati dei tamponi solo dopo le partite, gente a caso che corre in campo durante le sessioni di allenamento e molto altro. Dopo un altro allenamento con soli sei giocatori, è tempo di prendere cura di me stesso”. Immancabile la reply: “È un meme account?”.

 

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Non lo è, ma è questo il bello: nessun altro account social di un calciatore o allenatore con una riconoscibilità internazionale così smisurata ha un tono così leggero e divertente. Mou ha trovato nel suo Instagram una safe zone dove poter non prendersi sul serio, dove l’inossidabile sacralità che avvolge il mondo del calcio viene, per una volta, smantellata e irrisa. Se i media inglesi montano polemiche contro le puntuali esclusioni di Dele Alli, che fa Mourinho su Instagram? Scrive sotto una foto del suo giocatore, ritratto con una palla da bowling in mano e la caption “Chi vuole giocare?”, la salace risposta “Tu, probabilmente”, con tanto di faccine sbellicate dal ridere. José, non smetterai mai di stupirci.

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