Società

Luigi Sartor è agli arresti domiciliari perché coltivava 106 piantine di marijuana

In un casolare abbandonato vicino a Parma.

C'è stato un momento, diciamo la seconda metà degli Anni Novanta, in cui Luigi Sartor era considerato uno dei difensori più promettenti d'Italia: terzino destro o anche centrale, esordisce giovanissimo con la Juventus e poi si afferma a Vicenza con Guidolin, con cui vince la storica Coppa Italia del 1996/97; l'Inter lo acquista nell'estate successiva, dopo pochi mesi gioca una partita in Nazionale e poi passa al Parma, dove pian piano finisce per perdersi – nonostante un'improvvisa ripresa nel 2002 che lo riporta a vestire di nuovo la maglia dell'Italia.

Parma è anche la città in cui ha scelto di vivere al termine di una carriera che ha toccato anche Roma e Genoa, senza mai più tornare ai livelli espressi tra il 1995 e il 1998. Proprio nei pressi di Parma, Sartor ha vissuto l'ultima disavventura: venerdì 12 febbraio 2021, è stato trovato mentre era intento a curare 106 piantine di marijuana in un casolare abbandonato. L'agenzia Ansa, che a sua volta cita La Gazzetta di Parma, racconta che Sartor – che oggi ha 46 anni e non è mai tornato nel mondo del calcio dopo il ritiro del 2009 – stava portando avanti questa coltivazione insieme a un complice, e, secondo le prime stime, avrebbe raccolto circa due chili di stupefacenti.

Da qualche tempo, pare che in questo casolare abbandonato ci fosse un po' troppo movimento: era stato richiesto il raddoppio della potenza del contatore e di notte c'era qualcuno che accendeva la luce all'interno. Sartor era uno dei sospettati, e si è capito che potesse essere davvero lui, a frequentare il casolare, dopo un controllo di polizia nella sua auto, in cui si sentiva l'odore di marijuana. Interrogato dal piemme, Sartor si è avvalso della facoltà di non rispondere e ora è agli arresti domiciliari. Per lui non è la prima vicenda giudiziaria: già nel 2011 era stato arrestato a Parma come uno dei giocatori coinvolti nell'inchiesta “Last Bet” sulle scommesse clandestine tra Italia e Singapore; nel 2019 il tribunale di Bologna ha dichiarato estinta l'accusa di partecipazione ad associazione a delinquere per lui e per altri 25 imputati. Nel 2015, poi, è stato condannato a nove mesi di reclusione – con pena sospesa – per maltrattamenti nei confronti della sua ex compagna.