Perché l’Inter e l’Inter Miami stanno ancora litigando per il nome

La società nerazzurra vorrebbe registrare il marchio negli Stati Uniti per sfruttarlo a livello commerciale, ma il club di Beckham e la MLS continuano a opporsi.
di Redazione Undici 19 Febbraio 2021 alle 15:16

In attesa di capire in quale direzione andrà il rebranding dell’Inter, il club milanese sta ancora litigando con il Club Internacional de Fútbol Miami, universalmente conosciuto come Inter Miami, franchigia di MLS fondata nel 2018 – tra i diversi soci proprietari, il più influente e celebre è sicuramente David Beckham. Il motivo della controversia è facile da intuire: l’Inter italiana ha contestato la neonata squadra americana fin dal momento in cui ha annunciato il suo nome ufficiale, anche perché – come riporta il New York Times – già nel 2014 aveva provveduto a registrare il marchio “Inter” presso l’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti.

Subito dopo la nascita del nuovo club, la MLS – che, come da tradizione per il sistema americano, esercita un controllo diretto su tutte le squadre della lega – ha presentato un atto di opposizione alla registrazione del marchio dell’Inter, che fino a quel momento non era stata ancora ratificata, al Trademark Trial and Appeal Board. Da allora i due club stanno combattendo una battaglia legale sull’utilizzo della “Inter” negli Stati Uniti. Nel 2019, il marchio “Inter” risultava ancora non assegnato ufficialmente: secondo la ricostruzione del NYT, inizialmente era stato confuso con “Enter”, ragione sociale già utilizzata da un’altra azienda su suolo americano, e quindi la situazione è rimasta sospesa. Poi è arrivata l’Inter Miami e tutto è diventato ancora più complesso.

La disputa è essenzialmente commerciale: i due club hanno una ragione sociale differente, e infatti anche la MLS ha spiegato in una nota ufficiale che non c’è alcun pericolo che la squadra di Beckham debba cambiare nome; il punto, però, è che il marchio “Inter” è molto appetibile per entrambe le società, soprattutto in un mercato come quello americano – che sta sviluppando un interesse sempre maggiore per il calcio. L’Inter Miami sta basando la propria strategia difensiva sul fatto che la parola “Inter” sia di uso comune negli Stati Uniti, e quindi non possa essere rivendicata per l’utilizzo commerciale esclusivo da alcuna società. Non a caso, sostiene la società della Florida, esistono tantissime altre squadre nel mondo che si chiamano in questo modo – a cominciare dall’Internacional di Porto Alegre fino ad arrivare all’Inter Turku, club di prima divisione finlandese – e quindi la posizione dell’Inter Miami potrebbe essere in qualche modo compresa dall’ufficio brevetti statunitense.

Sempre secondo il NYT, il contenzioso potrebbe risolversi anche con una joint-venture tra i due club, anzi ci sarebbero stati anche dei contatti in questo senso. Ma in realtà il problema è molto ampio, nel senso che c’è molto di più in gioco: Steven Bank, professore di diritto sportivo presso l’Università della California a Los Angeles, ha spiegato che «se l’Inter può rivendicare l’utilizzo commerciale esclusivo del termine “Inter”, e questo è tutto quello che ha chiesto, allora il Real Madrid e il Manchester United potrebbero fare la stessa cosa per le denominazioni “Real”, e “United”. A quel punto, si determinerebbe una spirale che metterebbe a repentaglio le strategie commerciali di diversi club americani». È anche una questione storico-culturale: se nei primi anni dopo la fondazione della MLS, le franchigie avevano scelto nomi dalla tradizione profondamente statunitense (L.A. Galaxy, Kansas City Widzards, Colorado Rapids e così via), col tempo sono nate diverse nuove società con un naming ispirato al calcio europeo (Real Salt Lake City, Los Angeles FC, New York City, ecc.).

La controversia non sarà risolta prima del 2022, ma in ogni caso segnerà un precedente importante nel rapporto tra calcio europeo e nordamericano: se l’ufficio brevetto dovesse assegnare all’Inter l’utilizzo esclusivo della dicitura “Inter” negli Stati Uniti, il club italiano potrebbe fare causa alla società di Beckham per violazione di copyright. Laura Franco, avvocato specializzato in marchi interpellato dal NYT, ha però spiegato che «esiste un’ottima base per affermare che il marchio “Inter” è comune e descrittivo, almeno in relazione al mondo del calcio, quindi questa assonanza non determinerà confusione tra i consumatori».

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