Il Real Madrid continua a cedere giocatori mantenendo il controllo sul 50% del loro cartellino, e così sta guadagnando moltissimi soldi (sia reali che virtuali)

Da Nico Paz a Gila gli esempi sono molteplici: nessuno taglia mai il filo con la Casa Blanca.
di Redazione Undici 30 Dicembre 2025 alle 12:11

Ci sono squadre che hanno così tanto talento a disposizione da non sapere cosa farne. Strano paradosso che capita a pochissime realtà al mondo, anzi, forse solo a una: il Real Madrid. Negli ultimi anni i Blancos non si sono fatti sfuggire nessuno dei migliori prospetti del calcio mondiale, investendo milioni e milioni di euro su nomi come Vinicius, Arda Güler, Endrick, Mastantuono, Huijsen e Carreras – che non hanno solo ringiovanito la rosa, ma hanno anche portato vittorie. Anche sul mercato in uscita, il Real ha messo a punto un modello efficace in campo e redditizio nei bilanci: i giocatori allevati nella Fábrica vengono ceduti e generano introiti,  ma con clausole che lasciano al club di Florentino Pérez un certo controllo sui loro cartellini. Di solito si tratta di un diritto del 50% sulla futura rivendita, in modo che un’eventuale recompra, come dicono da quelle parti, non sia troppo costosa. La recompra, se presente nell’accordo tra club come nel caso di Nico Paz, permette al Madrid di riacquistare il calciatore pagando la metà della sua clausola rescissoria. Oppure di incassare, in futuro, la metà di quanto un club terzo decida di investire per lui. Insomma, il classico win-win.

Di esempi se ne possono fare tantissimi: Nico Paz è solo il più famoso, ma con lui nel Como gioca anche Jacobo Ramón. In Serie A si trova anche Mario Gila, ora alla Lazio, mentre in Liga il Madrid ha lasciato Kubo alla Real Sociedad e Mario Martín al Getafe. Nella stessa situazione si trovano Chust (Cadice), Yusi (Alavés), Chema Andrés (Stoccarda), Arribas (Almería), Marvin (Las Palmas), Álvaro Rodríguez (Elche) o Latasa (Valladolid). Quel filo che lega i calciatori al Bernabéu, loro ce l’hanno. Per ogni evenienza. Per Gila e Antonio Blanco, per esempio, i blancos si sono conservati il 50% dei diritti ma, in più, hanno inserito un diritto di prelazione. Tre parole che compaiono anche nel contratto di Kubo e che sono molto semplici da spiegare: se il club riceve un’offerta per il calciatore, è obbligato a prendere il telefono e chiamare il Real Madrid per avvisarlo, così che possa eventualmente controbattere. Poi magari fa ciò che vuole, ma deve essere sempre informato.

Poi c’è l’opzione di riacquisto. Secca. Che può combinarsi combina con il mantenimento del 50% dei diritti, come accade con Víctor Muñoz, che quest’estate ha fatto le valigie in direzione Osasuna. È partito con opzione di riacquisto. Come Obrador, al Benfica. E c’è di più. Álex Jiménez, ex terzino destro del Milan, è stato ceduto al Bournemouth ma con opzione di riacquisto: nove milioni quest’estate o 12 milioni nel 2026. È una questione di tenersi un asso nella manica. È successo anche con Rafa Marín: il Real detiene un’opzione di riacquisto che si aggira intorno ai 30 milioni. Bisogna sempre mantenere un filo. Così lavora il Real Madrid. Mantenendo sempre una possibilità di recuperare i suoi gioielli in un ipotetico futuro, non si sa mai. Male che vada, incassa denaro. E si tratta anche di belle somme: come spiega Diàrio As in questo articolo, così come il caso di Nico Paz, la maggior parte dei giocatori ceduti con questa formula finiscono per aumentare il loro valore di mercato.

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