Com’è possibile che un club militante in terza serie francese rappresenti il miglior serbatoio tecnico dei Bleus, verso i Mondiali 2026? Non è un’anomalia statistica, quando si parla del Sochaux-Montbéliard: una società storica – in bacheca anche due titoli nazionali –, a prima vista nobile decaduta del calcio francese. Ma al netto della categoria – che potrebbe presto cambiare, visto che i gialloblù sono in piena corsa per tornare in Ligue 2 –, ciò che non è cambiato dalle parti della Borgogna è il proficuo investimento sui giovani. Gli ultimi prodotti stellari di un vivaio assai rinomato? Ibrahima Konaté, Maxence Lacroix e l’interista Marcus Thuram. Che figurano tutti nella lista dei convocati di Dechamps verso i Mondiali 2026.
Questo dato curioso, come sottolinea So Foot, rende il Sochaux il club con il settore giovanile più rappresentato nella Nazionale francese, a pari merito con PSG – rappresentato da Maignan, Rabiot, Zaïre-Emery – e Lione – Barcola, Cherki, Gusto. Un traguardo notevole, che almeno a questa voce mantiene i gialloblù tra le big del calcio francese. Basti pensare che oltre ai tre fuoriclasse da Mondiale, provengono dalla medesima academy altri 21 giocatori con valore di mercato da almeno 500mila euro – di cui altri tre superiori ai 10 milioni: Eliezer Mayenda del Sunderland, Robinio Vaz ora in forza alla Roma e il sevillista Lucien Agoumé.
Un quadro solido e strutturato, che rende porta il vivaio del Sochaux a essere di diritto fra i primi venti al mondo. Al contempo, com’è potuto accadere allora che la squadra sia sprofondata nelle categorie minori, con l’ultima apparizione in Ligue 1 risalente ormai al 2014? Le crisi strutturali e finanziarie non sono una rarità nel calcio francese, e il Sochaux ha affrontato un travagliato decennio tra delusioni sportive e cambi di proprietà straniere quasi mai all’altezza delle aspettative. Le ultime prestazioni di rilievo sono databili ai primi anni Duemila, poi la fine del patrocinio commerciale da parte della Peugeot ha innescato una serie di crisi sfociate in un filotto di retrocessioni e campionati deludenti.
Quello che però non s’è mai interrotto è però il gran lavoro sui giovani, come il club ha sempre fatto con metodo e costanza sin dagli anni Trenta del Novecento. Un pregio e una condanna allo stesso tempo, perché a causa della sua discesa sportiva il Sochaux non è più riuscito a trattenere i suoi talenti abbastanza a lungo per monetizzarne davvero la cessione. Marcus Thuram, per esempio, dopo il debutto tra i gialloblù in Ligue 2 è stato comprato dal Guingamp un gradino più sopra per appena 600mila euro. Le cose hanno ripreso a migliorare soltanto di recente, con l’istituzione delle sezioni femminili e un nuovo trust societario – all’interno di un bacino calcistico comunque attivo e ben supportato dai tifosi – che punta a riportare il Sochaux dove merita. Fino a quando non sarà così, a tenere alto il blasone ci penseranno i suoi ragazzi nel frattempo diventati campioni. E al centro della Francia.