Molte squadre inglesi non vogliono concedere i loro giocatori alle Nazionali

Al loro ritorno, le restrizioni delle autorità britanniche li obbligherebbero a una quarantena di dieci giorni.
di Redazione Undici 24 Agosto 2021 alle 10:47

Il primo segnale forte è arrivato dal Liverpool: i Reds hanno annunciato che non permetteranno a Momo Salah e a tutti i brasiliani in rosa (Firmino, Alisson e Fabinho) di unirsi alle loro squadre nazionali. Secondo il Telegraph, anche il Manchester City è pronto a bloccare Éderson e Gabriel Jesus, in vista dei match di qualificazione ai Mondiali in programma a inizio settembre. Il motivo ufficiale è la crisi legata al Coronavirus, o meglio le restrizioni imposte per arginarla: se i giocatori in questione dovessero lasciare l’Inghilterra e volare in Sudamerica, entrerebbero in alcuni Paesi che sono nella lista rossa compilata dalle autorità sanitarie del Regno Unito, e quindi al loro ritorno sarebbero costretti a passare un periodo di dieci giorni in quarantena forzata all’interno di una struttura alberghiera, senza possibilità di allenarsi e giocare.

Lo scontro, ovviamente, non verte solamente su questi aspetti logistici, ma è diventato il terreno di una vera e propria lotta politica: all’inizio di agosto, infatti, i dirigenti della Premier League e altri membri del World Leagues Forum avevano espresso il loro «supporto pieno e incondizionato» alle società che si sarebbero rifiutate di concedere i loro giocatori alle Nazionali, se queste avessero giocato in Paesi in grave emergenza sanitaria. Il problema, però, è che il regolamento Fifa prevede delle sanzioni in caso di mancata concessione per partite ufficiali, come per esempio quelle che valgono per la qualificazione ai Mondiali. Inizialmente la Fifa ha aggirato il problema senza risolverlo, posponendo alcune partite, ma ora la situazione è ancora peggiore, se possibile: il Brasile, per esempio, si troverà a disputare tre gare in sette giorni, dal 3 al 10 settembre, contro Cile, Argentina e Perù, con grande disappunto dei club. L’Eca (European Club Association) ha manifestato la sua rabbia in una lettera inviata ai suoi membri: «Le decisioni della FIFA sono state prese unilateralmente e contro l’esplicita obiezione dell’ECA e del resto delle parti interessate.L’ECA ha chiarito che non accetterà che un organo di governo come la Fifa abusi della sua funzione di regolamentazione al fine di porre i suoi interessi commerciali e quelli delle sue associazioni affiliate al di sopra del benessere fisico dei giocatori e dei legittimi interessi sportivi dei club». 

In realtà, non ci sono ancora certezze sull’esito di questa vicenda. La Fifa, infatti, non ha voluto commentare le ipotesi sulle possibili sanzioni per i club e per i giocatori, anche perché – scrive il Telegraph – «l’organo di governo del calcio mondiale spera ancora di trovare un accordo con le istituzioni britanniche, affinché allentino un po’ le restrizioni per i calciatori che abitano in Inghilterra e che dovrebbero lasciare il Paese per rispondere alla convocazione delle loro rappresentative».

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