L’autobiografia di Ryan Babel è un album rap con otto tracce

Sono stati estratti tre singoli, e uno di questi ha suscitato un po' di polemiche.
di Redazione Undici 23 Novembre 2021 alle 18:59

Le biografie e le autobiografie dei calciatori – e degli sportivi in generale – fanno fatica a essere divertenti, figuriamoci a essere innovative. Forse è per questo che Ryan Babel, un giocatore da sempre anticonformista, a suo modo unico, ha deciso di pubblicare il racconto della sua vita e della sua carriera in un modo diverso. Ovvero, in formato musicale: The Autobiography – Chapter 1 è infatti un album rap con otto tracce in cui Babel – che ora gioca al Galatasaray e il 19 dicembre compirà 35 anni – si racconta in maniera creativa. Intervistato dal Guardian, ha spiegato com’è nata questa idea: «Quando sono tornato all’Ajax, più o meno due anni fa, sono stato avvicinato da un giornalista per iniziare a scrivere la mia autobiografia. A me sinceramente sembrava un po’ presto, non mi sentivo pronto, poi mi sono lasciato convincere. Quando abbiamo iniziato a lavorare, ci siamo messi a casa e ci siamo annoiati subito. Così abbiamo pensato di fare qualcosa di diverso, di veramente diverso».

L’idea di utilizzare il rap è subentrata dopo che «abbiamo deciso di contattare alcuni miei amici qui in Olanda, persone che lavorano nella musica. Gli ho spiegato la mia idea, erano entusiasti di aiutarmi in questo progetto unico e così è iniziato il viaggio». Questi amici di cui parla Babel sono conoscenze di vecchia data, quando era un giovane talento nel (prolifico) vivaio dell’Ajax e pensava di avviare una doppia carriera, calciatore e rapper contemporaneamente. Solo che parliamo dei primi anni Duemila, un tempo in cui il calcio e il giornalismo sportivo non erano ancora pronti ad accettare una situazione del genere. È stato lo stesso Babel a raccontarlo: «Sono stato scoraggiato dai media, dall’atmosfera che sentivo intorno a me. All’epoca non erano molti i calciatori che andavano oltre le loro manifestazioni in campo, figuriamoci se si cimentavano nella musica. Io avevo 18, 19 anni, mi sono intimidito e ho fatto un passo indietro».

Il cordone ombelicale con la sua (seconda) passione, però, non è stato reciso completamente: Babel ha fondato un’etichetta discografica ed è apparso nei video e come featuring di altri artisti hip-hop olandesi. E ora arriva questo nuovo progetto, anche un po’ scomodo: «Ero consapevole», racconta Babel, «che per rendere autentico questo disco avrei dovuto parlare anche di cose non proprio piacevoli. Anche per questo, scrivere i pezzi è stato molto stimolante, e anche diverso da ciò che ero abituato: in passato, quando ho fatto piccole cose in studio, era un po’ come vantarsi, una cosa tipica del rapper. Ma non era interessante come la verità, come le storie che mi sono capitate».

Finora sono stati pubblicati tre singoli dall’album: “Young Champ”, “Reminder” e “Open Letter”: proprio quest’ultima canzone ha fatto un po’ di scalpore in Olanda, dato che nel testo viene preso di mira Ibrahim Afellay, ex giocatore del Barcellona e compagno di Nazionale di Babel; inoltre vengono affrontati anche temi relativi agli abusi razzisti di cui sono stati vittima diversi calciatori, tra cui Bukayo Saka, Marcus Rashford e Jadon Sancho dopo la finale di Euro 2020. Ci sono anche i racconti «degli allenatori che non hanno creduto in me», tra cui Van Gaal e Benítez. Sotto, il video ufficiale, tratto direttamente dal canale Youtube di Babel:

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