Ai Mondiali non si segna su punizione, e secondo i calciatori la colpa è anche del pallone

Alcuni giocatori, tra cui Kieran Trippier, sostengono che Al Rihla sia troppo leggero.
di Redazione Undici 29 Novembre 2022 alle 13:45

È terminata la seconda giornata della fase a gironi dei Mondiali, e mai come questa volta la stragrande maggioranza dei verdetti non sono arrivati, nel senso che sono ancora incerti: le squadre già sicure di passare il turno sono appena tre, Francia, Brasile e Portogallo, e solo Qatar e Canada sono state matematicamente eliminate dal torneo. E allora è inevitabile concentrarsi su altri dati, espressione di altre tendenze. Per esempio: gli zero gol segnati su calcio di punizione diretto. Il tabù sembrava essere stato infranto dal marocchino Sabiri, durante la partita contro il Belgio, ma alla fine la Fifa ha assegnato il gol a Saiss – che ha effettivamente sfiorato la palla. In ogni caso, non si sarebbe trattato di un gol su punizione “canonico”, di quelli che accendono la fantasia del pubblico per la traiettoria a scavalcare o ad aggirare la barriera: il calciatore della Sampdoria non aveva tirato davvero verso la porta, piuttosto aveva servito un cross velenoso con una traiettoria finita nello specchio difeso (male) da Courtois.

Per qualcuno, questa siccità di gol su punizione potrebbe essere ricondotta a un aspetto di cui si torna a parlare in occasione di tutti i Mondiali e di tutti gli Europei: il peso, la forma, i movimenti tipici del pallone creato appositamente per la manifestazione. In questo caso si tratta dell’Al Rihla fabbricato da adidas, accusato di essere troppo leggero. Lo spunto per dare la colpa a questo nuovo prodotto dell’azienda tedesca è arrivato da Kieran Trippier, terzino dell’Inghilterra che batte le punizioni e che aveva segnato da fermo ai Mondiali russi di quattro anni fa: «Quando la calci», ha detto Trippier, «sembra che questa palla voli via se ci metti troppa potenza. Magari è colpa nostra, dei giocatori: non ci sono scuse, ci alleniamo tutti con questo pallone e dovremmo imparare a tirare. Ma a ogni competizione è sempre diversa, dobbiamo adattarci».

Anche adidas, prima dei Mondiali, aveva annunciato che il suo Al Rihla «viaggia più velocemente in volo di qualsiasi pallone della Coppa del Mondo». Secondo l’azienda tedesca, si tratta di un adattamento ai cambiamenti del gioco: Franziska Löffelmann, direttore del design di adidas, ha spiegato che «il calcio va sempre più veloce, ed è per questo che serve un pallone in grado di assecondare questa tendenza. L’altro aspetto su cui ci siamo concentrati è la precisione: il nucleo del pallone è realizzato in modo da massimizzare la ritenzione dell’aria e preservare la forma e quindi la traiettoria impressa dal piede». Non è tutto: Al Rihla è integrato anche di un sensore di movimento che permette di tracciare con più accuratezza i movimenti della palla e quindi di supportare il Var e il fuorigioco semiautomatico. Era già stato utilizzato durante la Coppa del mondo per club 2021, giocatasi ad Abu Dhabi, e allora i giocatori non avevano fatto alcuna rimostranza. Ma forse non l’avevano sperimentato abbastanza, e allora torna alla mente l’indimenticabile caso-Jabulani, relativo al pallone usato per l’edizione 2010 in Sudafrica: dodici anni fa, tutti i calciatori – soprattutto i portieri, ma anche i giocatori di movimento – si lamentarono per l’ingovernabilità della sfera progettata e realizzata da adidas. Non siamo ancora a quel livello, per fortuna.

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