Highlights — Leão ha gli occhi dietro la testa

Tra le tante cose esibite contro la Salernitana, il quasi-assist del portoghese per Giroud è il nostro momento preferito della 16esima giornata di Serie A.
di Francesco Paolo Giordano 05 Gennaio 2023 alle 12:24

C’è una convinzione diffusa che, ormai, non può più essere messa in discussione: Rafael Leão è il miglior giocatore della Serie A. Non è tanto un discorso di numeri, di gol segnati o di assist serviti: c’entra soprattutto l’impressione che proietta in campo, sui compagni di squadra e certamente anche sugli avversari, quell’idea di pericolosità latente pronta a divampare da un momento all’altro. Quando il portoghese prende palla, che sia largo sulla fascia, al limite dell’area di rigore, per non parlare di quando può mettere in moto la sua velocità, qualcosa succederà, potete starne certi: è una superiorità tecnica che poi diventa superiorità mentale, e che Leão certamente padroneggia a proprio vantaggio.

La prova del portoghese contro la Salernitana è un distillato di tante cose, alcune appariscenti, altre meno – una di quelle prove che certificano la superiorità di cui stavamo parlando. Il Milan che dilaga nella prima parte di gara è in gran parte il risultato delle folate in lungo e in largo del suo giocatore principale, che nei primi quindici minuti fa davvero di tutto: prima si scatena in velocità, prendendo il tempo ai suoi avversari e facendo valere la sua fisicità, che è un altro tassello della sua crescita, prima di farsi bloccare da Ochoa; poi sblocca il risultato, con quel movimento intelligente a eludere il fuorigioco e a mettere fuori causa Ochoa, finalizzando da posizione non banale; ancora, è sempre lui a dare il la all’azione del 2-0, quando da fermo riesce ad accelerare – sembra uno di quei prototipi motoristici in grado di raggiungere la velocità massima in un batter d’occhi – e a lasciare sul posto l’avversario, con il pallone che poi la Salernitana non riuscirà più a liberare fino alla rete di Tonali.

Il dominio psico-tecnico di Leão, insomma, assomma tutto e si estende su tutto. Per questo, dicevamo prima, ha poco senso parlare dei numeri: l’influenza dell’attaccante del Milan va ben oltre, e si irradia a dismisura. Quello di Leão è anche un dominio della situazione, della giocata, del senso di fare la cosa migliore al momento giusto – una qualità che è di pochissimi. Un indizio ce lo dà attorno alla mezzora del match dell’Arechi, quando viene lanciato in profondità da Brahim Diaz: il controllo non è ottimale – non da Leão, ecco – ma la giocata successiva è sensazionale: dopo essersi allargato un filo rispetto alla porta, Leão con un colpo di tacco serve Giroud che, da ottima posizione, calcia addosso a Ochoa.

È un colpo da urlo, non tanto nell’esecuzione tecnica – il portoghese ci ha abituato a questo e altro – ma in quella cerebrale: Leão sente arrivare Giroud, ma non è soltanto una questione di scelta, visto che il francese, certamente, gli avrà urlato a gran voce di passargli il pallone, quanto una questione di padronanza dello spazio e del tempo – Leão che proprio in quel momento decide di servire Giroud, ed ecco il pallone arrivare con i tempi perfetti, pronto a essere colpito senza indugio. L’attaccante del Milan ha gli occhi dietro la testa? Così pare.

Gli highlights di Leão contro la Salernitana sono pieni zeppi di cose – in molti, per esempio, siamo rimasti ammirati dal trick con cui ha ammattito Daniliuc – ma questa giocata, in particolare, racconta qualcosa in più. Per esempio, l’idea di raccontare l’attaccante rossonero non più soltanto come un freak, come un calciatore capace di fare tantissime e bellissime cose nell’arco di una partita, come un prodotto da laboratorio concepito per surfare sul campo; Leão è a tutti gli effetti l’MVP della Serie A, e come tale il modo in cui distilla la propria classe si declina in tanti aspetti – tra cui, per esempio un quasi-assist che è da centrocampisti con qualità offensive (ricordate Guti?) piuttosto che da attaccanti a cui si chiede di finalizzare l’azione.

In fondo, è questo il bello dei campioni: fuoriuscire dalle categorie, inglobare quante più cose, e in particolare mettere la propria classe al servizio della squadra. Non c’è giocata di Leão fine a se stessa, o semplicemente barocca o di abbellimento: tutto è proiettato in una prospettiva concreta, per certi versi razionale. Il modo in cui gioca il portoghese potrebbe fare pensare ad altro – la fantasia, un certo joga bonito, per dirla nella sua lingua – ma in Leão, è certo, bellezza è equivalente di efficacia.

>

Leggi anche

Calcio
Sembra proprio che lo stipendio di Gianni Infantino, presidente della FIFA, sia aumentato moltissimo negli ultimi anni
Di oltre quattro volte, arrivando quasi a quanto percepiscono Marcus Thuram o Jonathan David tra Inter e Juve.
di Redazione Undici
Calcio
Lo stadio in cui si giocherà la finale della Coppa d’Africa, il Prince Moulay Abdellah Stadium, sembra un’astronave che arriva dal futuro
L'impianto di Rabat, progettato da Populous, ha una struttura che garantisce un'atmosfera unica. Ed è proprio qui che i tifosi marocchini sperano di festeggiare il ritorno sul trono continentale.
di Redazione Undici
Calcio
I calciatori professionisti si stanno prendendo anche LinkedIn
Da Alberto Paleari a Mario Götze, una nuova generazione di atleti ha scelto una nuova piattaforma per parlare di business, salute mentale e attivismo. Riscrivendo così i modelli del personal branding sportivo
di Redazione Undici
Calcio
Atalanta, Juve, Milan, Inter e Roma hanno dei settori giovanili che funzionano, ma i numeri sono ancora molto lontani da quelli dei top club
L'ultimo rapporto del CIES parla chiaro: le società di Serie A hanno dei vivai meno produttivi rispetto a quelle che comandano gli altri campionati europei.
di Redazione Undici