Il sinistro di Dimarco ha il mirino incorporato

Il suo gol contro l'Empoli è il nostro momento preferito della quinta giornata di Serie A.
di Redazione Undici 25 Settembre 2023 alle 11:29

Da qualche settimana, Federico Dimarco si allena con Benjamin Pavard. Dopo il gol segnato a Empoli, un meraviglioso sinistro – da fuori area e di prima intenzione – che si è infilato all’incrocio dei pali della porta di Berisha, la cosa è sembrata davvero evidente: a chi segue il calcio con una certa passione, infatti, il gol di Dimarco a Empoli ha dovuto ricordare una delle marcature più belle degli ultimi dieci anni, quella di Pavard ai Mondiali 2018 contro l’Argentina. Certo, il contesto è diverso, lo stadio Castellani non riesce a restituire la stessa atmosfera dei Mondiali, l’Empoli non ha Messi e quindi non è la Selección, la coordinazione di Pavard fu ancora più difficile, al limite dell’acrobazia, e poi venne fuori un tiro con una traiettoria decisamente più spettacolare. Al netto di tutto questo, però, il tiro di Dimarco è destinato a entrare negli highlights di questo campionato. Per l’importanza che ha avuto, visto che in fondo l’Inter ha sbloccato la gara di Empoli e ha trovato i tre punti proprio grazie a quel gol. Ma soprattutto per una questione puramente estetica.

Ora, però, andiamo oltre le suggestioni. Andiamo oltre Pavard, che ovviamente non c’entra niente con questo gol. Anche perché basta aver seguito la carriera di Federico Dimarco per sapere che un gol del genere non è un caso. Che il sinistro di Dimarco ha il mirino incorporato. Questo non vuol dire che segni sempre così, è impossibile, ma significa che soluzioni del genere fanno parte del suo repertorio. E lui lo sa, quindi le allena. Anche Simone Inzaghi lo sa. E quindi se lo gode, perché può risolvergli le partite tirate come quella di Empoli. Infatti basta un attimo, a Federico Dimarco, per segnare questo gol. Per coordinarsi, per inarcare il corpo portando il busto in avanti, per far andare indietro la gamba sinistra e caricare il movimento facendo peso sulla destra. La postura del laterale dell’Inter è perfetta, Dimarco non fa rimbalzare la palla e la colpisce mentre è in parabola discendente, il momento giusto per darle tanta forza – ma anche quello più difficile, perché il 99% della popolazione mondiale sparerebbe la sfera oltre le gradinate della curva.

Solo che Dimarco sa accoppiare la precisione alla potenza. Tutto è legato al modo in cui il pallone incontra il piede, al punto d’impatto tra collo ed esterno: l’unico microspazio possibile perché possa determinarsi quella traiettoria, perché la sfera continui a girare verso l’esterno mentre si alza e vola in diagonale, da sinistra a destra, verso l’incrocio dei pali più lontano – quello alla sinistra di Berisha. Se guardate la ripresa fatta con la telecamera posteriore, ovviamente la trovate nel video in allegato, basta aspettare, si vede la palla infilarsi in porta in un punto remotissimo, inaccessibile per Berisha e per qualsiasi altro portiere. Dimarco, come tutte le persone che provano a segnare un gol del genere, voleva metterla esattamente lì, esattamente in quel modo. E ce l’ha fatta, perché – ripetiamo – ha una qualità di tiro molto superiore alla media.

Un gol da vedere e rivedere

Ci sono partite – e ci sono anche delle stagioni – in cui la tattica e il lavoro degli allenatori arrivano fino a un certo punto. Una volta varcata quella soglia, servono e quindi intervengono i grandi giocatori con le loro grandi giocate. Ecco, per l’Inter e per Inzaghi, quella a Empoli è stata una di quelle partite e questa sembra essere una di quelle stagioni: al Castellani è servita una grande intuizione individuale per portare a casa i tre punti e la quinta vittoria consecutiva, e quell’intuizione è arrivata. Non l’ha avuta Lautaro, non l’ha avuta Thuram, non l’ha avuta Cahlanoglu. L’ha avuta Dimarco, eppure non c’è da sorprendersi: parliamo di uno dei migliori giocatori dell’Inter e del campionato italiano, di un laterale completo e sicuro in ogni fase di gioco, di un calciatore che ha sempre saputo fare dei gol belli – ricordate quello alla Van Basten in un vecchio Torino-Verona? – ma anche dei gol brutti, che è sempre creativo e sempre più spesso diventa determinante. Magari è stato davvero Pavard a mostrargli come si fa un gol del genere, ma si può dire che si tratta di una ciliegina – dolcissima, bellissima – su una torta che era già abbondante e farcita piuttosto bene.

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