Uno dei migliori kicker della NFL è un ex calciatore professionista

Brandon Aubrey, dei Dallas Cowboys, nel 2017 aveva firmato un contratto in MLS con il Toronto FC. Poi le cose hanno preso una piega diversa.
di Redazione Undici 20 Dicembre 2023 alle 12:33

Nelle ultime settimane, il kicker dei Dallas Cowboys, Brandon Aubrey, si sta prendendo la scena del football americano. A parlare per lui sono i record che sta collezionando come se fossero figurine: dall’inizio di questa stagione, la sua prima in una squadra NFL, è diventato il kicker che ha realizzato più field goal consecutivi a inizio carriera nella lega (31), il primo giocatore a trasformare i primi 10, 20 e 30 field goal tentati, il primo giocatore a realizzare due field goal da 59+ yard in una singola partita (10 dicembre 2023 contro i Philadelphia Eagles) e a realizzare il field goal più lungo nel primo quarto di una partita, da 60 yard (sempre nel match contro gli Eagles). Insomma, si può dire: stiamo parlando di uno dei migliori kicker dell’intero campionato. Il fatto, però, è che Aubrey ha una storia particolarissima: prima del suo arrivo ai Cowboys, è stato un calciatore professionista nella MLS. Solo dopo si è trasformato in un giocatore di football. A naso, sembra aver fatto la scelta giusta.

Come racconta Espn in questo articolo, tutto è cominciato quando Aubrey aveva dieci anni: con la sua prima vera squadra di calcio, i Dallas Texans 95 Red, ha conquistato diversi titoli statali ed è stato anche nominato capitano. Dopo aver partecipato ad alcune competizioni internazionali, è stato selezionato per la squadra del suo liceo – la Plano Senior High School, sempre nel Texas – per poi entrare a far parte dei Dallas Texans, società iscritta a una lega di sviluppo direttamente collegata con la Federcalcio americana e con le franchigie MLS. Infine, al college, Aubrey ha giocato – dal 2013 al 2016 – con i Notre Dame Fighting Irish, che rappresentano l’omonima università dell’Indiana. È stato un passaggio fondamentale: pochi mesi dopo, Aubrey è stato selezionato dal Toronto FC come 21esima scelta assoluta nel SuperdDraft annuale della MLS, vale a dire la cerimonia che – come succede per tutti i campionati professionistici americani – permette alle squadre della lega di “acquistare” i migliori prospetti giovanili e iscriverli nel proprio roster. Nel caso di Aubrey, il trasferimento in Canada e la firma del suo primo contratto professionistico non hanno portato a un reale inserimento nel campionato senior: il 25 marzo 2017, infatti, ha esordito con la squadra di sviluppo nella lega USL; a fine stagione, poi, è stato tagliato da Toronto e si è unito ai Bethlehem Steel, altra franchigia USL. Anche qui, però, non è andata benissimo: 27 presenze stagionali non sono bastate per convincere i dirigenti, e così Aubrey è rimasto svincolato a fine 2018.

È qui che la storia di Aubrey assume i contorni dei film di Hollywood che raccontano il sogno americano: dal fallimento alla rinascita fino all’esplosione definitiva, tutto in poco tempo. Al termine della sua esperienza come calciatore professionista, infatti, Aubrey ha iniziato a lavorare come ingegnere informatico. Mentre assisteva a una partita di football insieme a sua moglie, un kicker sbagliò un field goal. Al che lui disse: «Io l’avrei trasformato». La sfida, a quel punto, era lanciata: dopo aver cercato su internet un allenatore specializzato in questo fondamentale del gioco, Aubrey ha iniziato a lavorare con un certo Brian Egan, che nell’ambiente del football è considerato una specie di guru. In poco tempo, grazie al suo talento naturale e ai miglioramenti ottenuti grazie al lavoro sul campo, Aubrey è entrato a far parte di una squadra delle minors, i Birmingham Stallions, e poi è arrivata la grande occasione con i Cowboys: osservato durante una partita con gli Stallions, ha firmato un contratto lo scorso 6 luglio e poi è stato inserito definitivamente nel roster dopo il training camp. Tanto per rendere ancora più elettrizzante l’intera storia, va sottolineato che i Dallas Cowboys sono la squadra per cui Brandon ha sempre fatto il tifo. «I miei sogni più assurdi e sfrenati stanno diventando realtà», ha detto in una recente intervista. Difficile dargli torto, visto com’erano andate le cose con il soccer.

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