Come la Serie A sta vincendo la battaglia anti-pezzotto

Velocità nell'individuazione dei siti illegali, multe per chi trasmette e anche per chi guarda: con Piracy Shield, l'Italia ha messo a punto uno strumento che piace molto anche all'estero.

Tutto è cominciato da un grido d’allarme all’interno del calcio. Che, tra i problemi di sostenibilità economica del sistema, deve fare i conti anche con la pirateria, il cosiddetto «pezzotto» incoraggiato da qualche tempo anche dalle nuove tecnologie. Si tratta di un reato che viene commesso attraverso applicazioni illegali, abbonamenti scontati rispetto alle piattaforme ufficiali e innumerevoli pagine web che trasmettono le partite senza autorizzazione, raggiungibili con un qualsiasi motore di ricerca. Queste le parole del presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini e dell’ad Luigi De Siervo, alle quali hanno fatto più volte eco quelle del presidente del Torino, Urbano Cairo: «Perdiamo un milione al giorno a causa del pezzotto. I nostri diritti tv valgono intorno al miliardo, ma non possiamo permettere che il potenziale economico del nostro calcio venga dissipato in questo modo».

L’emergenza è stata affrontata all’interno del Decreto-legge Caivano, poi approvato in Parlamento l’estate scorsa. Il contrasto alla pirateria nello sport è diventato un imperativo categorico. Secondo una ricerca Fapav/Ipsos, gli atti illegali sono passati dai 14,7 milioni nel 2017 ai quasi 41 milioni nel 2022. L’incremento del 26% dal 2021 al 2022, e addirittura del 178% rispetto al 2017, evidenzia la gravità della situazione. Gli abbonati alle IPTV illegali sono tre milioni, il 6% della popolazione italiana oltre i 15 anni. Un fenomeno che non riguarda solo i giovanissimi. Il Dl prevede, nel suo intento principale, misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile. La pirateria, in questo senso, è ora un reato che viene punito con la reclusione da uno a quattro anni e con una multa da 2.500 a 15mila euro per chi trasmette illegalmente. Per chi vede questi contenuti, invece, la sanzione arriva fino a 5mila euro di multa. 

Il fenomeno è sempre stato difficile da contrastare, soprattutto sul web, ma a un problema di carattere tecnologico è arrivato un antidoto della stessa natura. Piracy Shield è lo strumento sviluppato dai tecnici della Lega Serie A e gestito dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). Sono servite diverse settimane per metterlo a punto (da un primo lancio ipotizzato a novembre 2023 fino al debutto ufficiale lo scorso primo febbraio), soprattutto per ultimare il processo di accreditamento degli operatori detentori del diritto di trasmettere le partite (come Dazn, Sky o Amazon Prime Video) e di tutti i provider che avrebbero dovuto occuparsi di bloccare i siti illegali. La svolta epocale è proprio questa: non ci si limita all’inasprimento delle sanzioni per responsabili fino a questo momento difficili da identificare, ma si utilizza un sistema di monitoraggio che possa contrastare il fenomeno caso per caso e in tempo reale, durante lo svolgimento delle manifestazioni sportive stesse. I siti vengono oscurati entro trenta minuti, così da impedire il compimento stesso del reato, grazie a una rapida condivisione di informazioni e indirizzi IP tra operatori, Garante e provider dei servizi web. L’avvocato Roberto Valenti, partner di Dla Piper, studio legale che ha organizzato un forum dedicato alla sostenibilità finanziaria del sistema calcio, ha messo in evidenza alcuni aspetti. «L’impiego di una piattaforma che intervenga tecnicamente sul fenomeno rappresenta un importante passo in avanti, perché in un’epoca sempre più digitalizzata, se il cambiamento culturale è lento, molti reati possono essere invece arginati con questo approccio, più efficace del semplice inasprimento delle sanzioni. La strada è quella giusta». 

Ma come funziona Piracy Shield? La piattaforma si attiva in base agli input degli operatori autorizzati, che segnalano le pagine web e le app che stanno trasmettendo illegalmente l’evento sportivo durante il suo svolgimento. A quel punto è l’Agcom a dover accertare il reato. Può essere così predisposto il blocco del sito, effettuato tempestivamente dagli Isp (Internet Service Provider). Appurate le evidenze, il Garante condividerà con le Procure i dati relativi ai contenuti diffusi. Questo permetterà, grazie all’identificazione dell’indirizzo IP, di individuare i responsabili delle piattaforme illegali e chi vede i contenuti. La Guardia di Finanza è infine in grado di rintracciare i colpevoli e può farlo anche attraverso i pagamenti digitali degli utenti per usufruire di questi servizi, spesso effettuati tramite carta di credito. Da questo elemento un altro avvertimento dell’Agcom. «Il pezzotto non rappresenta solo una perdita per il settore, ma anche un rischio per gli utenti stessi. Chi si iscrive ai siti illegali, condividendo i propri dati personali, o peggio, paga gli stessi inserendo le informazioni della propria carta di credito, si espone al rischio di truffe, mettendo in pericolo la propria identità digitale e si espone anche ai reati informatici, con il rischio di compromettere i propri dispositivi». 

Le autorità hanno voluto dare un ulteriore sostegno all’applicazione del nuovo strumento. A un mese dal debutto di Piracy Shield, che ha conseguito buonissimi risultati nonostante la segnalazione delle pagine sia sempre soggetta all’errore umano, rischiando di oscurare il sito sbagliato (anche le partite di cartello, come la sfida tra Inter e Juventus in Serie A del 4 febbraio scorso, hanno finora rappresentato qualche problema, dal momento che una gara appetibile attira molti più «pirati» e richiede quindi un carico di lavoro di più difficile gestione per i tecnici), Guardia di Finanza e Procura di Roma hanno reso il procedimento sanzionatorio ancora più veloce. La firma di un protocollo di intervento specifico permetterà ai finanzieri di incrociare i dati e di procedere con le indagini nei confronti degli indirizzi IP sospetti, senza dover richiedere l’autorizzazione della magistratura. Questo elemento aveva finora rappresentato un rallentamento per l’identificazione dei responsabili, che nel frattempo avevano già fatto perdere le loro tracce, ricorrendo ad altri siti e indirizzi (l’intervento non avveniva in diretta, come nel caso di Piracy Shield). 

Per quanto riguarda la Serie A, la prima partita trasmessa da una pay-tv è stata Lazio-Foggia, posticipo della prima giornata del campionato 1993/94 (Paolo Cocco/AFP via Getty Images)

La svolta tecnologica inedita in Europa e che vede l’Italia come Paese pioniere nel settore, è seguita con interesse anche all’estero. In Spagna, per esempio, dove il calcio è altrettanto seguito, i legislatori hanno deciso di muoversi nella stessa direzione. È appena passata un’ordinanza del Tribunale del Commercio di Barcellona che obbligherà gli operatori Internet (tra questi vi sono grandi gruppi come Telefónica, Vodafone, Orange, Digi e MásMovil) a condividere dati e informazioni sugli utenti che si collegano a server che trasmettono contenuti illegali. Praticamente indirizzi IP, nomi, cognomi e numero identificativo della persona che figura come titolare del contratto. 

I moniti dell’Agcom, ma anche di Guardia di Finanza e Procure, sono invece rivolti a chi al momento non sta collaborando, come le aziende che offrono servizi di acquisto delle app sugli smartphone e sui tablet degli utenti. Tante di queste compaiono persino prima di Dazn e SkyGo in AppStore e PlayStore, ma trasmettono le partite nella totale illegalità, gratuitamente o a prezzi vantaggiosi. Google e Amazon sono state più volte prese di mira dal Garante perché non le rimuovono dai loro «negozi di app», ma guadagnano sulla loro presenza attraverso la pubblicità. La replica alla richiesta di maggiore vigilanza si è finora limitata alla spiegazione che i fornitori del servizio hanno un proprio sistema di segnalazione da parte degli utenti, che passa anche dai motori di ricerca, ma che sembra aver ottenuto pochi risultati. 

Il commissario Agcom Massimiliano Capitanio, nel giorno in cui ha annunciato l’invio di multe per tutti quelli che sono stati identificati dal primo febbraio a oggi, ha ribadito non solo il valore di Piracy Shield, ma anche l’importanza del meccanismo sanzionatorio, escludendo qualsiasi tipo di terrorismo psicologico. «Non vogliamo spaventare, ma aiutare. Ricordare che la legge 93/2023 prevede multe fino a 5mila euro per chi guarda illegalmente le partite è solo la condivisione di un’informazione utile. Far presente che le organizzazioni criminali che gestiscono i contenuti piratati possono rubare i dati degli utenti lo ritengo un consiglio da amico, non un ammonimento». Il commissario ha poi ricordato l’importanza di questa battaglia: «Rubare non è una soluzione valida all’alto costo degli abbonamenti legali. Ricordo che ogni anno la pirateria non sottrae solo milioni al sistema calcio, rendendo più difficile la sua sostenibilità, ma priva gli italiani di circa 10mila posti di lavoro, il resto sono solo chiacchiere».