C’è un’invasione brasiliana nel calcio inglese, e non è solo una questione di soldi

I regolamenti di Brexit e la diffusione del brand Premier League hanno cambiato le cose.
di Redazione Undici 28 Agosto 2024 alle 11:29

A pensarci oggi sembra incredibile, eppure il primo giocatore brasiliano nella storia del massimo campionato inglese, è arrivato solo nel 1995 – tre anni dopo lo scisma che portò alla creazione della Premier Laague. Qualora non dovesse bastare, ecco un altro dato ancora più assurdo: per toccare la quota di dieci calciatori brasiliani con almeno una gara in Premier League, abbiamo dovuto attendere l’estate del 2002. Nel mentre, in Liga e in Serie A – i giocatori brasiliani hanno sempre avuto un debole per la Spagna e per l’Italia, innanzitutto per questioni culturali e climatiche – giocavano praticamente tutti i componenti della Nazionale verdeoro: la mente va subito a Ronaldo e Rivaldo, ma anche Cafu, Roberto Carlos, Dida e tantissimi altri brasiliani avevano scelto di trasferirsi in Europa senza passare dalla Gran Bretagna.

Ora, lo sappiamo, le cose sono decisamente diverse: il Brasile è il Paese più rappresentato in Premier League fuori dalle Home Nations, su 382 calciatori stranieri ce ne sono ben 32 nati nello stato più grande del Sudamerica. E la stragrande maggioranza di questi atleti appartengono all’élite mondiale. A dirlo sono le convocazioni di Dorival Júnior, ct della Seleção: per i prossimi impegni nelle qualificazioni ai Mondiali, sono stati chiamati Alisson (Liverpool), Ederson (Manchester City), Lucas Paquetá (West Ham), Bruno Guimarães (Newcastle), João Gomes (Wolves) e Savinho (Man City); tre mesi fa, in Copa América, c’erano anche Gabriel Magalhães (Arsenal), Douglas Luiz (Aston Villa, nel frattempo passato alla Juve) e Andreas Pereira (Fulham).

È chiaro che questa nuova predilezione dei giocatori brasiliani per l’Inghilterra sia una tendenza essenzialmente economica. Per dirla brutalmente: ora che la Premier League è il torneo più ricco del mondo, è inevitabile che tutti vogliano trasferirsi proprio lì. Ma, come scrive ESPN in questo articolo, ci sono anche altri fattori da tenere in considerazione: intanto va citato il cambiamento percettivo rispetto alla Premier League, un campionato che negli anni Novanta non veniva seguito da nessuno, in Brasile, mentre oggi non è più così. E poi anche Brexit ha avuto un certo impatto: dal Leave del Regno Unito, il sistema a punti creato per concedere il permesso di lavoro agli stranieri ha praticamente equiparato lo status dei giocatori sudamericani a quelli europei. E non c’è bisogno di fare analisi di mercato approfondite per poter affermare che i giovani brasiliani abbiano un costo decisamente inferiore rispetto ai francesi, agli spagnoli, ai tedeschi.

Infine, ma non in ordine di importanza, va anche sottolineata la crescita – economica, ma anche strutturale – dei club piccolo-borghesi della Premier: una delle possibilità che hanno per sopravvivere nel torneo più ricco e competitivo del mondo va ricercata proprio nello scouting precoce dei nuovi talenti stranieri, nel lavoro dei loro osservatori. Lavoro che, negli ultimi anni, si è evoluto tantissimo a livello tecnologico. Di conseguenza, oggi delle società come il Brighton o il Bournemouth non devono per forza aspettare che un agente o un mediatore di mercato mandino un dvd con le giocate di un nuovo potenziale campione: possono andare a pescare i loro nuovi acquisti direttamente in Brasile. Anzi, è altamente consigliabile che lo facciano.

>

Leggi anche

Calcio
Il Goteborg lancerà e indosserà 15 maglie Home in questa stagione, una per ogni partita in casa
Con questi kit customizzati, uno dei club più blasonati del calcio svedese omaggerà tutti i quartieri della città che rappresenta.
di Redazione Undici
Calcio
Grazie a un nuovo progetto e a uno stadio posto a oltre 4mila metri di altitudine, la Bolivia può tornare davvero ai Mondiali dopo più di trent’anni
Il percorso di qualificazione dei sudamericani era cominciato malissimo, ma poi le cose sono cambiate. In campo e fuori.
di Redazione Undici
Calcio
Il Senegal non è più campione d’Africa, almeno formalmente, ma ha deciso di ribellarsi e di continuare a celebrare il titolo
Come sfidare le autorità calcistiche africane in grande stile? Presentare ricorso, sfilare a Parigi con la Coppa, indossare una maglia celebrativa con una stella per ogni vittoria.
di Redazione Undici
Calcio
Nelle ultime due settimane, Il Marocco ha “acquistato” altri sei giocatori che potrebbero rappresentare anche altri Paesi
L'effetto Brahim Díaz continua, e adesso altri nuovi talenti cresciuti altrove rappresenteranno la Nazionale di Rabat.
di Redazione Undici