La Serie A si è innamorata dei giocatori scozzesi, e viceversa

I club italiani hanno riaperto una rotta di mercato rimasta chiusa per molti anni. E ora ne stanno raccogliendo i benefici.
di Redazione Undici 26 Novembre 2024 alle 14:01

Nelle liste della Serie A 2024/25 ci sono cinque giocatori scozzesi regolarmente registrati: Scott McTominay (Napoli), Billy Gilmour (Napoli), Lewis Ferguson (Bologna), Che Adams (Torino) e Liam Henderson (Empoli). Si tratta di un record assoluto, a maggior ragione se consideriamo che in tutta la storia del nostro campionato ci sono stati solo undici calciatori scozzesi – tra cui Hickey, Doig e Hendry, passati tra il 2020 e il 2024 da Bologna, Verona, Sassuolo e Cremonese. Insomma, si può dire: la rotta di calciomercato tra l’Italia e la Scozia non è mai stata così calda, così battuta, come negli ultimi anni. Le motivazioni sono diverse: tutto, naturalmente, comincia dall’enorme competitività del calcio britannico, dal fatto che i giocatori nati e cresciuti nel Regno Unito hanno meno spazio per imporsi nel campionato inglese e quindi guardano anche all’estero per trovare minutaggio – e la Serie A, come dire, è un’alternativa con un appeal decisamente maggiore rispetto alla Premiership scozzese. Una diretta conseguenza di questa situazione è che i prezzi dei giovani scozzesi sono relativamente bassi, quindi accessibili anche a club che non hanno una presenza fissa in Europa.

Il processo di avvicinamento tra calcio italiano e scozzese è iniziato più o meno ufficialmente a gennaio 2018. Perché è possibile indicare una data così precisa? Semplice: sette anni fa, il Bari – allora in Serie B – annunciava l’acquisto di Liam Henderson, 21enne centrocampista formatosi nel Celtic Glasgow. Sembrava un’operazione “esotica”, in qualche modo lo era, ma da quel momento le cose sono cambiate. Ed è lo stesso Henderson a raccontarlo in un’intervista rilasciata a The Athletic: «Se i club italiani hanno iniziato a guardare diversamente alla Scozia dopo il mio arrivo, per me ha un gran significato. Mi piace pensare di essere stato il calciatore che ha dato inizio a un qualcosa. Personalmente non era mia intenzione restare così a lungo in Italia, ma devo dire che qui mi trovo benissimo. E anche i club italiani sembra che mi apprezzino. Questo adesso è il mio mercato, il mio posto, non la Chamionship inglese».

È esattamente il discorso di cui sopra: quando è arrivato in Italia, Henderson non era un calciatore in grado di attirare le attenzioni di un club di Premier League. E allora avrebbe potuto/dovuto restare in Scozia, oppure avventurarsi nelle serie minori inglesi. E invece ha scelto di emigrare, ha scelto l’Italia. Inoltre, come se non bastasse, l’ondata di giocatori scozzesi nel nostro Paese è servita anche a cancellare un po’ di luoghi comuni. In un senso e nell’altro: «Sean Sogliano», ha raccontato Henderson, «è stato il diesse che mi ha portato a Bari. E rimase molto colpito e sorpreso dalla mia tecnica. Tutti pensavano che sarei venuto a fare a pezzi la gente, e invece ero bravo a giocare il pallone. Da parte mia pensavo che il calcio italiano fosse lento e difensivo, ma in realtà non ho mai avuto questa sensazione. Anzi, corro molto di più di quanto non facessi in Scozia. Qui tutte le squadre giocano uomo su uomo, quindi devi cercare sempre di sfuggire al tuo marcatore. Non è facile».

Dopo Henderson è venuto il tempo di Aaron Hickey, grazie al quale il Bologna ha costruito un’enorme plusvalenza: acquistato per due milioni di euro (dagli Hearts) nel 2020, è stato rivenduto (al Brentford) due anni dopo per una cifra dieci volte superiore. Questa operazione ha fatto in modo che la tendenza si consolidasse, e quindi a questo punto è interessante andare anche ad approfondire altri aspetti. Ovvero: ci sono altri motivi, al di là delle buone condizioni economiche, per cui i club di Serie A si sono innamorati dei giocatori scozzesi? La risposta è sì: come si legge su The Athletic, che cita «direttori sportivi e società del calcio italiano», tutti gli scozzesi che si sono trasferiti da noi «hanno avuto grande facilità nell’integrarsi, in campo ma anche dal punto di vista culturale. Si tratta di professionisti che hanno una grande etica del lavoro e l’atteggiamento giusto, e per questo vengono considerati degli investimenti a basso rischio. Al punto che le agenzie di viaggio meglio collegate con la Scozia hanno creato dei pacchetti che permettono agli osservatori italiani di muoversi meglio all’interno del Paese».

Dal loro punto di vista, per dirla in poche parole, i calciatori scozzesi vedono la Serie A come un ambiente in cui migliorare o anche consolidare il proprio status. Per quanto si tratta solo di due casi, non si spiegano diversamente le scelte di giocatori come McTominay e Gilmour: si tratta di due giocatori con un vissuto e delle prospettive da Premier League, eppure hanno accettato di trasferirsi in Italia. Non era scontato, non lo è stato per tanti anni – prima di Henderson l’ultimo calciatore scozzese in Serie A era stato Graeme Souness, alla Sampdoria tra il 1984 e il 1986 – e ora invece è diventata una cosa normale.

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