I grandi calciatori di oggi non vogliono proprio saperne, di diventare allenatori

Lavorare in panchina è considerato un lavoro stressante, usurante, e allora oggi la carriera più ambita dopo il ritiro è quella da dirigente. O da proprietario di un club, ancora meglio.
di Redazione Undici 16 Aprile 2025 alle 11:03

Da poche ore, Luka Modric è diventato socio di minoranza dello Swansea. Per quanto questa scelta non gli precluda nulla in vista della sua vita dopo il ritiro, naturalmente, è chiaro che però siamo di fronte a un primo, chiaro indirizzamento. Nel senso: Modric potrebbe anche decidere di fare altro, investire in una società di calcio non mette alcun freno alle sue possibilità, ma in questo momento pare proprio che voglia intraprendere una carriera dirigenziale. E, quindi, che non voglia diventare allenatore. Esattamente come lui, ci sono tanti altri calciatori del nostro tempo che hanno deciso di saltare lo step della panchina e di diventare direttamente proprietari/comproprietari di una società di calcio, quindi inevitabilmente dirigenti: lo ha fatto Ronaldo il Fenomeno, l’altro Ronaldo (Cristiano) ha già annunciato che lo farà subito dopo il suo ritiro, Mbappé, Vinícius e tanti altri giocatori in attività (Sadio Mané, Juan Mata, Wilfried Zaha) l’hanno già fatto, cioè hanno già comprato una squadra. Oppure una quota minoritaria di una squadra. Lo fece anche Ibrahimovic, che investì nell’Hammarby prima ancora di annunciare il suo ritiro.

In virtù di tutto questo, è giusto chiedersi: perché i grandi calciatori di oggi non sono attratti dalla carriera in panchina? Se l’è chiesto anche la BBC, che poi ha raccolto alcune dichiarazioni rilasciate nel corso degli anni dai giocatori che abbiamo citato sopra. Nel caso di Ibra, tanto per fare un esempio, le sue parole non lasciano spazio a dubbi: «Allenare è troppo faticoso». Anche Cristiano Ronaldo la pensa in questo modo, solo che l’ha espresso con frasi molto alla Cristiano Ronaldo: «Essere un allenatore è molto più difficile che essere un giocatore. Non è per me. E poi: se posso essere proprietario di un club, perché dovrei fare l’allenatore, il direttore sportivo o l’amministratore delegato? Meglio possederli, i club. E io voglio averne diversi».

C’è un fondo di verità dietro queste parole? È vero che fare l’allenatore, oggi, è una professione così eccezionalmente difficile? Kieran Maguire, esperto di finanza calcistica interpellato dalla BBC, ha detto che «i calciatori non vogliono intraprendere la carriera da allenatori a causa delle pressioni che comporta. Inoltre, è un lavoro non si adatta ad alcune personalità». Da questo punto di vista, ci sono anche delle conferme scientifiche: i medici che collaborano con l’associazione degli allenatori inglesi hanno evidenziato un aumento di episodi clinici che si possono ricondurre a degli accumuli di stress, per chi guida una squadra dalla panchina.

Come dire: guardare agli allenatori potrebbe determinare un po’ di scoraggiamento, nei calciatori che potrebbero voler intraprendere quel tipo di carriera. Soprattutto se pensiamo a quante opportunità ci sono in quest’epoca, un’epoca in cui le società di calcio hanno organigrammi decisamente più vasti e più vari rispetto a qualche anno fa fa. Questo cambiamento si avverte anche a livello formativo: Maguire ha spiegato alla BBC che «l’associazione dei calciatori inglesi (PFA) ha aperto una scuola di business in cui gli iscritti iniziano a lavorare sulla loro trasformazione in dirigenti. Non in allenatori. Certo, potrebbero allenare, hanno una comprensione unica del gioco. Ma questo tipo di competenze potrebbe essere utile e fare la differenza anche in una sala riunioni, in un consiglio di amministrazione». Ed è proprio in questa direzione che si stanno dirigendo Modric, Ronaldo, Mbappé e tanti altri campioni del nostro tempo.

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