La storia di Antonio Cordero dimostra che i talenti spagnoli, oggi, possono dire no a Barcellona e Real Madrid

Il giovane esterno offensivo del Málaga si trasferirà al Newcastle, dove avrà sicuramente più possibilità di mettersi in mostra.
di Redazione Undici 26 Aprile 2025 alle 01:05

Forse non avete ancora sentito parlare di Antonio Cordero, 18enne esterno offensivo del Málaga. Non c’è niente per cui dobbiate rimproverarvi, in fondo è un giocatore di seconda divisione spagnola. E il Málaga per altro è 17esimo, in lotta per non retrocedere di nuovo in terza divisione. Detto questo, però, va anche detto che Cordero è considerato un grandissimo talento, al punto che tantissime squadre si sono letteralmente fiondate su di lui dopo il mancato rinnovo del suo contratto, in scadenza tra due mesi. E non stiamo parlando di squadre prese così, a caso: più indiscrezioni arrivate dalla Spagna hanno confermato che Cordero ha ricevuto offerte dal Barcellona e dal Real Madrid. Il punto, ed è questa la vera notizia, è che le ha rifiutate entrambe. E ha deciso di firmare per il Newcastle United, che gli ha offerto un ricco accordo quinquennale.

Moltissime testate internazionali – Goal e Transfermarkt, su tutte – hanno dedicato un approfondimento a questa storia di mercato. Concentrandosi su questa decisione così strana, soprattutto se consideriamo le gerarchie e le usanze del calcio spagnolo. In queste ricostruzioni emerge sempre la figura del superagente israeliano Pini Zahavi, che si è accaparrato la procura di Cordero e ha fatto in modo che il ragazzo rifiutasse tutte le offerte di rinnovo ricevute dal Málaga. Poi è stato lo stesso Zahavi a mettersi alla ricerca di un club che, diversamente da quanto sarebbe successo al Barcellona o al Real Madrid, desse a Cordero l’opportunità di giocare subito, senza fare apprendistato in panchina. Da questo punto di vista, il Newcastle ha offerto garanzie importanti: qualora Howe si rendesse conto che Cordero non è ancora pronto per la sua squadra, allora Cordero finirebbe in prestito all’Ajax. Come dire: non male, come alternativa.

Come detto, il fatto che un giovane talento spagnolo decida di rifiutare la corte di Barça e Real può essere un segnale importante. Di certo è la spia di un cambiamento in corso, a maggior ragione se pensiamo che il club prescelto dal giocatore in questione è il più ricco del mondo, ok, ma non è ancora arrivato a essere competitivo ai massimi livelli. Ci arriverà, la dirigenza saudita ha promesso/garantito che succederà, ma nel frattempo è una squadra che lotta per entrare in Champions League. Forse Cordero si è lasciato convincere anche da questa situazione in divenire, unita a tante altre questioni di contesto: l’oggettiva impossibilità di diventare subito un titolare nel Barça o nel Real, la pressione e la concorrenza spietate che avrebbe dovuto affrontare, la possibilità di giocare in Premier League. E allora forse, a pensarci bene, la scelta di Cordero non è poi così strana.

Leggi anche

>

Leggi anche

Calcio
Il manager all’inglese sta sparendo anche dall’Inghilterra, anche come professione: in Premier League, infatti, ce ne sono solamente cinque
E c'entra la contemporanea ascesa del direttore sportivo, sulla falsariga delle mansioni ricoperte in Italia.
di Redazione Undici
Calcio
Sembra proprio che lo stipendio di Gianni Infantino, presidente della FIFA, sia aumentato moltissimo negli ultimi anni
Di oltre quattro volte, arrivando quasi a quanto percepiscono Marcus Thuram o Jonathan David tra Inter e Juve.
di Redazione Undici
Calcio
Lo stadio in cui si giocherà la finale della Coppa d’Africa, il Prince Moulay Abdellah Stadium, sembra un’astronave che arriva dal futuro
L'impianto di Rabat, progettato da Populous, ha una struttura che garantisce un'atmosfera unica. Ed è proprio qui che i tifosi marocchini sperano di festeggiare il ritorno sul trono continentale.
di Redazione Undici
Calcio
I calciatori professionisti si stanno prendendo anche LinkedIn
Da Alberto Paleari a Mario Götze, una nuova generazione di atleti ha scelto una nuova piattaforma per parlare di business, salute mentale e attivismo. Riscrivendo così i modelli del personal branding sportivo
di Redazione Undici