Il Lecce ha dato un esempio di civiltà e di sportività

Il club giallorosso ha giocato a Bergamo indossando una maglia bianca, senza colori sociali, per protestare contro il mancato rinvio della partita. E poi ha scelto il silenzio assoluto.
di Redazione Undici 28 Aprile 2025 alle 11:00

È passata qualche ora dal fischio finale di Atalanta-Lecce 1-1, e le immagini viste al Gewiss Stadium di Bergamo non hanno perso un grammo della loro forza: la squadra giallorossa è scesa in campo nonostante il lutto che l’ha colpita, a soli tre giorni di distanza dalla morte improvvisa di Graziano Fiorita, fisioterapista che lavorava nel club da oltre vent’anni. Ma non solo: in tutte le sue manifestazioni, dentro e fuori dal campo di gioco, il Lecce ha saputo dare/essere un esempio di civiltà, di sportività. Non a caso, viene da dire, l’appoggio delle altre tifoserie – prima tra tutte , proprio quella dell’Atalanta – è stato praticamente unanime: prima, durante e dopo la partita i giocatori di Giampaolo sono stati applauditi da tutti i settori dello stadio bergamasco, comprese e soprattutto le Curve Nord e Sud, che a modo loro si sono unite alla protesta nei confronti della Lega Serie A.

A Bergamo, il Lecce è sceso in campo con un kit da gioco interamente bianco, spogliato quindi dei colori sociali del club, dei loghi e degli sponsor. Le uniche cose non bianche erano un nastro di lutto e una scritta piuttosto potente: «Nessun valore, nessun colore». Il riferimento da cogliere è quello al post pubblicato dal club giallorosso su tutti i suoi account social, poco prima della partenza della squadra per Bergamo, in cui si leggeva che quella contro l’Atalanta sarebbe stata «la partita dai valori calpestati»:

 

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In seguito a questo post, anche durante e dopo la partita, il Lecce non ha pubblicato nessun altro contenuto social e non ha fatto altre attività media. Ha semplicemente giocato la partita, limitandosi a un breve momento di omaggio a Graziano Fiorita prima del fischio d’inizio. Anche il capitano dell’Atalanta, Marten de Roon, ha consegnato un mazzo di fiori ai giocatori del Lecce per manifestare la vicinanza del club bergamasco al gruppo-squadra avversario. Durante quei secondi, alcuni giocatori e membri dello staff hanno indossato una maglia nera con la scritta “Graziano”.

Ogni scelta e ogni mossa del Lecce è stata giusta, misurata, anche comprensibile: come si evince dal testo del comunicato rilasciato sui social, il club giallorosso avrebbe voluto che la partita contro l’Atalanta non fosse rimandata di sole 48 ore – originariamente si sarebbe dovuta giocare venerdì 25 aprile alle 20.45 – e venisse disputata la settimana successiva, ovvero dopo il ritorno a casa del corpo di Fiorita e lo svolgimento dei funerali. Non è andata così, la Lega Serie A ha deciso che Atalanta-Lecce si sarebbe disputata la sera di domenica 27 aprile: in questo modo, di fatto, ha costretto l’intero gruppo-squadra del Lecce a un ulteriore viaggio verso Bergamo – dove era in ritiro da qualche giorno, fino alla morte di Fiorita – dopo il ritorno in Salento.

A rileggerle, le parole usate nel comunicato ufficiale del Lecce – «La memoria di Graziano non si onora non presentandosi in campo o facendo giocare la Primavera. Ad una grave ingiustizia non si risponde violando platealmente le regole» – hanno la stessa forza, enorme, della maglia bianca usata a Bergamo: sono una protesta civile ma anche decisa nei confronti delle istituzioni, della Lega Serie A, di un sistema che in questo caso non ha saputo tener conto delle dinamiche emotive che rendono tale una squadra. Il fatto che i calciatori di Giampaolo siano scesi in campo è un’ulteriore dimostrazione di assoluta sportività, a maggior ragione in un momento così duro, al termine di una settimana così assurda. Il resto, come succede quasi sempre, è fatto di rumore e retorica. E il fatto che il Lecce abbia rifiutato sia l’uno che l’altra evidenzia ancora che quello del club giallorosso era il comportamento giusto da tenere, un vero e proprio esempio da seguire.

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