I calciatori non calpestano gli stemmi dei club per una forma di rispetto, ma è anche una strategia mediatica

Esultare sì, ma mai sopra i tappeti con i loghi societari. Un rituale sempre più frequente: questione di sportività, ma anche d'immagine.
di Redazione Undici 28 Aprile 2025 alle 15:09

Simulacri a bordocampo: il logo prima di tutto. Da diversi anni a questa parte, le grandi squadre – soprattutto in Liga e in Premier League – hanno moltiplicato la presenza dello stemma societario sotto forma di tappeto gigante nei dintorni del campo di gioco: vicino alle panchine, ai cartelloni pubblicitari, all’ingresso del tunnel degli spogliatoi. Più di un’effigie, un campo magnetico che tiene lontano i calciatori all’inverosimile. Tra scaramanzia e timore reverenziale. I video che si molteplicano su TikTok rasentano il ridicolo: Vini Jr. scavalca l’emblema del Real nel pieno di un’esultanza, Bellingham e all’epoca Cristiano Ronaldo, da avversari, evitano accuratamente quello dell’Atlético. Marcelo invece si dispera quando si rende conto di averlo appena calpestato. Manco fossero carboni ardenti.

Un rituale sempre più ricorrente, un trend sempre più virale. E i motivi sottostanti dividono il mondo del calcio stesso: tra chi acclama il rispetto dei colori, a prescindere da quali (parola di un grande ex come Nemanja Vidic, interpellato da L’Équipe) e chi invece, con profano buonsenso, ritiene che i tappeti esistano per essere calpestati. La tentacolare presenza delle telecamere ha poi moltiplicato le immagini a disposizione. Di partita in partita, di gol in gol, frame e inquadrature passano al vaglio polemico del pubblico di vasta scala. Ogni gesto si carica così di significato: i calciatori lo sanno – soprattutto quelli di dimensione aziendale, con maniacale cura dei dettagli mediatici – e si comportano di conseguenza. Quando allora Mbappé sceglie di non camminare sopra il logo del Manchester City, sa che per questo verrà presto applaudito. O innalzato a esempio di fair play. Marketing e visibilità per due, club più giocatore. Fa comodo a tutti.

Tra i primi a salire alla ribalta, in questo senso, c’era stato Ronald Araujo. Nel 2022 il difensore del Barcellona segna contro l’Elche, corre verso gli spalti e nell’impeto emotivo del momento quasi non fa caso al logo blaugrana: all’ultimo secondo lo schiva però con un balzo felino, rischiando di infortunarsi alla caviglia. Questo e altro per la bandiera. «Sono un tifoso del Barça», ha spiegato poi Araujo, «rispetto moltissimo qualunque cosa lo rappresenti e per questo salterò sempre oltre il suo stemma». Ma come abbiamo visto, il principio si applica a prescindere dal club di appartenenza.

In tutto questo teatrino, che il calcio moderno ha contribuito ad alimentare, ci domandiamo allora la potenziale disperazione degli atleti negli altri sport. Dove il logo societario si trova a metà campo di un parquet o la “L” dei Lakers campeggia a ridosso del canestro: per scampare al vilipendio, in Nba dovrebbero volare. O smettere di giocare. Chissà perché non è mai successo, cestisti screanzati.

Leggi anche

>

Leggi anche

Calcio
Il Senegal non ha vinto la Coppa d’Africa per caso, ma perché ha creato un modello sofisticato, moderno, unico
Il lavoro delle Academy locali e un utilizzo avanguardista dei dati ha dato vita a una Nazionale che mescola perfettamente l'identità locale e quella legata alla diaspora.
di Vincenzo Lacerenza
Calcio
L’IFAB ha già deciso di bocciare la proposta del fuorigioco “alla Wenger”, quello che prevede la luce tra l’attaccante e il penultimo difendente
Il Board sta andando in un'altra direzione: quella del "Torso offside".
di Redazione Undici
Calcio
I calciatori e i tifosi del Celta Vigo si sono messi lo smalto alle unghie per sostenere Borja Iglesias, che aveva ricevuto insulti omofobi dai tifosi del Siviglia
I gruppi organizzati hanno allestito delle sedute di manicure gratuite per chi volesse sostenere il giocatore spagnolo, da anni in lotta contro le discriminazioni basate sul genere e l'identità sessuale.
di Redazione Undici
Calcio
La finale della Coppa d’Africa 2026 è stata una delle partite più assurde di sempre, lo dicono i video e gli articoli scritti in tutto il mondo
A Rabat sono successe tante cose, non solo una, mai viste prima nella storia del calcio ai massimi livelli.
di Redazione Undici