Cani, lampadine, borseggiatori e altri metodi strani usati da Arteta all’Arsenal

Per rivoluzionare i Gunners, l'allenatore spagnolo si è inventato diverse iniziative bizzarre. E in molte hanno funzionato.

Che Arteta fosse un manager diverso dagli altri, i tifosi dell’Arsenal se ne sono accorti fin dalle prime settimane. Per la personalità, l’ambizione, le idee di calcio, ma anche per i metodi insoliti che lo spagnolo ha portato a Colney, sede del centro tecnico dei Gunners. L’ultima trovata, un po’ bizzarra, riguarda dei finti borseggiatori ingaggiati per una cena, con l’obiettivo di insegnare ai suoi giocatori l’importanza di rimanere sempre attenti in tutte le situazioni della vita. Questa e altre trovate sono state raccolte da Arsenalinsider, e a rileggere l’articolo c’è da non crederci. Perché Arteta, da quando nel 2019 è arrivato sulla panchina dell’Arsenal, non ha solo rivoluzionato il club, riportandolo a essere competitivo ai massimi livelli, ma l’ha anche trasformato in una specie di laboratorio per test e prove che vanno ben oltre il concetto di “allenamento calcistico”.

Tra le iniziative più curiose adottate dall’ex vice di Guardiola, oltre alla “lezione di furto”, spicca la famosa scena del documentario Prime Video del 2022, in cui l’allenatore esortava i suoi a giocare con «cuore e cervello»  disegnando alla lavagna concetti come passione, chiarezza ed energia prima di un derby del Nord di Londra contro il Tottenham – poi vinto 3-1. Anche in altre occasioni Arteta è riuscito a pungolare il carattere dei suoi calciatori. Prima di una sfida al Brentford aveva mostrato il tweet provocatorio di Ivan Toney (allora attaccante delle Bees) che, dopo la vittoria all’andata, aveva scritto di una «bella partitella tra amici». Lo stimolo era decisamente servito, dato che l’Arsenal aveva sconfitto i rivali londinesi per 2-1 al ritorno.

E poi c’è Win, la vera mascotte di Colney. Un labrador marrone adottato per migliorare l’umore e lo spirito di giocatori e staff. Una sorta di pet therapy, ma in salsa sportiva. Anche il nome non è casuale. “Win”, “Vittoria” è qualcosa che all’Arsenal manca da anni, se si esclude la FA Cup del 2020, festeggiata però senza tifosi causa pandemia. Nel 2021, prima di una gara contro il Brighton, Arteta si è presentato con una lampadina accesa per spiegare il concetto di collettività: «Una lampadina da sola non serve a nulla, solo se connessa può illuminare, come noi in campo». Un gesto simbolico per trasmettere l’importanza della coesione, ritornato virale sui social negli ultimi giorni.

A novembre dello stesso anno, per preparare i suoi all’ambiente di Anfield, Arteta ha fatto suonare in allenamento l’inno del Liverpool “You’ll Never Walk Alone”. Risultato? Non benissimo, k.0 per 4-0. Eppure da quel momento l’Arsenal non ha più perso a Liverpool. Un altro simbolo caro al tecnico è l’ulivo: «All’Arsenal abbiamo un ulivo di oltre 150 anni, come il club, che va curato ogni giorno. Le sue radici rappresentano la nostra identità», ha rivelato lo’allenatore spagnolo nel 2023. Per rafforzare questo concetto, il mister avrebbe richiesto una versione in miniatura dell’albero da portare alle riunioni di squadra. Infine, prima di un successo per 2-0 sul Leicester nel 2021, Arteta ha invitato i giocatori a chiudere gli occhi e a tenersi per mano, per «creare energia collettiva in una bolla». Questo rituale, a metà tra la meditazione e la motivazione, ha dato i suoi frutti, segnando l’inizio di una serie positiva che ha portato l’Arsenal a competere oggi ai vertici della Premier League. I sistemi saranno pure un po’ strambi, ma di certo funzionano e la squadra sembra seguire Arteta fino in fondo. Alla fine, per i tifosi, è l’unica cosa che conta.

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