La tranquillità con cui ha vinto a Roma lo dice in modo chiaro: Jasmine Paolini è una delle migliori tenniste al mondo

La finale contro Coco Gauff, come tutto il torneo, è stata una chiara dimostrazione di forza.
di Fabio Simonelli 17 Maggio 2025 alle 19:49

Un piccolo spoiler di come sarebbe finita la finale femminile degli Internazionali d’Italia si ha avuto al primo punto. Primo servizio e primo doppio fallo di Coco Gauff. La numero due del mondo, l’americana vincitrice di US Open e WTA Finals e a lungo considerata l’erede di Serena Williams, ha dato l’impressione di completamente bloccata, fin dalla primo scambio. Jasmine Paolini era la giocatrice che avrebbe dovuto sentire la pressione. Perché giocava in casa, per altro davanti al presidente della Repubblica Mattarella, e invece si è goduta alla grande questo pomeriggio una partita interpretata perfettamente. Da tutti i punti di vista: tecnico, tattico, mentale ed emozionale. Alla fine il 6-4 6-2 inflitto a Gauff ha dimostrato come Paolini stia diventando, di testa più che di braccio, una delle tenniste più forti del mondo.

«Oggi è stata la giornata in cui mi sono sentita meglio in tutta la settimana, meno male» ha scherzato ai microfoni di Sky Sport subito dopo l’ace decisivo per la vittoria del torneo. Ennesimo segno di una tranquillità che l’ha accompagnata per tutto il torneo di Roma, e soprattutto nel corso della finale. I rari errori li ha accolti con un sorriso, una smorfia di disappunto propositiva, come a dire: “Ok, questa non è entrata, ma la strada è quella giusta”. Ed effettivamente la strategia pensata insieme al suo nuovo allenatore Marc López si è rivelata azzeccatissima. Il segreto, facile a dirsi e meno a farsi, è stato rispondere alle bordate di dritto della Gauff il più lungo possibile, allungare lo scambio, colpire sulle righe e allargare il campo. Più il punto continuava, più aumentavano le chance di errore da parte della statunitense.

Dall’altra parte del campo, Gauff non ha mai trovato il ritmo. Ha litigato costantemente con la ritmica del servizio, oscillando tra colpi a 190 km/h e altri a meno di 120 km/. Velocità che a quei livelli fanno decisamente la differenza, soprattutto se si aggiunge il fatto che ha messo a segno solo uno dei primi sei punti con la prima di servizio. Errori in una metà campo, punti che si accumulano sull’altra. Inevitabile quindi il diverso status psicologico delle due: l’americana quasi ferma, con il braccio contratto, l’italiana invece sul velluto, capace di rimanere lucida anche nell’unico momento in cui la Gauff ha provato non a inseguire la partita, ma a guidarla. Nel game del 4-2 del primo set la Paolini è scappata 0-40, per poi essere recuperata e portata ai vantaggi. Nonostante la delicatezza della situazione, non ha perso il controllo, portando a casa il gioco e involandosi verso un 6-4 molto più netto di quello che dice il punteggio.

Nel secondo set, invece, non c’è stata storia. Lo si può dedurre non solo dal 6-2 finale, ma anche dal linguaggio del corpo della Gauff. Nel disperato tentativo di raddrizzare un match che le stava sfuggendo di mano, la tennista americana ha sottratto al suo tennis tutti i tatticismi del caso, abbandonandosi a un gioco molto basico, fatto di raffiche di dritto. Una scelta, però, che l’ha obbligata a forzare di più, a sbagliare di più, quindi a innervosirsi di più. In diverse occasioni ha portato gli occhi al cielo, ha sbuffato, ha scosso la testa. Il definitivo segnale che fosse uscita dall’incontro è arrivato avuto quando ha tentato un’insensata smorzata che l’ha fatta scivolare sullo 0-3 a metà set. Da lì, non si è più ripresa. Ha breakato nel game successivo ritrovando il servizio in un paio di occasioni, ma già sul 3-1 ha commesso una quantità di errori non forzati davvero inusuali per lei.

Paolini è stata molto brava a gestire la pressione degli ultimi game, quando ha capito di poter sollevare il trofeo degli Internazionali di Roma. Che stava per sollevarlo Non era facile, con un pubblico sì caloroso, ma anche impaziente di liberarsi nell’applauso più lungo e più caldo: quello che si riserva a chi vince. Sul match point il volto di Paolini si è aperto in un sorriso di assoluta serenità, di godimento nel partecipare a un giorno straordinario per tutto il movimento tennistico italiano. «Non mi sono dimenticata che domani c’è il doppio», ha detto con la coppa in mano rivolgendosi alla sua compagna Sara Errani. Non è qualcosa di scontato, quando hai il Foro Italico ai tuoi piedi. Una tennista azzurra non vinceva gli Internazionali d’Italia da quarant’anni, da quando Raffaella Reggi aveva trionfato in un’edizione apocrifa che si svolse a Taranto. La sensazione è che, se conserverà questa condizione e soprattutto questa leggerezza, Paolini potrebbe ripetere questo successo ovunque. Anche in uno Slam.

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