I giocatori degli Seattle Sounders hanno protestato contro la MLS perché sarà la lega a incassare i premi del Mondiale per Club al posto loro

Alle squadre non americane invece spetterà l'intero montepremi. È l'ennesimo doppio standard della FIFA, che sembra dire: la MLS ha bisogno di quei soldi più di chi la rappresenta.
di Redazione Undici 02 Giugno 2025 alle 14:44

Premi per tutti, ma soltanto per chi conta davvero. Così i Seattle Sounders protestano apertamente contro il Mondiale per Club, a pochi giorni dall’inizio della competizione. Domenica, in occasione della partita di campionato contro il Minnesota United, i giocatori di casa sono scesi in campo con una maglietta fin troppo eloquente: al centro il baffuto miliardario del Monopoly, accanto la scritta “Club World, Ca$h grab”. Prendi i soldi e scappa. Uno slogan accompagnato dai cori dei tifosi verso la FIFA e la MLS (irriproducibili) e da una rivendicazione più affine ai sindacati che allo sport: “Quota equa adesso”.

Il riferimento, neanche a dirlo, è il sistema di montepremi stabilito dalla FIFA per l’edizione inaugurale del torneo. Una valanga di soldi, in realtà: oltre un miliardo di dollari per le 32 squadre partecipanti (record assoluto per qualsiasi rassegna calcistica). Ma distribuiti in modo piuttosto insolito. Per le statunitensi infatti – oltre ai Sounders, presenti al via anche l’Inter Miami e il Los Angeles FC – è prevista soltanto la modesta cifra di 9,55 milioni come quota di partecipazione. Ogni eventuale avanzamento nel corso del Mondiale sarà invece devoluto alla Major League Soccer. E non alle squadre o ai giocatori che la rappresentano.

Non è una questione di lana caprina, visto che il grosso del montepremi è legato soprattutto ai risultati sportivi: arrivare agli ottavi vale altri sette milioni di dollari, ai quarti 12,2, e così via fino ai 37 milioni aggiuntivi stanziati per la squadra vincitrice. Chiunque potrà beneficiarne. Tranne appunto Seattle Sounders e soci. La particolare decisione si deve alla MLS, ma è inevitabilmente arrivata con il benestare della FIFA (figurarsi se a impuntarsi fossero state la Liga o la Serie A: barricate). Che ancora una volta fa vedere tutti i suoi doppi standard all’interno di un torneo travolto dalle controversie già prima di cominciare. A chi servono grossi incentivi per partecipare a una coppa estiva – le squadre europee, e a seguire tutte le altre – sono stati garantiti ghiotti ritorni economici (la ragion d’essere del montepremi progressivo è anche ad autotutela degli organizzatori, per evitare di ritrovarsi in campo con le seconde linee). I club della nazione ospitante invece possono fare a meno dei soldi extra: ne ha più bisogno la lega locale, per investire nell’audience e far crescere un movimento ancora in fase di sviluppo, a un anno dai ben più importanti Mondiali convenzionali.

Un ragionamento che a Seattle non è andato affatto bene. E da qui la decisa richiesta di un premio equo, rispetto a quanto stanziato dall’organizzazione di Infantino. «Il nuovo torneo FIFA s’incentra sull’ulteriore carico fisico a discapito dei professionisti», è intervenuta la MLS Players Association, il sindacato che rappresenta i calciatori della massima serie negli Stati Uniti. «Per sfruttare questa finestra addizionale nel calendario, la FIFA ha dovuto offrire uno storico montepremi per assicurarsi la partecipazione di club e giocatori. Come risultato, la MLS riceverà un paracadute economico senza precedenti. Nonostante questo, la lega ha rifiutato di riallocare una percentuale equa di questi fondi ai giocatori stessi». La MLS continua a fare spallucce. E a oggi la FIFA non ha nessun motivo di intervenire. Nessun incentivo, pardon.

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