Football americano a trazione globale. Non è una novità, ma sarà una strategia dirigenziale sempre più sistematica: la NFL è infatti pronta ad arricchire ulteriormente il pacchetto di partite di regular season da disputare fuori dagli Stati Uniti. Finora sono previsti sette appuntamenti on the road: inaugurerà il tutto la sfida fra i Los Angeles Chargers e i Kansas City Chiefs a San Paolo, venerdì 5 settembre. Poi i Minnesota Vikings giocheranno fra Londra e Dublino, gli Atlanta Falcons voleranno a Berlino, i Washington Commanders – che devono affrontare ben altri problemi – saranno di scena a Madrid, mentre la capitale britannica sarà meta anche di Denver Broncos e Los Angeles Rams. L’unica aggiunta ufficializzata per il 2026, al momento, è prevista in Australia. Ma i vertici della lega parlano chiaro: le partite all’estero saliranno a dieci già dalla prossima stagione. Mentre Roger Goodell, il direttore generale, ha intenzione di arrivare fino a 16 nel medio periodo. Cioè ben quattro al mese.
“Crescere a livello globale rappresenta un’enorme priorità per noi”, spiega la NFL. “E disputare delle partite all’estero fa parte di questo: non siamo ancora a quota dieci, ma ci arriveremo. Stiamo intavolando tutte le discussioni necessarie per soddisfare i requisiti delle sedi ospitanti e quelli del Collective Bargaining Agreement”, il contratto collettivo stipulato fra la lega e i suoi giocatori. “Rendere accessibili queste partite è altrettanto importante: vogliamo il maggior numero possibile di fan sintonizzati, per trasmettere la bellezza di questo sport. E considerata la loro passione in tutto il mondo, siamo incentivati a procedere in questa direzione”. Il match brasiliano sarà così trasmesso gratis su YouTube, a discapito di piattaforme a pagamento come Amazon Prime e Netflix – dove invece è da poco sbarcata la WWE. E per accompagnare quest’espansione, il football americano sta contestualmente investendo nelle scuole, nei settori giovanili e nella formazione di una disciplina che si appresta a diventare olimpica.
Insomma, qualche partita all’estero non fa paura e anzi entusiasma anche la fanbase americana. Una situazione diametralmente opposta alle levate di scudi che puntualmente riscontriamo nel calcio, a partire dal nostro, con Coppe Italia e Supercoppe dirottate fra Cina e paesi arabi. Senza contare la controversa scelta per Milan-Como – in programma a Perth, in Australia, il prossimo febbraio – che per la prima volta porterà la Serie A fuori dall’Italia, dall’altra parte del mondo (“un tradimento”, non solo a detta dell’opinione pubblica, ma anche del commissario Ue Glenn Micallef). Magari si può accusare i nostri sport di un certo eurocentrismo. Ma di sicuro, lo sport-spettacolo all’americana non ha nulla a che fare con le dinamiche del vecchio continente. A partire dai tifosi e dell’approccio all’evento-partita: le novità introdotte nel corso del Mondiale per Club negli Stati Uniti – eterna presentazione delle squadre, showtime tra primo e secondo tempo – hanno fatto storcere il naso a molti. E continueranno a farlo.