Tra i calciatori sta prendendo piede una nuova moda: affidarsi a consulenti esterni di tattica

Non solo preparatori atletici fuori dallo staff della squadra: sempre più giocatori ora scelgono di seguire anche analisti tattici esterni.
di Redazione Undici 12 Settembre 2025 alle 16:27

Ascoltare i consigli dell’allenatore. Ma non solo: ormai è sempre più frequente che i calciatori stessi si affidino anche a società esterne di consulenza tattica, per migliorare la propria posizione in campo a prescindere dalle specifiche strategie della squadra. Come racconta SoFoot, si tratta di un fenomeno rescente ma in costante ascesa. Anche ai più alti livelli del professionismo. E il passaparola fra colleghi supera l’esitazione dei diretti interessati. “All’inizio, come molti altri calciatori, l’idea di affidarmi a degli specialisti di analisi di gioco non mi entusiasmava”, racconta Bradley Locko, terzino sinistro del Brest. “Una volta provato però mi sono presto convinto dei benefici che questa iniziativa mi avrebbe portato”.

Locko in Ligue 1 comincia a essere in buona compagnia. Ma è un percorso condiviso anche altrove: tra i testimonial di questa scelta ci sono anche Leny Yoro (giovane difensore del Manchester United), Jonathan Bamba (Chicago Fire) e Jaouen Hadjam (Young Boys). Esistono diverse aziende di settore, considerate qualificate dai calciatori sulla base dei loro progressi di rendimento. La più nota però si chiama Neurotactic e nel giro di poco tempo ha aumentato notevolmente il numero di assistiti. Che sostengono “di aver capito meglio quale zona del campo sia la migliore per andare al cross, come posizionarsi nel modo più efficace in difesa ma anche accompagnando la manovra offensiva”. Insomma, un potenziamento personalizzato rispetto agli allenamenti di squadra.

Il problema è che non tutti hanno la stessa sensibilità, riuscendo a scindere la tabella personale dalle esigenze tattiche di uno specifico allenatore. “Lo staff tecnico è l’ultimo a sapere di queste decisioni, perché i giocatori stessi sanno che può essere un tema delicato”, dichiarava Olivier Dall’Oglio quando era sulla panchina del Saint-Étienne, lamentando la mancanza di trasparenza. E gli stessi addetti ai lavori di Neurotactic confermano l’insidia: “Oggi collaboriamo con 21 giocatori nei cinque principali campionati europei: per molti di loro lo facciamo in modo discreto, perché non vogliono che questo percorso venga reso pubblico”.

È una tendenza al fai-da-te calcistico che rischia di cambiare non poco le dinamiche del gioco. Perché se sempre più allenatori hanno iniziato a porre l’attenzione sui rischi di affidarsi a preparatori atletici privati, esterni allo staff del club – con tutte le implicazioni del caso in termini di infortuni evitabili –, ora c’è da guardarsi anche dalla tattica personalizzata. Con l’aggravante dell’informazione asimmetrica riguardo a chi dei propri ragazzi sta seguendo un regime terzo rispetto a chi li guida negli allenamenti di tutti i giorni. Per questo alcune società come il Brest hanno deciso di collaborare con Neurotactic e dintorni, cercando di instaurare un rapporto di proficua condivisione di dati e processi decisionali. Però che tempi, per gli Ancelotti e i Guardiola di domani.

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