La squadra di basket di Dubai che sta per esordire in Eurolega è una cosa assurda o è il futuro dello sport?

La squadra emiratina, nata dal deserto soltanto due anni fa, parteciperà al massimo torneo europeo di pallacanestro. Per meriti tutt'altro che sportivi, naturalmente.
di Redazione Undici 29 Settembre 2025 alle 18:07

Passi la geografia: in fondo, per l’Olimpia Milano o la Virtus Bologna, volare a Dubai non rappresenta una trasferta tanto più lunga che giocare a Mosca – prima che il CSKA e le altre russe venissero escluse dall’Eurolega. Passi pure il controverso concetto della wild card: negli ultimi anni la FIBA ha esteso la partecipazione a piazze cestistiche create ex novo – Parigi, Principato di Monaco – pur di rimpolpare il fronte commerciale della competizione. Ma sembrava potesse esserci un limite. E invece no: la pallacanestro sta agli Emirati Arabi Uniti esattamente come alle sue piste da sci. Cioè poggia su una pressoché infinita iniezione di denaro, sfidando qualunque avversità atmosferica grazie alla pura artificialità. Così succederà davvero che club storici come Stella Rossa o Panathinaikos – il gotha del basket europeo, quello vero, curve incandescenti e tifosi cresciuti a suon di entrate a canestro nei campetti urbani – dovranno affrontare nella nella prossima Eurolega il Dubai Basketball. Anno di fondazione: 2023.

Non è uno scherzo, semmai una distopia. Perché la squadra di Dubai farà parte del massimo torneo europeo per i prossimi cinque anni – a fronte, naturalmente, di un’irrifiutabile contropartita finanziaria. Basti pensare che gli Emirati, pur di ospitare le Final Four della scorsa edizione del torneo, avevano pagato la federazione ben 21,7 milioni di euro: una cifra enorme, completamente fuori scala per il basket europeo. E siccome già da diversi anni l’Eurolega è una competizione semichiusa – a partecipare non sono necessariamente le vincitrici dei rispettivi campionati nazionali, ma un’élite scelta anche e soprattutto in base a parametri extra-sportivi – non è stato poi così difficile giustificare agli occhi dei tifosi una novità tanto esotica.

Naturalmente, per analoghe questioni di prestigio e potere economico, il Dubai Basketball non ha alcuna intenzione di fare la figura della semplice comparsa. Guai a sorprendersi, anzi, se il suo cammino nel torneo raggiungerà traguardi di tutto rispetto: nel giro di pochi mesi è stato allestito un roster altamente competitivo. Dal solido blocco di giocatori serbi – Petrusev, Andusic, Avramovic – a quelli con esperienza NBA – Davis Bertans, Justin Anderson, Dwayne Bacon, Dzanan Musa – passando per le vecchie conoscenze del nostro basket come Jaiteh, Awudu-Abass e Kabengele. Insomma, stiamo parlando di una squadra profonda e ambiziosa, che sarà guidata dall’allenatore sloveno Jurica Golemac. Anche per i singoli cestisti, l’offerta emiratina dev’essere stata altrettanto irrifiutabile.

Sono i petroldollari che ormai determinano – se non comandano – lo sport. Calcio, motori, ora pure la pallacanestro. Che agli Emirati fa una gran gola anche perché i Mondiali del 2027 si disputeranno in Qatar: come abbiamo avuto modo di vedere sul fronte calcistico, la competizione regionale fra singoli Stati rivali alimenta questa moderna corsa all’oro. Ciascuno vuole piazzare la propria bandierina, ostentare il proprio status. Con la stessa naturalezza dei maestosi grattacieli emersi dalle dune. Certo è che l’Eurolega a Dubai, sotto il profilo agonistico e del bacino d’utenza tradizionale della disciplina, ha poco senso. È una cosa assurda, e al contempo è il futuro dello sport. Che intanto ha già firmato la sua dichiarazione di resa – letteralmente, nelle parole del commissario NBA Adam Silver: «Siamo soltanto una piattaforma da highlights». The show must go on. E pazienza per tutto il resto.

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