Dopo aver escluso il Crystal Palace dall’Europa League, i dirigenti UEFA hanno deciso di allentare un po’ le regole sulla multiproprietà

Basterà posticipare una deadline, per cambiare il destino europeo delle squadre alle prese con gli stessi problemi dei londinesi
di Redazione Undici 13 Ottobre 2025 alle 14:24

Cambiare, affinché certi cortocircuiti non si verifichino più. Che il Crystal Palace, qualificato di diritto all’Europa League, sia costretto oggi a giocare in Conference è una sconfitta per il calcio e per i risultati sul campo. Fa riflettere sullo scivoloso tema delle multiproprietà, sempre più frequenti nello sport, con annesse implicazioni sul corretto svolgimento delle competizioni – ­a castigare gli inglesi fu la condivisione dei vertici societari con il Lione, anch’esso qualificato alla seconda rassegna europea ma “premiato” dal miglior piazzamento in campionato. E fa riflettere anche sulle contromisure della UEFA attualmente in vigore per evitare qualunque situazione di conflitto d’interessi. Motivo per cui gli stessi dirigenti di Nyon hanno valutato di dover migliorare lo status quo.

La novità all’orizzonte? Una semplice data cerchiata in rosso: quella dell’1 marzo, fatale per le sorti europee del Crystal Palace la scorsa stagione. Entro quel giorno, infatti, le squadre imputate sono tenute a risolvere qualunque problematica relativa alle multiproprietà. Fino a oggi. In aperto dialogo coi club, la UEFA infatti si è riunita a Roma con l’intento di allentare il rigore di quella deadline. Sotto le nuove regole, il Crystal Palace di turno sarà comunque tenuto a rispettare tutti i requisiti necessari – ­d’indipendenza economica, sportiva e manageriale –, ma all’interno di una finestra temporale più ampia, entro inizio giugno, cioè poco prima che vengano tracciati i sorteggi per i primi turni eliminatori di Conference ed Europa League.

Una proroga che avrebbe cambiato le carte in tavola per il Crystal Palace – ­che a suo tempo si era lamentato di non conoscere l’esistenza di questa scadenza, ma si sa: ignorantia legis non excusat. In primavera infatti sia i londinesi sia il Lione, fino ad allora sotto l’egida di John Textor, hanno intrapreso un nuovo percorso ai vertici societari: le quote del Palace appartenenti al magnate americano (il 44,9%) sono passate nelle mani di Woody Johnson, mentre in Francia Michele Kang è diventata presidente del club proprio al posto di Textor. Interventi tardivi, che conti alla mano sono costati al Crystal Palace quasi 30 milioni di euro – per la gioia invece del Nottingham, promosso in Europa League al suo posto. E nell’arco dello stesso periodo ne hanno fatto le spese anche il Drogheda in Irlanda e il Dunajska Streda in Slovacchia, entrambe dapprima qualificate e poi escluse dall’Europa League sempre per questioni legate alle multiproprietà. Se tre indizi fanno una prova, per la UEFA era proprio il caso di intervenire.

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