L’ipotetica retrocessione del West Ham costerebbe quasi tre milioni di euro ai contribuenti inglesi

Colpa di un faraonico contratto di concessione, che non lascia agli Hammers alcun spazio per il fallimento sportivo.
di Redazione Undici 31 Ottobre 2025 alle 19:49

Un avvio di stagione da incubo, con 4 punti in 9 partite e penultimo posto in Premier League. Per il West Ham di Nuno Espirito Santo, subentrato un mese fa al posto di Graham Potter, non sarà impresa facile salvarsi. Ma c’è una buona fetta di cittadini inglesi che in qualche modo farà il tifo per gli Hammers: o almeno, sarebbe piuttosto conveniente iniziare a farlo. Perché sprofondare in Championship, per il club significano pesanti contraccolpi economici. E per i contribuenti pure: ben 2 milioni di sterline in più, l’equivalente di quasi 3 milioni di euro. Cioè quasi 10,5 in più a persona. Possibile?

Tutto si riconduce alla sanguinosissima concessione del London Stadium, che ogni anno costa al West Ham 4 milioni di sterline — e i termini del contratto sono senza appello: un leasing lungo 99 anni. Se il club dovesse scendere di categoria, la cifra risulterebbe dimezzata. Ma per rispettare i termini contrattuali, come racconta The Times, la differenza — cioè quei 2 milioni, appunto — finirebbe così a carico dei contribuenti, a causa di una specifica clausola all’interno del contratto di concessione dell’impianto di proprietà della Greater London Authority (un ente di amministrazione pubblica regionale).

Una situazione paradossale, che farà storcere il naso agli scettici: il matrimonio tra il West Ham e il London Stadium, costruito per ospitare le Olimpiadi nel 2012, è sempre stato problematico a partire dagli ingenti costi di gestione e dal sofferto abbandono di uno stadio storico come Upton Park, centenario fortino degli Hammers. E pensare che nelle ultime stagioni qualcosa sembrava essere cambiato, con i risultati sportivi della squadra — su tutti la Conference League vinta nel 2023 contro la Fiorentina — ad accompagnare signicative migliorie di uno stadio pur sempre gigantesco, ma progressivamente personalizzato. Magari non a immagine e somiglianza del club, com’era stato Boleyn Ground, eppure sta diventando parte integrante di un faticoso processo di accettazione e crescita societaria.

Certo è che la retrocessione cambierebbe tutto. Non solo sul fronte delle contestazioni, da parte di una delle piazze più calde d’Inghilterra. Ma anche e soprattutto in termini di impatto economico e dissesti patrimoniali, che sottindendono passi forse più lunghi della gamba: se basta una sola annata in Championship per far sì che il West Ham debba appoggiarsi alle casse dei contribuenti inglesi, forse l’operazione London Stadium non è stata poi così riuscita. O quanto meno, nessuno era disposto a scommettere su una strada diversa dal successo. In barba agli inevitabili imprevisti del calcio.

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