Sinner ha vinto una finale meravigliosa, e così ha dimostrato di essere forte come Alcaraz

Dopo una finale agonica, Jannik si è riconfermato campione delle Finals, chiudendo un anno straordinario.
di Redazione Undici 16 Novembre 2025 alle 22:05

Dopo due ore e un quarto di battaglia si è accasciato sul cemento della Inalpi Arena, godendosi per un momento il boato del pubblico di Torino. Un rumore così forte che per un attimo si sarà pure dimenticato la fila di record: il 31esimo successo consecutivo indoor, il sesto torneo stagionale, il 24esimo in carriera. Ma sopratttutto il secondo titolo consecutivo alle Finals, questa volta senza cedere neanche un set. È stato un pomeriggio da riporre nel cassetto del cuore per sempre per Jannik Sinner. In una finale agonica contro il numero uno del mondo Carlos Alcaraz, ha dimostrato quanto sia cresciuto ancora il suo tennis e quanto il confine tra loro di fatto non esista. Può vincere uno come l’altro, contano le piccolezze. Questa volta è toccato a Sinner, più bravo a maneggiare gli istanti decisivi del match.

Il primo set è stato un meraviglioso percorso fino a un tie-break annunciato. Sinner ha provato a mettere pressione in risposta, mettendosi mezzo metro dentro al campo e mandando nella metà campo avversaria dei fendenti molto aggressivi. Una strategia che ha pagato a tratti, perché la vera differenza l’ha fatta il servizio. Quando si è trovato in difficoltà, l’italiano si è affidato a quel colpo così tanto migliorato, senza il timore di scagliare delle frecce da 187 km/h anche al secondo tentativo. Nemmeno nei momenti più delicati, come il set point per Alcaraz ai vantaggi dell’undicesimo gioco, sul 6-5 per lo spagnolo. Il numero uno del ranking, da parte sua, ha controllato molto bene la diagonale di rovescio, in teoria suo punto debole. Alcaraz ha cercato di impostare gli scambi per liberare il dritto dal centro sinistra, mattonella da cui è devastante. Ci è riuscito meno di quanto pensasse, anche perché ha dovuto gestire la velocità imposta da Jannik. Un ritmo così alto per l’italiano era una neccesità più che una scelta, per non consentire all’avversario di pensare ai colpi migliori, in media più potenti dei suoi.

Sinner ha sempre deciso quando andare sul lungolinea o meno. Alcaraz, invece, lo ha fatto solo una volta, con uno splendido passante di rovescio all’incrocio delle linee. A proposito di righe, Carlos le ha cercate con insistenza, scendendo poco a rete e cercando giusto un paio di smorzate, di cui una meravigliosa per assicurarsi i vantaggi sul 6-5. Eppure il suo gioco corto non è stato perfetto come quello da fondacampo e in una partita di così alto livello, in cui ogni dettaglio incompleto diventa macroerrore, non te lo puoi permettere. Lo spagnolo ha pagato a caro prezzo nel tie-break, non chiudendo una volée comoda ed esponendosi a due colpi da volpe della volpe di San Candido. Due lob dolcissimi che hanno dato a Sinner due mini-break sul 6-6, fondamentali per conquistare un set tiratissimo, che aveva pure visto un’interruzione di undici minuti e mezzo per il malore di uno spettatore.

La fatica di un primo parziale da un’ora e venti si è fatta sentire nella testa di Jannik. Sinner ha avuto un piccolo passaggio a vuoto all’inizio del secondo set. Due sanguinosi doppi falli e un errore di dritto lo hanno costretto a cedere il servizio, recuperato poi nel sesto game grazie anche a un po’ di fortuna. Sul 30-40, infatti, la risposta sbilenca di Sinner è rimasta in campo, destabilizzando Alcaraz che ha sì spinto, ma senza trovare gli angoli desiderati, esponendosi alla delicatissima palla corta del rivale. Il game successivo è stata poesia tecnica in movimento. Jannik ha sbagliato un facile diritto, poi però ha rimediato alla grande ribaltando il punteggio (30-15). Risposta alla Djokovic di Carlos per il 30-30 che si è preso con autorità la palla break (30-40), subito cancellata. Ai vantaggi Sinner ha vinto uno scambio da 24 colpi (per l’ovazione dell’Inalpi Arena) cambiando campo in vantaggio.

Nonostante un lancio un po’ troppo lungo, il numero due del mondo ha aumentato il livello del servizio con il passare del set, realizzando magari meno vincenti, ma limitando decisamente i doppi falli. Con un ace ha obbligato Alcaraz a servire per restare nel match, salendo 5-4. Senza scomporsi e non badando neanche alla fasciatura richiesta per un fastidio alla coscia destra, Carlos è uscito dal momento critico pareggiando. Giusto per far capire che partita sia stata, basti pensare a come Sinner abbia tenuto il turno in battuta. Non ha vinto neanche un 15 direttamente con il servizio, ma ha estratto una serie di passanti incantevoli dal suo portfolio tecnico, assicurandosi il tie-break. Non ce n’è stato bisogno, perché il game con cui Jannik si è messo in testa la corona di maestro dei maestri è stato da puro manuale del tennis. Prima una super risposta al corpo, poi uno stupendo recupero su una palla corta e un passante di rovescio fuori dal mondo a un centimetro dall’incrocio delle righe. Infine una serie di rovesci alti che hanno indotto Alcaraz a forzare un dritto finito in corridoio. Se Alcaraz dall’Italia si porta dietro la posizione da numero uno del ranking, Sinner, con questa vittoria, ha fatto vedere di essere l’uno bis.

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