La nuova Virtus Bologna è nelle mani di Carsen Edwards

Intervista con il playmaker americano, subito protagonista e uomo-squadra con le Vu nere.
di Francesco Gottardi 20 Novembre 2025 alle 17:26

È il nuovo volto della Virtus Bologna. «Ma il basket va vissuto giorno per giorno», puntualizza Carsen Edwards parlando a Undici, con la flemma di chi conosce i rischi del caricare l’ambiente di aspettative. «Cerco sempre di dare tutto, di fare del mio meglio partita dopo partita. Non chiedetemi però fino a dove potremo arrivare: l’obiettivo è vincere sempre la prossima. Guai a guardare troppo in là. Posso dire, però, che in Italia i tifosi sono fantastici, soprattutto qui a Bologna. E alla Virtus siamo un gruppo entusiasta, con tanti ragazzi all’inizio di questa avventura. È un’esperienza di apprendimento continuo».

Edwards è il playmaker e vive quest’esperienza con lo scudetto sul petto, da testimonial della storica canotta 2025/26 che il club ha perfezionato insieme a adidas. Un design ancora una volta elegante, di forte impatto visivo, che racchiude l’identità e la passione che allaccia le vu nere alla città. «Indossarla porta una serie di responsabilità importanti», spiega Edwards. «Fa sentire la motivazione di perfezionarti, di esplorare nuovi metodi per esprimere il tuo gioco e diventare il giocatore che vorresti essere».

Nel giro di poche settimane si è già rivelato uno dei trascinatori del roster di Duško Ivanović, con un season high da 36 punti, contro il Lyon-Villeurbanne in Eurolegue. «Sono diverse stagioni che gioco in Europa: qualche up and down, tante squadre importanti affrontate sulla mia strada e un confronto d’alto livello con tantissimi campioni. Sento di aver rafforzato il mio basket, soprattutto durante la mia esperienza al Fenerbahce. Raccogliere la sfida della Virtus era il passo ideale per me. Qui ho trovato le sensazioni giuste».

Edwards, a 27 anni, ci arriva dopo un lungo peregrinare e picchi di assoluta pallacanestro. Ai tempi del college è cresciuto a Purdue, dove fantasticava «le giocate di Damian Lillard e Kemba Walker: ho cercato di studiare quei giocatori con caratteristiche simili alle mie, per poter catturare qualcosa del loro repertorio. Ma oggi penso soprattutto a essere me stesso». Poi la grande chiamata: la NBA, i Boston Celtics. «Giocare a Boston è stato come realizzare il mio sogno. Vivere dentro un ambiente del genere, così giovane, con la carica del TD Garden al fianco di fuoriclasse assoluti. Un vero privilegio poter imparare da loro ogni giorno». Parliamo di Jaylen Brown, Jayson Tutum – anche se Carsen non ne parla: è piuttosto riservato a riguardo. Certi ricordi vanno custoditi con cura, e forse è giusto così. «Sono momenti preziosi che ti porti dentro. Ed è dove vorresti essere sempre: tornare in NBA un giorno sarebbe bello, mi avvicinerei anche a casa. Qui a Bologna però mi sento a casa, è motivo di grande orgoglio essere virtussino».

Che tipo di persona pensa di essere, Edwaeds, dentro e fuori dal basket? «Alla mano, coi piedi per terra. Aperto ad ascoltare e a chiacchierare con chiunque. Mi piace scherzare, fare gruppo in spogliatoio. Ma quel che desidero di più nella mia carriera è stare fisicamente bene: essere in salute, continuare a giocare mantenendo la mia famiglia attraverso questo sport e il mio tempo sul parquet». Sull’allenatore ideale, Edwards non si esprime. Ma riguardo al compagno a cui vorrebbe sempre passare la palla, per un canestro sicuro, non ha dubbi: «Troppo facile se vi rispondo Steph Curry, eh?».

Fino all’anno scorso avrebbe trovato Marco Belinelli, che in uscita dai blocchi era pure una sentenza. Tra ricordi di NBA e bolognesità perenne. «Devo ammettere che devo esplorare un po’ di più la città», sorride Carsen. «Finora mi sono concentrato solo sul basket, sugli allenamenti. Non vedo l’ora di trovare un po’ di tempo anche per provare la cucina, i ristoranti locali. Dicono che se non ci vai non puoi conoscere davvero Bologna». Dicono, eh.

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