Se McTominay gioca nella Scozia e la Scozia andrà ai Mondiali, il merito è (anche) di José Mourinho

Tutto risale all'intuizione dello Special One, che già nel 2018 sapeva di avere tra le mani un talento: eleggibile per l'Inghilterra, ma destinato alla Scozia. Gesta mondiali comprese.
di Redazione Undici 20 Novembre 2025 alle 19:20

La Scozia di ritorno ai Mondiali è una grande storia di calcio (se per caso ve la siete persa, eccola qua). E parte dagli educatissimi piedi di un ragazzo nato quasi 29 anni fa a Lancaster. Nel nordovest dell’Inghilterra. Dunque, di diritto, quel ragazzo avrebbe potuto scegliere di giocare per la Nazionale dei Tre Leoni. Condividendosi spazi e responsabilità con Bellingham, Declan Rice, Cole Palmer. Invece, per fortuna degli scozzesi, non è andata esattamente così. Tutto si deve a un viaggio, che Alex McLeish, all’epoca commissario tecnico della Tartan Army, aveva intrapreso pieno di speranze da Glasgow a Manchester. Dove in quel febbraio 2018, sponda United, giocava Scott McTominay.

“Riavvolgendo il nastro, penso che il nostro popolo debba fare un piccolo ringraziamento a José Mourinho”, racconta oggi McLeish in una bella intervista al Telegraph – che per inciso, dedica a Scott un incipit da incorniciare: il giovane di Lancaster che divenne re di Napoli, il beniamino degli scozzesi di tutto il mondo finito perfino in udienza dal Papa. Cosa c’entra lo Special One in tutto questo? Era l’allenatore di quel Manchester: McTominay avrebbe potuto rappresentare la Scozia grazie alle origini del padre Frank, nativo di Helensburgh, ma la chiamata di Southgate e dell’Inghilterra era ormai nell’aria. “Mourinho”, continua McLeish, “rilasciò un’intervista delle sue, in cui sottolineava che gli inglesi non potevano proprio perdersi un talento del genere. E per far sì che ciò non accadesse, mi esortava a mettermi in contatto con lui alla prima occasione. Chiaro che non potevo dire di no”.

Facile immaginare il seguito. O quasi. “Mi organizzai subito per far visita al campo di allenamento dello United e visionare Scott. C’era soltanto un problema: per colpa di una tempesta che soffiava da Edimburgo, rischiai di non arrivare affatto”. Sliding doors di un intero futuro calcistico. “Mi ritrovai bloccato a York”, ricorda l’ex ct. “Ormai era tardi, il meteo era pessimo: pensai seriamente di fare dietrofront. Invece sono riuscito a raggiungere Manchester e trovare una camera d’albergo all’ultimo minuto. Il giorno dopo telefonai a Mourinho: mi disse “Vieni da me alle 12, pranzeremo insieme, parleremo di Scott e poi lo faremo chiamare”. Non poteva essere più accomodante”.

E alla fine? “Avevo la sensazione che McTominay potesse scegliere la Scozia, ma non immaginavo che sarebbe stato così facile convincerlo”, sorride McLeish. “Era chiaro fin da subito cos’avrebbe deciso. Gli fece piacere vedermi e il resto è storia. Penso sia stato il viaggio più utile della mia vita”. Ringraziando McTominay, lo United e un allenatore in grado di leggere fra le più imperscrutabili carte del calcio. Dalla Champions del Porto al triplete dell’Inter. Fino all’oro più vivido della Scozia, rovesciando il destino di intero Paese in una leggendaria notte di Hampden Park. Previa benedizione di José.

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