Liam Rosenior, che è praticamente il nuovo allenatore del Chelsea, è un personaggio davvero unico

Non avrà il curriculum da top club, ma allo Strasburgo si è dimostrato un pedagogo moderno e acculturato. Inoltre è stato anche editorialista del Guardian.
di Redazione Undici 04 Gennaio 2026 alle 03:58

Se cercate una pillola di puro realismo nel calcio di oggi, altrimenti offuscato da filtri social e diplomazia mediatica, vanno ascoltate quelle rare persone che vanno dritte per la loro strada (che per inciso, talvolta potrebbe perfino portare al Chelsea). «Come allenatore io non ho nessun controllo», aveva spiegato Liam Rosenior in un’intervista al Times, senza mezzi termini. «Il controllo ce l’hanno i giocatori: se li tratto male corrono a telefonare all’agente, quest’ultimo avverte il club e per me è finita: “Hai perso lo spogliatoio”, verrebbero a dirmi. Ma se ti prendi cura delle persone, loro si prenderanno cura di te. È questo il nostro metodo di lavoro. Ed è per questo che tutti credono nel progetto». Il progetto di cui parla, almeno finora, è stato lo Strasburgo, in Francia. Ma lo sguardo, adesso, sempre più rivolto verso Stamford Bridge dopo l’addio di Enzo Maresca. Per la curiosità dei tifosi del Chelsea – e per la “gioia”, possiamo immaginarcelo, di quelli dello Strasburgo, che da tempo accusano i vertici societari di essere la succursale dei Blues: fatti alla mano è sempre più difficile darvi torto.

Per una curiosa coincidenza, l’ultima vittoria in campionato di Rosenior sulla panchina del Racing – 22 novembre scorso – risale più o meno a quando il ciclo di Maresca al Chelsea aveva cominciato a incepparsi anche sul piano dei risultati. D’altronde, che oggi Rosenior sia il primo nome sul taccuino dei Blues non è da stupirsi: ha lavorato con la stessa proprietà nell’ultimo anno e mezzo, si interfaccia con gli stessi datori di lavoro, è quotidianamente in contatto coi dirigenti di Londra. Dopo il weekend potrebbero arrivare l’accelerata definitiva e l’annuncio. Intanto lui, stando alla stampa inglese, fa spallucce. E racconta dei suoi ragazzi, che al campo di allenamento un po’ lo prendono in giro – «Se stai ad ascoltare tutte le voci che corrono, perderai la concentrazione» – e un po’ lo pregano di non mollare lo Strasburgo.

Perché con i suoi metodi e la sua eccentricità colta, Rosenior è riuscito senz’altro a farsi apprezzare. I suoi stessi giocatori gli davano del pazzo, quando non trovavano alcuna regola affissa fuori dallo spogliatoio: eppure, un po’ da pedagogo moderno, invece di metterli in riga ha cercato di responsabilizzarli. E in un modo o nell’altro, ora lo Strasburgo è tra le squadre più interessanti di Ligue 1 e Conference League – e indubbiamente quella con l’undici titolare più giovane. Rosenior stesso ha 42 anni da compiere: il mestiere l’ha imparato studiando e prendendo appunti. Talmente tanti che, al termine della gavetta, ha fissato tutte le nozioni più importanti all’interno di una presentazione Power Point da 450 pagine (sì, decisamente non ha il dono della sintesi). Anche l’aspetto – faccia pulita e occhiali da nerd – riflette la particolarità dell’approccio: nel segno dell’empatia, della sfera psicologica all’interno del rapporto allenatore-giocatori. E di un notevole bagaglio intellettuale, calcistico e non.

Fa specie trovare, fra le pagine autore del Guardian – non l’ultimo dei Tabloid, ça va sans direquella che porta proprio la sua firma. Sì, la firma di Liam Rosenior. Che per diversi anni è stato davvero un editorialista sportivo del quotidiano, scrivendo analisi e approfondimenti a sfondo sociale e sportivo. Con tanto di lettera aperta a Donald Trump, pubblicata sull’onda della morte di George Floyd e del movimento “Black Lives Matter” nella primavera del 2020: si può leggere qui, tra sarcasmo e profonde rivendicazioni. Quanti sono gli ex calciatori capaci di reinventarsi sfruttando la propria penna, e non la propria immagine su uno schermo televisivo?

Anche per questo, Liam Rosenior è tutto fuorché un profilo banale. Fino al 2018 era stato un onesto difensore nel panorama inglese, arrivato a disputare qualche stagione in Premier tra Fulham e Hull City. Proprio le Tigers – dopo un’esperienza da vice di Wayne Rooney al Derby County – hanno rappresentato la sua rampa di lancio da allenatore in Championship. Nel 2024 la firma con lo Strasburgo: al primo tentativo – sia pure con una rosa ambiziosa e costruita a caro prezzo – ha centrato una storica qualificazione europea e alla prima giornata di questo 2025/26 ha bissato la storia, schierando la prima formazione di sempre interamente composta da giocatori nati dal 2000 in poi. Un curriculum che giustifica il grande balzo verso un top club come il Chelsea? Certo che no, fatti alla mano. Eppure siamo a gennaio, Rosenior conosce l’ambiente e anche la rosa dei Blues è parecchio giovane – con alcuni nuovi acquisti provenienti proprio dall’Alsazia. Per la società è dunque una comoda scelta low-cost. Per lui la classica grande occasione: dovesse davvero andare bene, prepariamoci a un’impennata di Power Point nei centri di formazione. Magari pure a Coverciano.

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