Non sarà stato l’arrivo glamour destinato alle nuove stelle del Bernabéu. Ma per Endrick Felipe Moreira de Sousa, 19enne prodigio in sospeso col Real Madrid, l’atmosfera dalle parti del Park Olympique Lyonnais s’è rivelata in un certo senso più calda. E di sicuro più gestibile. “Sono felice, il pubblico che m’aspetta mi ha scaldato il cuore”, ha sorriso il ragazzo durante la presentazione con il nuovo club – ritardata fino al rientro dalle vacanze per comprensibili ragioni mediatiche: l’accordo con i Blancos risaliva allo scorso 23 dicembre e l’eco della notizia, per quanto gradito regalo di Natale, avrebbe rischiato di perdersi.
Ma si sa: anno nuovo, vita nuova. E oggi Endrick guarda all’avventura con l’OL con inedito entusiasmo e la leggerezza di chi ha poco o nulla da perdere – in ogni caso a fine stagione farà rientro alla base e il Real ha investito tantissimo su di lui, con un ricco contratto fino al 2030. “La nostra priorità sul piano sportivo”, spiega Michael Gerlinger, direttore generale del Lione, “è stata convincere Endrick di essere l’ingrediente mancante per fare il salto di qualità sul piano collettivo nella seconda parte di stagione. Poi è chiaro che il suo livello di notorietà è talmente alto che ci aiuterà anche in termini d’immagine: i suoi primi video con la nostra maglia hanno già generato 20 milioni di visualizzazioni. Un record, per questi colori”. Oltre alla nomea però c’è altro. “Dimostrare di avere l’ambizione per un grande percorso sportivo: in questo senso Endrick ci potrà dare una mano sotto tutti gli aspetti. Per noi questo affare è davvero un win-win”.
E cosa ancora più importante, è il sintomo della rinnovata dimensione del Lione. Che un anno fa a quest’ora – va ricordato e sottolineato – rischiava l’esclusione dalla Ligue 1 per gravi dissesti finanziari: la precarietà patrimoniale rimane, ma la traiettoria per una ripartenza sostenbile sembra tracciata. Non solo in considerazione del lusinghiero percorso in campionato, che ora vede i ragazzi di Fonseca a -2 dalla zona Champions. Come racconta L’Équipe, si respira aria nuova. E l’arrivo di Endrick è di quelli che scatenanto gli animi di una tifoseria intera: l’hanno paragonato a quelli di Yoann Gourcuff nel 2010 o di Sonny Anderson nel 1999, per rievocare i fuoriclasse del passato che avevano fatto sognare il Lione degli anni d’oro. Con la sostanziale differenza, come detto dalla dirigenza, che il costo dell’operazione Endrick sarà del tutto risibile rispetto agli introiti che si prospettano – a partire da merchandising e sponsorizzazioni.
Il bello è che non solo esulta il Lione, contando di rimettere in ritmo-partita il classe 2006 entro la ripresa del campionato, il prossimo 18 gennaio in casa contro il Brest. Ma è lo stesso Endrick che non vede l’ora di cominciare, dopo diversi mesi trascorsi nel dimenticatoio alla corte di Xabi Alonso. Se infatti il suo primo anno al Real, sotto l’attenta gestione di Carlo Ancelotti, era stato più che positivo – 7 gol in 37 presenze, ma soprattutto dei livelli di continuità notevole per un ragazzino – con il cambio di guida tecnica la situazione s’è fatta più complicata e meno incline alle sperimentazioni. Così Endrick ha perso spazio e fiducia.
E non a caso, rivela lui oggi, “questa decisione la devo anche a Carlo: un grande allenatore, con cui ho lavorato e sono cresciuto tantissimo. Mi ha consigliato di giocare il mio calcio laddove avrei potuto farlo, laddove avrei potuto essere felice”. Dunque a Lione, dove Endrick è già proiettato “con la testa e col cuore”. A scanso di equivoci, all’interno del prestito secco in Francia c’è anche una clausola contrattuale che gli garantisce di giocare un minutaggio abbondante. All’OL va benissimo così. Al ragazzo pure. Presto la parola spetterà al campo.