Grazie allo scouting, la Nigeria ha tanti giocatori di talento nati e cresciuti in altri Paesi (e potrebbe averne ancora di più)

Lookman, Iwobi e Ola Aina sono solo i più importanti esempi di un lungo lavoro di pianificazione e diplomazia.
di Redazione Undici 11 Gennaio 2026 alle 02:30

Sembra assurdo pensare che una Nazionale come la Nigeria, così piena di talenti come Osimhen, Lookman, Iwobi, Bassey, e che è appena entrata nelle prime quattro della Coppa d’Africa, non si sia qualificata al Mondiale dell’anno prossimo. E invece è andata proprio così. Le motivazioni di questo rendimento altalenante vanno ricercate anche nel meccanismo delle qualificazioni africane, ma quel che è certo è che le Super Eagles – storico nickname dei giocatori nigeriani – sono una delle squadre africane più talentuose. Anche perché, come quasi tutte le altre Nazionali de continente, hanno saputo sfruttare lo scouting per riportare “a casa” i talenti nati dalla diaspora.

Come analizzato da The Athletic, infatti, la Federazione nigeriana è riuscita a convincere diversi giocatori nati all’estero, ovviamente con discendenze accertate, a rappresentare il Paese africano. Tra questi ci sono proprio Iwobi e Lookman, ma anche Ola Aina – che non è stato convocato per la Coppa d’Africa in corso. In realtà ci sono stati degli approcci anche con tanti altri calciatori di grande qualità, per esempio Eze, Bukayo Saka, Olise e Madueke, che sono stati contattati dalla Federcalcio nigeriana ma poi hanno fatto altre scelte. Per esempio Olise, oggi al Bayern Monaco e parte della Nazionale francese, era stato inserito nella lista dei preconvocati per le qualificazioni alla Coppa d’Africa: era il marzo 2021, aveva 19 anni e giocava nel Reading. solo che il processo di “acquisizione” non si è compiuto.

Insomma, si può dire: grazie allo scouting la Nigeria ha tanti giocatori di talento nati e cresciuti in altri Paesi, e potrebbe averne ancora di più. Uno dei primi casi era stato quello di Troost-Ekong, ex difensore dell’Udinese che oggi gioca con l’Al-Kholood, in Arabia Saudita: nato nei Paesi Bassi e cresciuto a Londra, era passato per l’Academy del Tottenham e aveva debuttato con la Nazionale olandese Under 20. La Nigeria non lo aveva monitorato fino a quando, durante un prestito al Dordrecht, aveva confessato pubblicamente di voler rappresentare le Aquile. L’allora ct Stephen Keshi lo aveva osservato di persona e aveva deciso di convocarlo quando aveva 21 anni. Troost-Ekong sarebbe poi diventato capitano delle Super Eagles nel 2019, collezionando 83 presenze prima di ritirarsi dalla Nazionale. All’epoca del suo esordio, come lui stesso racconta, il reclutamento dei giocatori della diaspora non era un percorso consolidato. Oggi, dice, esempi come quelli di Iwobi e Lookman – entrambi cresciuti a Londra – mostrano quanta strada si sia fatta da allora, sia a livello di scouting che di attrattività.

Per anni un ruolo centrale lo hanno avuto l’ex ct Gernot Rohr e il suo assistente Tunde Adelakun, che per esempio sono stati decisivi nel convincere Lookman dopo una lunga trattativa. La carriera dell’attaccante dell’Atalanta si era un po’ arenata ai tempi del passaggio al Lipsia, ma poi nel 2021 ha avviato il cambio di nazionalità nel 2021. Quel processo, completato nel 2022, è stato descritto così dallo stesso Lookman: «Ha cambiato la mia vita e la mia carriera. La Nigeria è è casa mia».

Come detto, non tutti gli approcci vanno poi a buon fine: oltre ai già citati Saka, Olise e Madueke, anche Tammy Abraham era stato avvicinato dalla NFF (acronimo di Nigeria Football Federation), ma in realtà lui si è sempre dichiarato eleggibile per l’Inghilterra. A volte non basta nemmeno entrare direttamente in contatto con i familiari dei calciatori, sperando che la loro influenza possa risvegliare il legame con le origini e le radici. Anche perché, come sottolinea The Athletic citando le dichiarazioni di persone vicine alla Nazionale che però hanno preferito restare anonime, alcuni dei profili sondati dalla Federazione alla fine si sentono scoraggiati da problemi organizzativi, ritardi nei pagamenti, proteste e tensioni continue tra i calciatori e i dirigenti. Le notizie di liti e/o di ammutinamenti da parte dei calciatori della Nazionale sono frequenti, anche nel corso della Coppa d’Africa c’è stato un momento in cui la Nigeria sembrava sul punto di non scendere in campo. Poi però l’allarme è rientrato, e così Osimhen, Lookman e compagni potranno giocarsi l’approdo alla finale, anche per provare a vendicare il secondo posto del 2023, quando furono battuti in finale dalla Costa d’Avorio.

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