La faccia di Lorenzo Musetti al termine della finale dell’Atp 250 di Hong Kong era tutta un programma. Sguardo fisso, crucciato, spazientito e tanti sbuffi tipici di chi vorrebbe scappare nello spogliatoio e invece deve aspettare la premiazione. Chissà se stava ripensando alla settima finale persa di fila, ai 1176 giorni dall’ultima volta che ha sollevato un trofeo del singolare, a Napoli nel 2022, o alla grande occasione persa. Certo il ko contro Bublik può essere letto come l’ennesima sconfitta all’ultimo atto contro un avversario con un ranking più basso o come il primo passo di una graduale scalata all’élite del tennis mondiale. Sì, perché da domani Lorenzo sarà numero cinque del mondo e i punti da recuperare su Zverev e Djokovic, il terzo e il quarto, non sono poi così tanti. Solo che alle 17:36 di Hong Kong, le 10:36 italiane, Musetti non stava sicuramente badando al ranking ATP: queste saranno riflessioni dei prossimi giorni, ma diventerà fondamentale considerarle. C’è una lunga stagione davanti e le premesse sono comunque molto buone.
Il primo set della finale è stato molto equilibrato. L’epilogo naturale che non poteva essere il tie-break, lo si è capito già da metà parziale. L’unico mini ostacolo in questo lento percorso è stato l’intervento del medico di Musetti, sceso in campo per dare a Lorenzo una pastiglia per un indolenzimento al braccio destro. Sarà per questo che, forse, nelle prime fasi dello scambio non si è visto il solito Musetti, quello tranquillo e in grado di controllare i colpi – il giocatore che si è visto anche nelle fasi più delicate nel torneo, al debutto contro Echeverri e ieri nella semifinale contro Rublev. Le occasioni di spezzare il ritmo di servizio e dritto di Bublik non sono mancate: Musett infatti ha avuto anche due palle break, sul 4 a sul 5 pari, ma il kazako è uscito dalla pressione servendo a oltre 200km/h anche sulla seconda, a costo di rischiare il doppio fallo.
Bublik almeno all’inizio è parso meno Bublik del solito. Più concentrato, solido, con un gioco meno scintillante ma decisamente meno azzardato. Si è affidato al suo braccio potente in battuta e ha cercato spesso, forse un po’ troppo, una palla corta che Musetti ha letto quasi sempre correttamente, arrivando a mandarla di là, ma senza riuscire ad aprire gli angoli. La chiave per il nuovo numero 5 del mondo (da lunedì) era il cambio di ritmo, chiamare Bublik in avanti per poi accelerare. Lo ha fatto pochissimo, perché raramente gli scambi sono andati oltre i tre o quattro colpi. Il set si è deciso alla prima incertezza. Musetti ha perso due turni di servizio nel tie break e si è ritrovato sotto nel punteggio.
I primi due turni al servizio di Musetti nel secondo set sono stati uno spot delle sue condizioni fisiche, tutt’altro che ottimali. Il braccio, prima affaticato, ha cominciato a far male per davvero. Lorenzo ha diminuito la forza dei colpi. Si è notato chiaramente nel lunghissimo 15 di inizio terzo game che Musetti avrebbe potuto chiudere facilmente con un smash comodo, giocato invece timidamente al centro del campo. Sullo 0-15, dopo aver vinto un punto spettacolare, Bublik ha preso fiducia e ha approfittato delle difficoltà di Musetti per prendersi un break. Se il primo set aveva avuto un andamento lineare scivolando verso il tie-break, il secondo è stato l’esatto contrario: un’oscillazione di break e controbreak. Musetti ha rimesso a posto subito il punteggio, trovando il 2-2 grazie ai due errori consecutivi di Bublik tra cui un doppio fallo sanguinoso.
Sembrava il punto di svolta per l’italiano che invece ha osservato la partita volar via soavemente, quasi senza accorgersene. Ha subito un altro break, al termine di un game da 12 punti. Ha annullato una prima palla break, non ha sfruttato due palle del 3-2 e poi ha perso la battuta sull’attacco di dritto del kazako. Più Bublik saliva di entusiasmo e autostima, più Musetti si incupiva, smarrito tra l’incapacità di comprendere la strategia dell’avversario e preoccupato per lo stato del suo braccio. Nemmeno il massaggio del fisioterapista ha cambiato il trend, in pochi minuti Bublik si è conquistato la partita di prepotenza, rischiando anche il doppio break che avrebbe coperto prima la tomba delle speranze di vittoria di Musetti. Ha dovuto aspettare un’altra decina di minuti, il kazako, che poi è stato bravo a chiudere al nono game in un’ora e 38 minuti. Il 7-6 6-3 gli vale il quinto titolo negli ultimi otto mesi e, soprattutto, la Top 10 del Ranking ATP. Quella in cui Musetti risiede comodamente da tempo, è giusto ricordarlo.
Oltre alla miglior posizione nel circuito mai raggiunta in carriera, Musetti torna da Hong Kong con delle indicazioni positive. Indipendentemente dall’esito della finale, Musetti ha risposto presente sia dal punto di visto tecnico che fisico, al netto ovviamente del problema accusatø al braccio. Fin dal primo turno contro Tomás Martín Echeverri, l’azzurro ha dovuto fare i conti con partite dure, intense e combattute. L’argentino, avversario solido e mai banale, ha costretto Musetti a una sfida fatta di scambi prolungati e momenti di sofferenza, soprattutto nei passaggi chiave del match. Proprio in quell’occasione, però, si è vista una delle versioni migliori del Musetti maturo: capace di resistere e scovare soluzioni quando ritmo e pressione aumentavano. Una vittoria che ha subito dato il segnale di una buona condizione fisica e di una solidità mentale cresciuta.
Dopo un turno abbastanza semplice con Wong in due set, ecco un’altra battaglia in semifinale contro Rublev. Il russo ha provato a imporre il suo tennis aggressivo, fatto di colpi piatti e ritmo elevatissimo, ma Musetti ha saputo reggere l’urto, variando il gioco e sfruttando al meglio il suo talento naturale. La semifinale è stata forse la partita più emblematica del torneo per l’italiano: due ore e 45 minuti di sacrificio e resistenza, in cui ha dimostrato di poter competere ad armi pari con un top player anche sul piano fisico, aspetto che in passato rappresentava talvolta un punto interrogativo.
È proprio questo uno degli elementi più incoraggianti emersi a Hong Kong. Musetti non solo ha espresso un tennis di grande qualità, ma lo ha fatto tenendo alta l’intensità per tutta la durata degli incontri, senza cali evidenti e con una brillantezza atletica sorprendente per essere a inizio stagione. Un segnale chiaro di come la preparazione invernale sia stata impostata nella giusta direzione.
La finale va letta come un ulteriore tassello di esperienza. Arrivare all’atto conclusivo di un torneo ATP nel primo appuntamento dell’anno significa partire con il piede giusto, accumulare fiducia e confermare di appartenere stabilmente all’élite del tennis mondiale. Il nuovo ranking da numero 5 del mondo non è solo un numero, ma la fotografia di un giocatore che ha imparato a gestire le difficoltà, a soffrire quando serve e a credere nei propri mezzi anche contro avversari di primissimo livello. Hong Kong, dunque, lascia in eredità molto più di una finale: lascia la consapevolezza che Lorenzo Musetti è pronto a vivere una stagione da protagonista, con ambizioni legittime e con una solidità che fa ben sperare per i prossimi appuntamenti del calendario.