Lo scontro diretto ha dimostrato che Inter e Napoli sono le migliori squadre della Serie A

A San Siro è venuto fuori un 2-2 godibile, pieno di giocate, concetti tattici ed emozioni di primo livello.
di Redazione Undici 12 Gennaio 2026 alle 03:44

La sensazione è che a San Siro, tra Inter e Napoli, sia successo di tutto senza che sia capitato nulla. La squadra di Chivu è sempre prima a +3 sul Milan ,fermato sul pareggio a Firenze. E +4 sul Napoli, che arrivava al big match contro i nerazzurri con mille punti di domanda, una lista infinita di assenti e che ha rimesso in piedi il risultato due volte. La seconda, per altro, dopo un rigore concesso per fallo su Mkhitaryan che ha fatto gridare allo scandalo Conte: il suo “vergognatevi” è risuonato dalla scaletta degli spogliatoi – dove era stato spedito dopo essersi preso un cartellino rosso – fino al campo. Per il Napoli è come una vittoria, o comunque così la dipingerà lo stesso Conte nei prossimi giorni. Per l’Inter, ripresa due volte dall’incubo McTominay (tre gol nelle ultime tre gare contro i nerazzurri) è l’ennesima occasione persa, l’ennesimo scontro diretto in cui ha espresso un ottimo calcio e che non ha portato a casa. Qualcuno ha già iniziato a incolpare Lautaro Martínez, che è andato in gol soltanto in due degli ultimi 28 match disputati contro una tra Juventus, Milan e Napoli. Ovviamente è una rilevazione/considerazione da fare, ma che forse arriva in un secondo momento rispetto al tipo di partita che si è vista al Meazza: una partita vibrante, intensa, ricca di cose belle e importanti. Finalmente una grande pubblicità per il prodotto Serie A all’estero.

Insomma, si può dire: la sfida tra Inter e Napoli ha confermato che quella di Chivu e quella di Conte, al momento, sono le migliori squadre della Serie A per qualità di gioco, equilibrio tattico e capacità di esprimere un calcio moderno e anche apprezzabile dal punto di vista estetico. La gara, chiusasi con un 2-2 combattuto al Meazza, ha messo in luce punti di forza e limiti sia dell’Inter che del Napoli, mostrando quanto la sfida per lo scudetto sia destinata a rimanere aperta fino alla fine.

Dopo un buon avvio del Napoli, capace di portare una pressione alta ed efficace, l’Inter ha preso tanto campo e ha saputo attaccare con ritmo e verticalizzazioni improvvise. Il gol del vantaggio è arrivato già nei primi minuti grazie a una combinazione fluida che ha portato Federico Dimarco a battere dentro l’area di rigore, pochi istanti dopo un recupero palla a centrocampo firmato Zielinski: l’azione ha dimostrato la capacità, da parte dell’Inter di trasformare idee come riaggressione alta e transizione veloce in opportunità concrete.

Il Napoli, però, non è stato semplice spettatore. La reazione è arrivata con una crescita progressiva dell’intensità: nel corso del primo tempo, gli azzurri hanno saputo alzare il baricentro e trovare varchi grazie a combinazioni rapide e transizioni ben costruite, che hanno portato allo schiacciamento difensivo dell’Inter e al primo pareggio con McTominay. È interessante sottolineare come, rispetto ad altre giornate, il Napoli non si sia limitato ad aspettare l’avversario: il trio difensivo ha partecipato attivamente alla costruzione, dimostrando consistenza tecnica anche in fase di impostazione con passaggi filtranti sulla figura di Hojlund. Il centravanti danese è stato bravissimo a farsi dare e soprattutto a proteggere tanti palloni, ed è proprio da un tocco verso di lui che si sono creati i presupposti per la rete dell’1-1.

La ripresa ha in qualche modo evidenziato i limiti delle squadre in campo: l’Inter, pur tornando in vantaggio su rigore con Calhanoglu, ha faticato a concretizzare il predominio nel possesso palla, soffrendo quando il Napoli ha ripreso fiducia e iniziativa. La squadra di Conte ha invece mostrato una capacità di reazione impressionante: il secondo pareggio, arrivato a un quarto d’ora dalla fine, è stato il frutto di un’azione di squadra fluida, di movimenti sincronizzati in zona offensiva e della capacità di rimontare mantenendo la lucidità sotto pressione, nonostante l’espulsione del tecnico.

Dal punto di vista tattico, sono emersi due modelli differenti ma entrambi efficaci: l’Inter basa il suo gioco su un’organizzazione fluida ma al tempo sstesso ben definita, sulla capacità di gestire della partita attraverso la qualità individuale dei suoi giocatori-chiave. Il Napoli invece pratica un calcio più dinamico e verticale, ha sviluppato una mentalità aggressiva e non si arrende mai. Il pareggio venuto fuori a San Siro riflette bene il livello elevato di competitività delle due squadre: nessuna delle due è riuscita ad annullare completamente l’altra, e questo equilibrio è la prova che entrambe meritano di lottare per la testa della classifica. La sfida-scudetto, insomma, non è più solo una corsa a punti: è un confronto di stili e valori tecnici di buonissimo livello, e a noi non resta che godercela.

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