Carolina Kostner è un simbolo degli sport invernali in Italia. Lo dice il suo strepitoso palmarés, in cui spiccano il bronzo olimpico e un oro mondiale. Lo dicono la sua riconoscibilità e la sua fama trasversali, che vanno decisamente oltre gli appassionati di pattinaggio artistico. È per questo che Kostner è stata scelta come ambassador dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, a vent’anni esatti dall’ultima edizione della rassegna a cinque cerchi organizzata nel nostro Paese. Proprio a Torino 2006, Kostner fu scelta come portabandiera azzurra alla cerimonia inaugurale. Ci ha parlato di questo, del suo ruolo, delle sue aspettative in vista di Milano Cortina 2026, in questa intervista:
Cosa vuol dire per te essere Ambassador di MICO?
Essere Ambassador di Milano Cortina 2026 è un grande onore e una responsabilità che sento profondamente. Significa poter rappresentare i valori dello sport italiano in un momento storico, accompagnare il Paese verso un evento che non è solo sportivo ma culturale, umano e sociale. Per me è un modo per restituire allo sport tutto ciò che mi ha dato.
Come ti stai preparando, personalmente e professionalmente, a questo ruolo durante il percorso verso i Giochi?
Mi sto preparando soprattutto cercando di essere il più possibile vicina agli atleti. So cosa significa vivere l’attesa, la pressione, i dubbi e le speranze che accompagnano un percorso olimpico. La mia missione è ascoltarli, supportarli e fare tutto ciò che è nelle mie possibilità perché possano vivere il loro sogno fino in fondo. Professionalmente lavoro per raccontare il loro cammino, non solo il risultato finale, perché credo che sia proprio lì che nasca l’ispirazione per le nuove generazioni. Voglio essere un ponte tra chi oggi gareggia e chi domani sogna di farlo.
Il tuo ricordo preferito legato ai Giochi olimpici?
Torino 2006 è il ricordo che porto più profondamente nel cuore. Essere portabandiera alle Olimpiadi in casa è stato uno degli onori più grandi della mia vita: sfilare con il tricolore tra le mani, davanti al mondo e davanti alla mia gente, significava sentire addosso la responsabilità e l’orgoglio di rappresentare un intero Paese. Era come camminare sostenuta dall’energia di milioni di italiani. Durante quei Giochi, il calore del pubblico italiano è stato straordinario. La vicinanza, l’entusiasmo, l’abbraccio continuo delle persone hanno reso ogni momento unico. Gareggiare in Italia significava non essere mai sola: quell’atmosfera, quella passione così autentica e travolgente, è qualcosa di incomparabile e rappresenta l’essenza più pura di cosa significhi vivere un’Olimpiade in casa.
Qual è il valore aggiunto di ospitare un’edizione olimpica in Italia, per il mondo sportivo e non solo?
L’Italia ha una capacità unica di unire bellezza, storia e passione. Ospitare i Giochi significa valorizzare i territori, creare opportunità per i giovani, investire nello sport come strumento educativo e sociale. È un’occasione per mostrare al mondo chi siamo davvero, non solo come atleti ma come Paese.
Qual è lo sport o l’atleta che guarderai con maggior interesse?
Se il pattinaggio non mi ruberà tutto il tempo, sarò felice di seguire anche tutte le altre discipline, soprattutto quelle paralimpiche. Gli sport paralimpici rappresentano in modo straordinario il significato più autentico dello sport: determinazione, resilienza e capacità di trasformare ogni limite in forza. Durante i Giochi vestirò non solo il ruolo di Ambassador, ma anche quello di allenatrice, vivendo l’evento ancora più da vicino, accanto agli atleti, condividendone emozioni, tensioni e sogni. Spero che questi Giochi possano ispirarci tutti: a credere nel valore dello sport, nella forza dell’inclusione e nella capacità delle storie degli atleti di lasciare un segno profondo nelle nuove generazioni.
Da Ambassador, qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere ai giovani che sognano una carriera sportiva?
Direi loro di non avere fretta e di non misurarsi solo con i risultati. Lo sport è un viaggio fatto di sacrifici, ma anche di crescita personale. Le sconfitte non definiscono chi sei, spesso ti insegnano molto più delle vittorie. Credere in se stessi, circondarsi delle persone giuste e rimanere fedeli ai propri valori è la vera medaglia che dura per sempre.