La sfida siderale tra Alcaraz e Sinner riparte dagli Australian Open

Il gran ballo del tennis riparte da Melbourne. E da una rivalità destinata a diventare ancora più bella, ancora più combattuta. Jannik ha già vinto due volte e adora giocare in Australia, Carlos ha già detto che punta a conquistare l’unico Slam che gli manca. E in palio c’è molto di più di un semplice titolo.
di Claudio Giuliani 18 Gennaio 2026 alle 03:51

La finale degli Australian Open 2026 si disputerà domenica primo febbraio. E pensare che a giocarsi il primo titolo Slam dell’anno saranno Carlos Alcaraz e Jannik Sinner è più che un auspicio: è una virtuale certezza. Sono due anni, infatti, che non ci sono alternative alla loro rivalità, a un duopolio italo-spagnolo che appassiona sempre di più un pubblico desideroso di vedere proprio loro due, e soltanto loro due, in finale. In pratica, nessuno vuole o può aspettarsi niente di diverso per gli Australian Open, il torneo con cui i primi due giocatori del mondo inizieranno la nuova stagione, esattamente come avvenuto nel 2025. E non è un caso: le 32 teste di serie degli Slam evitano sorprese nei primi turni, una condizione che gli permette di trovare la forma partita dopo partita senza correre grossi rischi. Fino ad arrivare a una possibile finale che potrebbe essere già molto indicativa, se non addirittura decisiva, per il resto della stagione.

Siamo in un’era che ricorda da vicino il 2006-2007, quando gli Slam erano di proprietà esclusiva del duo Nadal-Federer. In quegli anni Roger e Rafa dominavano i Major senza reali, li vincevano tutti nell’attesa del famoso “terzo incomodo”. Che sarebbe arrivato solo all’inizio del 2008, quando Novak Djokovic conquistò il suo primo titolo Slam, proprio agli Australian Open, e diede l’inizio ufficiale all’era dei Big Three. Oggi non esiste ancora un candidato reale a fare il terzo incomodo: anche se in Australia dovesse vincere un tennista diverso da Sinner o Alcaraz, sarebbe con ogni probabilità un episodio estemporaneo, due settimane di grazia tennistica. La generazione dei Fritz, Zverev e Medvedev, infatti, si è dimostrata non all’altezza dei due imperatori di oggi, a maggior ragione in una finale Slam, e gli scontri diretti sono lì a ricordarcelo. Se a vincere fosse un giovane sarebbe diverso, ma l’unico papabile a dare fastidio al duo Sincaraz è João Fonseca. Che, però, non ha mai incontrato né Sinner né Alcaraz lungo il suo primo anno nell’ATP Tour.

E quindi Jannik Sinner dovrà guardarsi solo dall’assalto di Carlos Alcaraz, che ha già individuato nel primo Slam dell’anno l’obiettivo del 2026: «Preferirei vincere gli Australian Open che ripetermi in due Slam che ho già vinto», ha detto lo spagnolo. Trionfando a Melbourne, inoltre, Alcaraz diventerebbe il più giovane tennista di sempre a completare il Career Grand Slam. Chiaramente non sarà facile: Alcaraz ha chiuso il 2025 perdendo alle ATP Finals, quindi stavolta tocca a lui ingegnarsi per capire come alzare ancora di più il suo livello di gioco, come tornare a battere Sinner. Ci è già riuscito pochi mesi fa, dopo la sconfitta in finale a Wimbledon ha conquistato New York in modo netto e indiscutibile.

Nel frattempo, però, Sinner non rimarrà di certo a guardare: il giocatore italiano è consapevole che non c’è alternativa al miglioramento continuo, alla ricerca della perfezione tennistica – che poi sembra essere la sua vera ossessione. La settimana “guadagnata” saltando la Coppa Davis consentirà a Jannik di avere più tempo per lavorare durante l’off-season, un periodo nel quale – a differenza di Alcaraz – non è sceso in campo in alcuna esibizione. Simone Vagnozzi, il coach che si occupa della parte tecnica nello staff di Sinner, dopo la vittoria di Torino ha detto che «l’obiettivo del 2026 è rendere il gioco di Sinner più aggressivo». Tutti si domandano: ma com’è possibile, ammesso che sia possibile? La strada per avere più armi a disposizione, e per vincere il terzo Australian Open di fila, passa per le verticalizzazioni da fondo campo, specie il rovescio lungolinea già ammirato durante le ATP Finals. Sinner ci lavorerà ancora, ma anche Alcaraz cercherà di presentarsi a Melbourne con qualcosa di nuovo, è inevitabile.

Se Jannik Sinner ha mostrato di avere un grande feeling con lo Slam di Melbourne, Carlos Alcaraz invece non è mai andato oltre i quarti di finale negli ultimi due anni, perdendo contro Zverev e Djokovic due partite che poteva e doveva vincere. E quindi si può dire: il tennista spagnolo ha dimostrato di aver bisogno di più tempo per entrare in forma a inizio stagione. Nel 2024, non a caso, vinse il suo primo torneo a Indian Wells, a marzo, ma la sua fu un’annata segnata dall’incostanza. Nel 2025 ha giocato in modo spesso celestiale, ma è comunque stato discontinuo fino all’arrivo della terra rossa, quando ha mostrato di essere migliorato molto dal punto di vista dell’attenzione mentale: dal torneo di Montecarlo e fino al Masters 1000 indoor di Parigi, Alcaraz ha vinto o perso in finale ogni torneo che ha giocato. E quando ha perso, naturalmente, lo ha fatto solo contro Jannik Sinner.

Solo il tempo dirà se Sinner prenderà il posto di Djokovic come recordman di vittorie degli Austrialian Open, ma intanto Jannik ha giocato sempre bene in Australia. Perché più di tutti – soprattutto più di Alcaraz, almeno fin qui – è stato capace di arrivare al picco della forma al primo gran ballo della stagione, ha dimostrato che non gli serve giocare molto per essere subito capace di vincere quando conta. Inoltre si adatta bene alle condizioni atmosferiche di Melbourne, e in generale i rimbalzi alti del campo australiano lo facilitano nel colpire palle sempre ad altezze ottimali.

Ma c’è un altro motivo che rende il prossimo Australian Open fondamentale per Jannik Sinner. Non se ne parla mai perché è il sogno impossibile per tutti i tennisti, ma il giocatore italiano medita di risolvere definitivamente la questione del GOAT di quest’era, o forse di sempre, cercando di realizzare il Grande Slam stagionale. Questo è il momento storico perfetto, Jannik può davvero tentare l’assalto al record dei record, all’impresa riuscita solo a Rod Laver – a livello Open – nel lontano 1969. Nel 2025 Sinner ha giocato tutte e quattro le finali Slam, ha perso solo contro Alcaraz, è evidente che il suo crocevia verso questa impresa è stato e sarà sempre il Roland Garros, laddove lo spagnolo partirà in eterno col favore del pronostico.

Se Sinner tornerà dall’Australia con il trofeo, rimane difficile non immaginare che lo Slam francese finirà subito al centro dei suoi pensieri, e quindi preparazione e programmazione saranno aggiustate per arrivare al picco della forma a Parigi. Certamente ci sarà da giocare indoor, a Rotterdam – dove quest’anno ha vinto Alcaraz – e poi sul cemento americano, magari puntando a vincere il torneo di Indian Wells – un titolo che manca all’italiano e che Alcaraz invece ha vinto. Ma sarà il Roland Garros il terreno di scontro con Alcaraz, non ci sono dubbi. Immaginando questo scenario, Alcaraz si troverebbe a metà stagione senza un trofeo Slam, Sinner sarebbe tornato verosimilmente in testa al Ranking ATP e con lo stesso numero di Slam vinti di Alcaraz, sei. Di qui potrebbe partire all’assalto finale e riuscire dove neanche Nadal, Federer e Djokovic hanno potuto: Nadal aveva il problema degli infortuni e non ha mai giocato con continuità sul veloce, Federer aveva il problema di Rafa Nadal al Roland Garros, Djokovic si è fermato a un solo match dall’impresa. Jannik Sinner, dalla sua, ha già dimostrato di saper risolvere “il problema Alcaraz”. A Parigi, qualche mese fa, è andato a un passo – ma veramente a un passo – dalla vittoria.

Per questo l’Australian Open non è solo il primo Slam dell’anno: è la base da cui può partire un progetto molto più grande. Vincere a Melbourne significa ribadire che nulla è cambiato, significa candidarsi subito a uomo da battere, significa soprattutto alimentare concretamente l’idea — folle, forse, ma non più impossibile — di tentare il Grande Slam. E lo stesso discor192 so vale anche per Alcaraz, ed è questo il bello.

Da Undici n° 66
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