In lingua wolof c’è una parola intraducibile che spiega meglio di ogni analisi l’incredibile finale di Rabat tra Senegal e Marocco: Jom. È il concetto di dignità e resilienza estrema incarnato da Sadio Mané, soprattutto quando ha convinto i compagni rientrare in campo dopo l’ammutinamento seguito al controverso rigore fischiato al Marocco dall’arbitro congolese Ndala, e poi sbagliato da Brahim Diaz. Quello che é successo dopo sembra essere uscito dalla penna immaginifica di Osvaldo Soriano: il cucchiaio grottesco del fantasista del Real Madrid, la sassata di Pape Gueye e la coppa sollevata ancora da Sadio Mané, in versione capopopolo. Mentre i Leoni dell’Atlante vedevano sfumare l’appuntamento con la storia che aspettavano da 50 anni, il Senegal tornava ad essere “rek”, certificando la propria egemonia sul continente.
Quella dei Leoni della Teranga, però, non é stata semplicemente la vittoria di una squadra talentuosa, ma il trionfo di un sistema che ha saputo fondere la modernità dei dati, la capillarità dello scouting e la profondità delle radici comunitarie. Al centro di tutto c’è la capacità della Federazione (FSF) di valorizzare al massimo il capitale umano a disposizione, trovando l’equilibrio ideale tra giocatori formati in loco ed elementi della diaspora. Tutto parte dai famigerati Navétanes, i campionati inter-quartiere, in programma durante la stagione delle piogge. I Navétanes rappresentano l’ossatura socioculturale del calcio senegalese, un fenomeno che travalica il semplice agonismo per farsi istituzione nazionale.
Nati negli anni Cinquanta come tornei ricreativi durante la stagione delle piogge, queste competizioni sono oggi coordinate dall’ONCAV (Organizzazione Nazionale di Coordinamento delle Attività Vacanziere) e contano oltre 10mila club (ASC – Associations Sportives et Culturelles) per un totale di circa 300mila tesserati. «Il Navétane è prima di tutto un quadro di formazione per i giovani», ha spiegato Amadou Kone, il presidente dell’ONCV, sottolineando con forza la missione pedagogica del movimento. «In quel contesto imparano la vita comunitaria, il rispetto delle regole e il senso del dovere verso il proprio quartiere. Non formiamo solo atleti, ma cittadini consapevoli che domani serviranno il Senegal».
Questa base sociale è potenziata da una rete di accademie d’élite, come Génération Foot e Diambars, che hanno smesso di essere semplici vivai di esportazione per diventare centri di eccellenza tecnica. Secondo i dati del CIES Football Observatory il Senegal ha consolidato la sua posizione di leader africano nell’esportazione di talenti, ma con una novità: la qualità della formazione tattica ha permesso un equilibrio perfetto tra i locali e i nati in Europa. Le accademie oggi integrano standard UEFA Pro e programmi di istruzione superiore, garantendo che il calciatore diretto in Europa non sia solo un atleta performante, ma un interprete tattico maturo. Questo ha permesso di abbattere il muro invisibile tra i giocatori che si sono sviluppati in patria e quelli nati e cresciuti in Europa. Tanti top player senegalesi, per dire, si sono formati tra Génération Foot, Oslo Football Academy e Diambars, l’accademia fondata da Patrick Vieira a Saly insieme ad alcuni soci. In particolare si è distinta la Génération Foot di Dakar, la culla di Ismaila Sarr, Lamine Camara e Sadio Mané, vera e proprio locomotiva della rinascita calcistica senegalese.
Lo pensa anche Augustin Senghor, il presidente della federazione della Teranga: «Progetti come quello della Génération Foot e della Diambars permettono all’intero movimento di fare passi avanti. Se il Senegal ha ottenuto buoni risultati negli ultimi anni, è anche grazie a queste accademie, che noi dobbiamo incoraggiare». Fondata nel 2000 da Mady Touré, con gli anni la GF si è data una struttura professionale, stipulando nel 2003 un partenariato con i francesi del Metz. Cosi da quel momento in poi i migliori talenti senegalesi svezzati dalla Génération Foot hanno usato il Metz come testa di ponte per lo approccio con la nuova realtà europea, prima di spiccare il volo verso lidi più prestigiosi. La lista di giocatori passati dalla GF al Metz è lunga, come ha ricordato il presidente Mady Touré a So Foot: «Oltre a Mané e Sarr, al Metz abbiamo dato anche giocatori come Papiss Cissé, Habib Diallo, Diafra Sakho e Ibrahima Niane».
Tutto questo sistema, se da un lato ha impoverito il campionato senegalese, dall’altro ha portato enormi benefici alla Nazionale, consentendo ai migliori talenti del Paese di misurarsi immediatamente in un contesto più competitivo – considerando che il professionismo è sbarcato in Senegal solamente nel 2009. Ormai l’integrazione è così fluida che la distinzione tra “locali” ed “europei” è svanita, cementata anche dall’uso sistematico nello spogliatoio della lingua Wolof come codice identitario. «Ho scelto il Senegal con il cuore», aveva confessato Kalidou Koulibaly quando aveva scelto di sposare la causa del Senegal. «Anche se sono nato in Francia, a casa i miei genitori parlavano Wolof. Usare la lingua in nazionale mi ha permesso di capire meglio i miei compagni e di non essere visto come un estraneo».
Ma non è tutto. La Federazione senegalese (FSF), infatti, ha investito massicciamente sull’analisi dei dati, costruendo un dipartimento di analisi avanzata in grado integrare l’elaborazione dei big data con l’identità del calcio locale. Il pilastro di questa strategia è un sofisticato sistema di scouting digitale focalizzato sulla diaspora. Attraverso l’uso di algoritmi predittivi e piattaforme di video-analisi, il Senegal monitora costantemente oltre 400 profili di origine senegalese sparsi nelle serie minori europee — dalla National francese alla Challenger Pro League belga — prima ancora che entrino nei radar dei grandi club. L’obiettivo non è solo trovare talenti, ma identificare tessere ideali in grado di integrarsi perfettamente con i giocatori cresciuti nelle accademie nazionali come Génération Foot o Diambars.
La vera chiave del successo è stata, però, l’adattamento dell’interpretazione dei dati al contesto africano. Invece di importare passivamente i modelli europei di Expected Goals (xG) o di intensità di corsa, i data analyst senegalesi — spesso supportati da hub tecnologici locali come quelli di Social Net Link o del polo digitale di Diamniadio — hanno ricalibrato i parametri sulla base delle condizioni climatiche estreme e dei ritmi di gioco tipici della Coppa d’Africa, caratterizzati da una maggiore intensità di contatti e temperature elevate, rendendoli particolarmente utili per i tornei corti.
Il resto, oltre ad un monumentale Sadio Mané, lo ha fatto Pape Thiaw, il primo allenatore a vincere ai massimi livelli essendo un prodotto integrale del sistema nazionale. La sua nomina ha segnato la definitiva decolonizzazione della panchina, ponendo forse definitivamente fine al mito dello “stregone bianco” europeo. Thiaw, condottiero della vittoria del CHAN (la versione della Coppa d’Africa riserva ai giocatori locali) nel 2023, ha saputo coniugare la conoscenza viscerale della psicologia del calciatore senegalese con una gestione dei dati di stampo avanguardistico, dimostrando che il Senegal non ha più bisogno di importare visioni esterne per vincere. La sua filosofia basata sull’aggressione e sul recupero immediato della palla l’ha spinto a dichiarare, con un certo candore, che «la gioventù ha prevalso sull’esperienza grazie alla preparazione: abbiamo studiato ogni avversario nei minimi dettagli».
Il risultato finale è una supremazia tecnica e organizzativa che ha trasformato il Paese in un esportatore di metodologia, invidiato anche dal Marocco, che ne ha provato ad imitare il modello, senza finora riuscire però a replicarne gli straordinari risultati. Se la vittoria del 2022 è stata la catarsi che ha infranto un tabù secolare, il trionfo del 2026 rappresenta l’inizio di un’egemonia consapevole. I Leoni della Teranga non sono più una sorpresa o un esperimento riuscito, ma una realtà consolidata, capace nell’ultimo lustro di riscrivere le gerarchie del calcio africano. E per riuscirci ha creato un modello unico, in grado di coniugare identità culturale, disciplina comunitaria ed avanguardia tecnologica, diventando fonte di ispirazione per tutti gli altri.