I tifosi del Monaco saranno pure pochi, ma non sono mai stati così arrabbiati con la loro squadra del cuore

Tra continui infortuni, acquisti sbagliati e l'evidente calo dei big, la stagione del club monegasco si sta trasformando in un disastro per certi versi annunciato.
di Redazione Undici 20 Gennaio 2026 alle 11:22

Anche se non tutti ne hanno memoria, il Monaco ha anche passato momenti dei complicati nella sua storia. Basti pensare alla retrocessione del 2011, non gli anni Settanta, quando aveva già in bacheca sette campionati, cinque coppe di Francia, una Coppa di Lega e quattro Supercoppe nazionali. Allo stesso tempo, però, non è mai successo che i tifosi monegaschi inscenassero una protesta seria nei confronti del club. Anzi, diciamola pure per quel che è: il Louis II non è che sia proprio uno stadio caldissimo, la gente del Principato va poco a vedere il calcio, da quelle parti lo sport preferito è la Formula Uno, poi ci sarebbe il tennis. La maggior parte dei tifosi arriva da fuori Montecarlo e la concorrenza di Nizza e Marsiglia diminuisce il bacino di appassionati a cui attingere. Come atteggiamento poi, i fan dei monegaschi sono sempre stati un po’ distaccati. Nonostante sia una big francese, la squadra non è sorretta da un nutrito gruppo organizzato e sugli spalti del Loius II si vedono sempre diversi spazi vuoti, anche in Champions League. I dati confermano questa sensazione, anzi la amplificano: nella stagione in corso, il Monaco ha la media spettatori più bassa di tutta la Ligue 1, con 9mila persone (su un impianto che può ospitarne il doppio) per match.

Ora, però, le cose stanno andando talmente male che il popolo del Monaco è arrivato a farsi sentire. A porsi in aperta contestazione contro la società, al punto da esporre diversi striscioni che chiedono espressamente le dimissioni del management. «Stiamo cercando di anticipare situazioni che potrebbero presto diventare problematiche», aveva dichiarato l’amministratore delegato Thiago Scuro lo scorso ottobre, nel momento in cui aveva esonerato Adi Hütter per affidare la panchina a Sébastien Pocognoli. Le cose, da allora, sono peggiorate: il Monaco è nono in Ligue 1, accusa venti punti di distacco dal Lens capolista e nove dal Lille quinto, vale a dire l’ultima squadra sicuramente qualificata alle coppe del prossimo anno.

Insomma, finora la stagione è stata davvero disastrosa. Soprattutto se si considera la terza posizione dell’anno scorso. E in Champions League le cose non vanno meglio: il Monaco è ventunesimo, nel gruppone a nove punti che si dovrà giocare i playoff nelle ultime due giornate. Il calendario per i monegaschi, però, recita Real Madrid in trasferta e Juventus in casa, due impegni molto complicati.

Il cambio in panchina non ha portato risultati, quindi forse Hütter non era il problema. E probabilmente non lo è nemmeno Pocognoli. È questa, almeno, l’opinione diffusa tra i tifosi: venerdì sera, in occasione della sfida di Ligue 1 contro il Lorient, lo Stade Louis II si è presentato ancora più vuoto del solito. Gli ultras del Monaco hanno boicottato interamente il primo tempo, contribuendo a creare un’atmosfera fredda e rarefatta. In quel silenzio risuonavano gli “olé” ironici dei pochi tifosi di casa mentre il Lorient, nel finale, faceva possesso palla consolidando la vittoria per 3-1.

Difficile pensare che potesse andare diversamente, visto che parliamo di una squadra reduce da sette sconfitte delle ultime otto partite di campionato. E suona come una beffa il fatto che l’unica vittoria in questo periodo sia arrivata contro il Paris Saint-Germain. A inizio stagione, Thiago Scuro aveva definito «cruciale» il piazzamento tra le prime tre, spiegando che la priorità sarebbe stata la Ligue 1. Tra le righe, ma neanche troppo, il messaggio era: “ci servono i soldi della qualificazione in Champions”. Lo stesso amministratore delegato ha ammesso la necessità di cedere un giocatore entro luglio, sottolineando le difficoltà economiche del calcio francese. La scorsa settimana ha dichiarato che, PSG a parte, «tutti i club sono in modalità sopravvivenza», citando il taglio del 30% dei diritti televisivi e le recenti modifiche UEFA al tetto salariale.

Il problema, quindi, era ed è che il Monaco non ha margine d’errore sul mercato, ma ha comunque deciso di correre rischi. Le operazioni sono state messe in discussione non tanto per la qualità dei giocatori, quanto per le incognite che si portavano dietro. Paul Pogba, ad esempio, non giocava una partita ufficiale da quasi due anni al momento della firma, mentre Ansu Fati arrivava in prestito dal Barcellona dopo stagioni segnate da ripetuti problemi fisici. Ecco, le cose non sono andate benissimo: finora l’ex Juve ha totalizzato appena mezz’ora in campo, l’1% dei minuti stagionali del Monaco; inoltre nell’ultimo mese è stato fermo per un infortunio al polpaccio, e lo stesso Scuro ha confessato che il suo «programma di recupero non sta funzionando. Ci sono sempre due possibilità: che tutto vada per il meglio, che torni presto e faccia la differenza, oppure che in estate le parti si siedano a discutere su come procedere».

Pogba non è l’unico a fare i conti con problemi fisici. Fati ha giocato solo il 26% dei minuti stagionali, mentre altri nuovi acquisti come Eric Dier (38%), Lukas Hradecky (38%) e Stanis Idumbo (12%) hanno offerto un contributo solo leggermente più alto. Ma il problema-infortuni va molto oltre il mercato: in occasione dell’ultima partita, nella lista degli indisponibili c’erano Hradecky, Mawissa, Salisu, Kehrer, Minamino e lo stesso Pogba, mentre Diatta e Camara erano assenti per la finale di Coppa d’Africa. «Non è normale avere così tanti infortuni» ha detto Scuro questo mese. «Cambia completamente una stagione. Devo capirne le cause e trovare una soluzione. Ho bisogno di risposte e, se non arrivano, dovremo pensare a sostituire alcune persone nello staff medico».

Lo stesso Scuro ha definito la crisi infortuni come la «il principale responsabile» dell’annata negativa. «Stiamo diagnosticando e intervenendo, ma dobbiamo decidere con la testa, non con la pancia, altrimenti finiremmo per cambiare tutto da un giorno all’altro, ma non sarebbe la scelta giusta». Ingaggiare giocatori fisicamente fragili in una stagione in cui l’intero reparto medico è sotto esame ha creato una tempesta perfetta, che sta pesando enormemente sull’annata del Monaco. Tuttavia, anche chi scende in campo ha le sue colpe. Alcuni giocatori che nella scorsa stagione avevano fatto la differenza, come Akliouche e il capitano, l’ex Juve Denis Zakaria, sono lontani dai loro standard. Dopo la sconfitta con il Lorient, non a caso viene da dire, Pocognoli ha detto di «aspettarsi di più da alcuni giocatori». Come spesso accade, però, i riflettori restano puntati sull’allenatore. «Sarò giudicato per questo periodo difficile» ha detto il tecnico belga. Il fatto che ora ci sia da affrontare il Real Madrid, beh, non aiuta per niente.

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