Ci sono sconfitte e sconfitte. A guardare quella di Alexandra Eala, al debutto stagionale negli Australian Open, sembra tutto fuorché una cocente eliminazione dopo un avvio illusorio. Un primo set da 6-0, chiuso con le lacrime dell’avversaria – l’americana Alycia Parks – sopraffatta dai decibel del pubblico. Che più di una morigerata platea tennistica, per due ore s’è trasformato in una caldissima curva tutta dalla parte di Eala. Gli speaker dell’arena hanno dovuto perfino chiedere il silenzio, per rispetto delle giocatrici. E alla fine Parks, con una reazione gagliarda, ha ribaltato la contesa conquistando gli altri due set. Ma appunto, il Melbourne Park non se n’è accorto e ha continuato a cantare imperterrito per la propria beniamina.
Per Eala, 20enne in rapida ascesa nel circuito femminile, si sta accendendo un’autentica mania nazionale. Questione di record, poco ma sicuro: in un Paese come le Filippine, storicamente poco incline agli exploit sportivi e ancora meno tennistici, succede allora che se sei la prima di sempre a vincere un match WTA (2021), la prima a vincere un torneo del Grande Slam a livello giovanile (gli US Open, 2022), la prima a battere la numero due del ranking (Iga Swiatek, ai Miami Open 2025), tanto basta per diventare leggenda senza che la tua carriera abbia ancora spiccato il volo. “Questa settimana ci sono stati alcuni elementi che mi hanno un po’ sopraffatto, soprattutto durante gli allenamenti”, il racconto di Eala alle prese con la notorietà. “Non mi aspettavo così tanta gente attorno a me. Devo imparare a gestire anche questo, fa parte del mio percorso di crescita”.
E complice la nutrita comunità di filippini in Australia – soprattutto a Melbourne, circa 60mila persone –, è stato un attimo che la partita di Alexandra si sia trasformata in una bolgia sportiva e in un cortocircuito logistico. Complice l’abbaglio degli organizzatori, altrettanto impreparati a una simile marea di tifosi e dunque decisi a far disputare il match fra Eala e Parks al campo 6: una postazione minore, da appena 1500 posti. E infatti gran parte della folla è dovuta restare fuori tra le proteste. “Ci servirà da lezione”, l’account ufficiale degli Australian Open ha ammesso l’errore su X. E ai tantissimi rimasti per ore in attesa di intravedere Eala, anche oltre i cancelli, il triste epilogo è stato lo sgombero da parte della security.
Ma se la partita ha avuto contorni da diva, i numeri virtuali sono ancora più impressionanti. Basti pensare che la conferenza stampa pre-torneo di Aryna Sabalenka, la numero uno del momento, ha ottenuto 9mila visualizzazioni. Quelle di Carlos Alcaraz e Coco Gauff circa 29mila. Quella di Eala, ben 171mila. Semplicemente fuori scala, una valanga sintomo di una mania sbocciata nel giro di pochi mesi. E con tutte le intenzioni di non fermarsi qua. La classe 2005, cresciuta tennisticamente nell’Academy di Rafa Nadal, oggi è 49esima nel ranking WTA. Ha ampi margini di crescita, ma allo stato attuale è difficile vederla insidiare le primissime posizioni. Eppure alle Filippine poco importa. Quando gioca lei il Paese si ferma. E guarda, sogna. Flash di sport finora nemmeno immaginati: oggi la storia è sulle spalle di una ragazzina. E come dice lei, meglio imparare a conviverci.