Risalire la montagna con gli sci ai piedi, per poi scendere alla massima velocità cercando di staccare i rivali. Due fasi complementari, in cui vince l’equilibrio tra resistenza, potenza, tecnica e strategia di gara. L’abbondanza di fattori spiega solo in parte il gradimento che sta riscontrando lo sci alpinismo, o almeno la versione attuale, che ha subito una metamorfosi rispetto alla disciplina originale. Un passo obbligato per confezionare una modalità di gara con tempi, spettacolo e incertezze sui vincitori, aspetti inevitabili per rientrare nel programma olimpico. Dopo una lunga rincorsa, infatti, Milano Cortina 2026 sarà il battesimo a cinque cerchi per lo sci alpinismo.
Dai primi Campionati Mondiali organizzati in Francia nel 2002 alla nascita dell’International Ski Mountaineering Federation (ISMF) che oggi ha 38 nazioni affiliate, fino alla Coppa del mondo stagionale (che quest’anno conta nove tappe), la prima Olimpiade invernale per lo sci alpinismo è un successo frutto di un percorso ricco di curve. Ideata in principio come attività per esplorare la montagna, nel tempo l’aspetto conoscitivo si è intrecciato con quello sportivo, grazie al fattore agonistico e alla necessità delle istituzioni sportive di trovare nuovi campi di applicazione per allargare la platea di seguaci del circo bianco.
L’enorme fatica delle gare endurance, in cui i partecipanti impiegano oltre due ore nel saliscendi tra i pendii, ha così lasciato spazio a formati più brevi, congeniali per i tempi olimpici e quelli televisivi. Per questo, nella ricerca di discipline in grado di coniugare entusiasmo, adrenalina e intensità, lo SkiMo (sintesi del nome inglese ski mountaineering) è emerso come sport innovativo e piacevole agli occhi di nuovi e giovani appassionati. Il processo di cambiamento, che i pionieri della disciplina considerano un compromesso per ottenere maggiore visibilità, ha generato la nascita di nuove tipologie di gare.
La più diffusa è la sprint, che specie a livello individuale è un concentrato della versione classica. Al vecchio fuoripista si sostituisce la pista da sci, con percorsi brevi e una partenza in salita, cui segue la fase di transizione, in cui si va a piedi agganciando gli sci allo zaino che si porta sulle spalle. Si prosegue con un altro pezzo di salita, rimettendo gli sci, e poi, dopo aver tolto le pelli dagli sci, scatta la discesa finale. La gara è modellata secondo il modello dello sci nordico, con batterie, qualifiche e poi prove a eliminazione diretta, con quarti di finale, semifinale e finale. Insieme alla sprint, maschile e femminile, il terzo evento in programma alle Olimpiadi invernali che scatteranno il prossimo 6 febbraio è la staffetta mista, con coppie uomo-donna chiamate a completare il percorso due volte ciascuno.
Oltre a sci, scarponi e attacchi, gli scialpinisti utilizzano le pelli da arrampicata durante la salita, un elemento poco noto ai meno esperti ma determinante. Realizzate in passato con pelo di foca e oggi con fibre sintetiche, le pelli da sci consentono a chi le indossa di non scivolare all’indietro mentre si sale su un terreno nevoso. Tra le diverse tipologie disponibili, gli atleti utilizzano perlopiù le pelli adesive, che sfruttano una colla a caldo per fissarsi alla base degli sci. Più di recente sono emerse le pelli ibride, diventate presto popolari perché facili da applicare sugli sci, con un’azione che richiede minor tempo e quindi agevola la prestazione.
Per regolamento, le pelli devono coprire almeno il 40% della lunghezza di contatto con la neve dello sci, mentre a livello di trasporto, durante le fasi di salita gli atleti inseriscono le pelli in una tasca della tuta, utilizzando diversi metodi. Quest’ultimo è un aspetto non banale, perché c’è ci preferisce ripiegare le pelli e chi invece gettarle direttamente nella tasca. Una scelta rilevante, considerato che scattano penalità in caso vengano perse, oppure se non sono riposte come indicato dal regolamento (con secondi che si aggiungono al tempo registrato dall’atleta).
Nelle gare sprint, una volta conclusa la fase di salita le pelli vanno rimosse. Per farlo si sganciano gli attacchi nella parte anteriore degli sci e, con una manovra istantanea, l’operazione è conclusa e si può quindi ripartire per la discesa finale. Quanto agli sci, invece, quelli per lo sci alpinismo sono più corti rispetto ai modelli dedicati allo sci alpino, perché gli atleti hanno bisogno di più ampi margini di manovra; per tale ragione, di norma, si scelgono sci di almeno cinque-dieci centimetri più corti in confronto alla propria altezza.
Tra le attrazioni più attese dagli appassionati che saranno presenti allo Stelvio Ski Centre di Bormio, in Valtellina, lo sci alpinismo promette spettacolo e una lunga scia di highlights da non perdere. Con Francia, Italia, Svizzera e Spagna a dominare la scena, ai Giochi di Milano Cortina gli occhi saranno puntati sui migliori interpreti al mondo. Nel gruppo dei favoriti ci sono Alba De Silvestro e Michele Boscacci, coppia sulla neve e nella vita. Gli allori mondiali ed europei conquistati in serie e il feeling mostrato in anni di competizione ne fanno una delle coppie in rampa di lancio nella staffetta mista, dove una mancata medaglia sarebbe una grossa delusione per la spedizione azzurra. Con loro a battagliare ci saranno anche Giulia Murada, Nicolò Canclini e Rocco Baldini che, proprio nell’ottica dell’appuntamento a cinque cerchi, negli ultimi anni si sono specializzati nella sprint individuale. Seppur dinanzi a rivali di grande classe, su tutti il duo francese composto da Emily Harrop e Thibaut Anselmet, sulle piste di casa, almeno stavolta, è vietato sbagliare.