Edson Bindilatti ha 46 anni ed è già un monumento del bob brasiliano, ma vuole anche la sua sesta Olimpiade

Ha scoperto il ghiaccio per caso, ma poi è diventato il volto del suo Paese negli sport invernali. E ha intenzione di stupire ancora tutti, per l'ennesima volta.
di Redazione Undici 22 Gennaio 2026 alle 18:15
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Dal fare la storia a diventare un pezzo di storia, il percorso di Edson Bindilatti è stato lungo, tortuoso e perennemente in salita. Ma anche assai appagante, perché se il Brasile è una realtà nel bob lo si deve a lui e nessun altro. Andare contro i luoghi comuni è sempre stato uno dei punti di forza del 46enne nato sulla costa di Bahia, così viaggiare a 140 km/h sul ghiaccio mostrando sul petto la bandiera verdeoro non l’ha certo sorpreso. Anche se a vent’anni era una promessa dell’atletica leggera e di bob non aveva mai sentito parlare. Un passaggio logico, del resto, per uno che ha paura delle montagne russe e di un giro in mongolfiera, che mai avrebbe pensato di abbracciare il mondo delle slitte.

Come spesso avviene nella carriera degli sportivi, invece, il futuro dipende dalle sliding doors, le potenziali occasioni prese o lasciate cadere. Voglioso come pochi di rompere gli schemi, Bindilatti nel 1999 ha accettato l’invito di Eric Maleson, presidente dell’associazione brasiliana di bob e allora pure pilota della squadra, per provare una discesa sul ghiaccio a Lake Placid, negli Stati Uniti. Detto, fatto, con l’immediato colpo di fulmine: «Fu un’esperienza magica», ha detto in un’intervista a Olympics. «Dopo aver tagliato il traguardo ho capito che fosse lo sport per me».

La rincorsa al grande sogno sulla pista di tartan, la partecipazione ai Giochi Olimpici, ha quindi cambiato forma ma non sostanza. «Come ogni atleta inseguivo quel desiderio e non sapevo nemmeno che esistessero le Olimpiadi invernali». Ispirato anche dal popolare film Cool Runnings – Quattro sotto zero, con il racconto della storia della squadra giamaicana di bob a Calgary nel 1988, il brasiliano ha trovato gradualmente la spinta per aprire un varco e mettere il Brasile sulla mappa del bob mondiale.  Separato dai genitori biologici dopo otto mesi per la loro impossibilità di crescere un bambino, Bindilatti (è il cognome dei genitori adottivi) ha imparato presto a convivere con gli ostacoli da superare. L’incetta di titoli nel decathlon, disciplina più completa in assoluto che richiede tante diverse abilità, gli ha dato la ribalta prima dei vent’anni. Ma dopo aver mancato il risultato minimo per qualificarsi alle Olimpiadi di Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008, dirottare la mente sul bob è stato allo stesso tempo un obbligo e un’ancora di salvezza.

Perché nel frattempo l’aria olimpica il brasiliano aveva già iniziato a respirarla. Anche se non esistevano estati, T-shirt e pantaloncini, perché i suoi cinque cerchi erano in salita e molto più freddolosi di quanto auspicato in precedenza. La forza delle braccia e la potenza nelle gambe lo ha fatto emergere presto come uno dei più affidabili spingitori brasiliani, trovando così l’agognato pass olimpico. Il debutto avvenne a 23 anni nell’edizione di Salt Lake City del 2002, ma mettere le mani sul più grande desiderio della carriera non ha affievolito la sua voglia di lottare, tutt’altro.

Bindilatti è tornato subito a infiammare la torcida brasiliana a Torino 2006 in qualità di frenatore, cui spetta appunto fermare la slitta una volta tagliato il traguardo. Due Olimpiadi sono momenti indimenticabili, eppure serviva una scossa a Edson e all’intero movimento del suo paese, perché bisognava lasciare un segno. Il primo passo è stato cambiare ruolo e diventare pilota, per prendere in mano le redini del bob; un passaggio che ha cambiato la prospettiva dell’atleta, tanto da chiudere con l’atletica leggera per focalizzare tutte le energie sul ghiaccio.

Un’altra svolta è arrivata con l’esclusione dai Giochi invernali di Vancouver 2010, quando prima ancora che dagli avversari, il bob brasiliano è stato messo fuori gioco dalla crisi finanziaria della Federazione. Per chi è stato abituato dalla vita a dover trovare sistematicamente nuove soluzioni, ricominciare da zero, o quasi, non è stato di certo un problema perciò, quasi come fosse naturale, il piano di rilancio del paese è legato a doppio filo a Bindilatti. Tanti sono i suoi meriti per il ritorno del bob brasiliano a Sochi 2014 e poi a PyeongChang nel 2018, dove per la prima volta il Brasile si è presentato con il team di coppia, oltre che il classico quartetto. Pur restando nelle retrovie, i progressi del team erano evidenti e sono culminati nella prima top 20 centrata a Pechino 2022.

Quella che per tanti sarebbe considerata una cocente delusione, per la squadra verdeoro ha assunto un significato enorme, con la fusione di gioia e orgoglio. Perché simbolo di una crescita costante, maturata dopo aver vinto numerose sfide, in pista e soprattutto fuori. Dalle spedizioni alla mensa dei poveri per assicurarsi un pasto ai lunghi viaggi tra New York e Lake Placid (465 km) con un furgone rimediato in cui veniva stipata anche la slitta lunga più di tre metri e pesante 210 kg.

In attesa di centrare il pass per Milano Cortina 2026, che sarebbe la sua sesta esperienza olimpica, Edson Bindilatti è già un monumento per gli appassionati brasiliani. Due volte portabandiera alla cerimonia di apertura e presenza costante in 34 medaglie sulle 51 conquistate dal Brasile nelle competizioni ufficiali di bob (inclusa la categoria junior), pur dovendo riscrivere più volte il suo percorso, l’ex decatleta ha trovato il modo di entrare nella storia dello sport brasiliano. Ma non ha ancora finito, perché oltre che migliorare la classifica l’intento è formare le giovani leve e scovare il suo erede: «È il mio più grande obiettivo e ispirazione».

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