Una questione di principio, come a Bilbao aveva orgogliosamente rivendicato l’Athletic, rifiutando qualunque sponsorizzazione commerciale sulla propria divisa fino al 2008? Penuria di candidati, come spesso è volentieri è toccato alla Lazio, a lungo e per varie stagioni senza alcuno sponsor fisso? A sentire gli esperti di marketing dalle parti di Stamford Bridge, niente di tutto ciò: se il Chelsea ormai da diverso tempo non ha uno sponsor di maglia sarebbe soltanto per via di una scelta ragionata. E dai contorni strettamente economici, paradossalmente.
L’ultima volta che i Blues scesero in campo con il logo di un partner commerciale sul petto, bisogna riavvolgere il nastro alla fine della stagione 2022/23: all’epoca sulla divisa di Azplicueta e compagni compariva ancora Three, la società di telecomunicazioni. Poi qualche sporadica apparizione di Infinite Athlete e Damac. E basta. Una svolta improvvisa: basti pensare che dal 2005 al 2023 il Chelsea aveva avuto soltanto tre main sponsor: Three, Yokohama Tyres e Samsung. Negli ultimi tre anni, invece, carta bianca. I tifosi sono spiazzati. Gli esperti di settore si preoccupano, e fanno notare come il club londinese stia in questo modo mancando un’ingente fonte di ricavi. Eppure i vertici societari sono tranquilli.
La versione ufficiale, insomma, è che questa non-scelta faccia parte in realtà di un piano strategico più ampio. “Il Chelsea vuole arrivare in una posizione tale da richiedere a un potenziale sponsor di colmare il gap coi propri rivali al Liverpool, al Manchester City e al Manchester United. Così facendo ci si prepara a un programma di profitto di lungo periodo”, una fonte anonima all’interno dei Blues ha raccontato a The Athletic, spiegando che la mancanza di un partner commerciale pluriennale non abbia nulla a che fare con i risultati sul campo. Si tratta soltanto di aspettare l’occasione giusta, per firmare il contratto giusto alle migliori condizioni possibili. E con la controparte più congeniale allo status e all’immagine del Chelsea, anche in termini di innovazione e ambizione.
Fatto sta che per adesso il profilo ideale non c’è. E i Blues stanno lasciando scorrere davanti a loro fior di quattrini: basti pensare che in casa United, nonostante la disastrata situazione sportiva e societaria, l’accordo con Snapdragon garantisce 65 milioni di euro all’anno nelle classe della società. Più in generale, i ricavi commerciali del Chelsea si assestano attorno ai 232 milioni (fonte Deloitte): quasi 70 in meno dei primi cinque top-club di Premier League in termini di giro d’affari (Liverpool, i due di Manchester, Arsenal e Tottenham). La squadra di Rosenior si classifica in sesta posizione, e considerato che ci è arrivata senza alcuno sponsor si tratta di un risultato considerevole (e sarebbe quinta, davanti agli Spurs, togliendo la componente commerciale dalla somma dei ricavi complessivi). Ma i margini di miglioramento restano decisamente ampi. La soluzione sembra sotto gli occhi di tutti, tranne quelli del Chelsea. Che di alcune dinamiche del calcio moderno, evidentemente – certo non per ideologia o slanci di romanticismo –, ritiene di poter fare a meno. E di guadagnarci pure, un giorno.