È la dura legge del progresso del calcio inglese. Cambi stadio, fai tutti i sold out possibili, impenni le vendite del merchandising nei negozi ufficiali, ma ti lasci alle spalle un po’ della tua storia. Quella con la s maiuscola e una serie di storie collaterali, con la s minuscola, ma non meno significative. Con il trasferimento dall’altra parte del fiume Mersey, nella zona del porto, l’Everton ha rinunciato a tutto questo, cambiando l’aspetto urbanistico e commerciale di quella parte di Liverpool. Nel vecchio Goodison Park, casa dei Toffees dal 1892 fino all’anno scorso, è rimasta la squadra femminile, ma nonostante le ragazze siano molto amate il movimento di tifosi e l’indotto sono decisamente diversi.
È per questo che il Winslow Hotel, il pub in mattoni rossi situato proprio di fronte alla Main Stand di Goodison Park, ha chiuso dopo 140 anni. Sì, avete letto bene: il locale ha aperto per la prima volta nel 1886, sei anni prima della costruzione di Goodison Park. Ed è stato chiuso solo per un breve periodo, tra 2012 e 2014. Eppure ora ha servito l’ultimo giro di drink durante una festa di commiato, in occasione della quale è stato gremito da circa 400 persone, dal primo pomeriggio fino a tarda sera. Cantanti, un comico e diversi ex giocatori dell’Everton hanno animato l’atmosfera Ma, per il gestore Dave Bond, quella folla era lì per un motivo ben preciso: dire addio a un’istituzione.
Sono passati otto mesi da quando la prima squadra maschile dell’Everton si è trasferita al nuovo Hill Dickinson Stadium, a due miglia di distanza. Da allora, i pub che un tempo si riempivano nei giorni di partita attorno a Goodison hanno subito un duro colpo, e nessuno più del locale che sorge proprio su Goodison Road. «È stato un disastro», ha racconta Bond. «Nei giorni di partita tanto vale restare chiusi. Aprire significa perdere soldi».
Tifoso dell’Everton fin da bambino, cresciuto in Irlanda, Bond gestiva il Winslow dal 2014, anno della riapertura dopo una breve chiusura. All’inizio di questa stagione aveva provato a reagire al trasferimento dello stadio organizzando un servizio di pullman per il nuovo impianto, seguito da intrattenimento post-partita nel pub. «Venivano in media tra le 20 e le 30 persone. Ogni volta ci perdevo soldi», ha rivelato tradendo un velo di malinconia.
Il problema è che le partite casalinghe di Women’s Super League previste sono solo otto in tutta la stagione, e anche in quelle occasioni l’impatto economico è minimo. Bond ha rivelato di aver aperto il pub venerdì scorso in occasione della gara serale contro il Brighton, sottolineando come il pubblico del calcio femminile «si fermi al massimo un’ora e non consuma molto». Secondo le sue stime, una giornata di partita femminile garantisce appena «tra il tre e il cinque per cento» degli incassi che si registravano quando giocava la squadra maschile.
Indelebile il ricordo dell’ultima partita di Premier League a Goodison, lo scorso maggio, quando già alle 7.45 del mattino una lunga fila si era formata davanti all’ingresso. Grazie a una licenza speciale, il pub aveva iniziato a servire da bere già alle 9. «Non si riusciva nemmeno a camminare dentro, ancora prima di cominciare a servire». Ora Bond guarda avanti: il mese prossimo aprirà un nuovo bar a tema Everton nei pressi del Hill Dickinson Stadium, chiamato Dixie’s, su Dickson Street. Ma prima c’è stato il saluto finale di sabato, con la partecipazione di diversi ex giocatori come Ian Snodin, Graham Stuart e Alan Stubbs. «È stato come un giorno di partita, perché questo è sempre stato un pub da matchday», ha concluso Bond. «Il pub questo addio, considerando che è più vecchio di sei anni rispetto a Goodison. Parlano della “Old Lady” riferendosi allo stadio… beh, anche questa signora è piuttosto anziana».