Solo pochi mesi dopo aver festeggiato la seconda qualificazione europea della sua storia, il Rayo Vallecano sta passando uno dei momenti più difficili negli ultimi quindici anni, da quando è tornato in Liga. Può un club che si è qualificato agli ottavi di Conference League avere uno stadio che cade a pezzi, un campo con i buchi e le strutture logore? Può, anche perché la UEFA ha ritenuto conforme l’impianto di Vallecas. Eppure la situazione è diventata così pesante che se ne sono lamentati anche i giocatori.
Il malcontento è esploso apertamente ieri, dopo la sconfitta interna per 3-1 contro l’Osasuna, quando diversi calciatori hanno denunciato le pessime condizioni del terreno di gioco dello stadio municipale di Vallecas. «È una vergogna, qui non si può giocare» ha dichiarato a Dazn Chavarría. Sulla stessa linea Álvaro García, alla sua ottava stagione con il club: «Non è nemmeno da campionato regionale. È triste che, per quanto bene giochiamo, il campo sia in queste condizioni. Riceviamo solo scuse, senza alcun aiuto». Anche Akhomach, arrivato in prestito dal Villarreal, ha confermato che il malcontento è diffuso: «Non lo dico solo io, lo dicono tutte le squadre che vengono qui. Il campo è un problema per tutti».
Il centro sportivo, poi, è praticamente un campo di battaglia: superfici dichiarate non idonee, prati colpiti da funghi, avvallamenti, chiazze d’erba mancante e linee di gioco cancellate. Un anno fa un ragazzo di 13 anni si è rotto il legamento crociato dopo che una buca ha ceduto sotto il suo piede. Per ridurre il rischio di infortuni, la prima squadra si allena quasi sempre allo stadio, di proprietà del comune di Madrid. Il club versa circa 80 mila euro l’anno per l’utilizzo dell’impianto ed è responsabile della sua manutenzione. Una scelta comprensibile ma paradossale: ogni allenamento contribuisce a peggiorare il manto erboso della sede delle partite ufficiali, alimentando le proteste degli avversari e, più recentemente, dell’allenatore Íñigo Pérez.
Dopo l’ultima vittoria casalinga contro il Maiorca, il manager è stato durissimo. «Il terreno di gioco non è degno – ha spiegato – mi vergogno del campo e dello stadio. Non è una polemica, ma un dato di fatto, lo stato del terreno è fondamentale. Il giocatore si sente insicuro e il pallone non scorre come dovrebbe». Magari non sarà per questo che i biancorossi si trovano al quindicesimo posto in campionato con soli tre punti di vantaggio sul terzultimo posto e sono stati eliminati dall’Aláves in Copa del Rey, ma di certo la condizione del Teresa Rivero non hanno aiutato.
Anche gli spogliatoi riflettono una realtà lontana dagli standard professionistici: armadietti obsolete, tubature a vista, illuminazione carente. All’esterno la situazione non migliora, tra cantieri abbandonati, intonaci che si staccano e cavi elettrici penzolanti. Il presidente Martín Presa ha scaricato il barile sulle istituzioni e rilanciando l’idea di un nuovo stadio fuori dal quartiere. A inizio stagione ha dichiarato che «se il Rayo vuole continuare a competere ai massimi livelli, ha l’obbligo di trasferirsi in un nuovo impianto» una prospettiva che incontra la ferma opposizione dei tifosi.
La comunità è divisa tra l’amore per uno stadio simbolo dell’identità di Vallecas e la frustrazione per un degrado che sembra senza rimedio. «Trasferirsi sarebbe un disagio enorme», spiega Álvaro Martín, socio del club e residente nel quartiere. «La forza di questo stadio è essere nel cuore di Vallecas. La soluzione logica sarebbe ristrutturarlo, ma per qualche motivo si preferisce puntare su un nuovo impianto contro il parere dei tifosi». La precarietà di Vallecas è diventata un caso internazionale con la visita del Lech Poznan in Conference League. Il club polacco ha diffuso un video ironico sugli spogliatoi, mostrando docce arrugginite, armadietti vecchi, sporcizia e asciugamani usurati.
Anche in Spagna non mancano le critiche: dalle lamentele del Barcellona per il campo agli accessi scomodi e alle zone buie che sorprendono delegazioni abituate a standard di alto livello. Sembra anche che il giorno dell’ispezione UEFA, il 7 luglio, fossero stati trovati resti di pizza dell’ultima partita casalinga della stagione precedente, giocata più di un mese prima. Nemmeno nel momento in cui lo stadio doveva apparire al meglio, era stato ripulito. Ok un campo piccolo, ma qualcuno quanto meno sistemi il campo.