L’ultimo acuto, forse il più bello, nasce da un duetto nello stretto con Bruno Fernandes. Poi Patrick Dorgu non ci pensa nemmeno e calcia: una sventola col sinistro che per meraviglia, irriverenza e geometria – palla incastonata all’incrocio, dopo sponda propizia della traversa – ricorda il gioiello di James Rodríguez contro l’Uruguay ai Mondiali 2014 (qui il video dell’uno e dell’altro). L’ex Lecce esulta, corsa sfrenata e linguaccia fuori, gelando l’Emirates come all’Arsenal non capitava da tempo – primo ko interno stagionale, imbattibilità che durava dal 3 maggio scorso. E per il malconcio Manchester United, come per incanto, si spalancano all’improvviso le porte di un campionato altro. A concreta portata di Champions League.
Se i Red Devils, dopo innumerevoli scivoloni, possono ritrovare mezzo sorriso, molto lo devono al 22enne danese. All’improvviso un valore aggiunto nella rosa di Michael Carrick. Anzi di più: un autentico trascinatore. Due gol nelle ultime due partite, già tre con tre assist in questo 2025/26. Fin qui la miglior annata della giovane carriera di Dorgu, arrivato a Manchester tra mille dubbi dovuti a un futuro sì promettente ma pagato a carissimo prezzo – 30 milioni più 5 di bonus, per la soddisfazione di Corvino e Sticchi Damiani. Un anno più tardi, l’affare potrebbe averlo fatto anche lo United.
Di Patrick, da tempo nel mirino degli scout inglesi, tutti sapevano che era imprendibile palla al piede. Capace di grandi sgroppate, micidiali guizzi offensivi. Ma era anche discontinuo, tatticamente indisciplinato – com’è normale che sia, alla soglia dei vent’anni. In questi giorni The Athletic ha ripercorso la sua ascesa in Serie A, dal precoce debutto su intuizione di D’Aversa fino al cammino in Nazionale, con tanto di gol al primo colpo a settembre 2024 contro la Svizzera. Gli inizi a Manchester non sono stati facili: espulsione diretta dopo quattro presenze e diversi mesi decisamente sottotono – come tutta la squadra, del resto.
Poi un lungo lavoro su sé stesso, coltivato dietro le quinte e messo in mostra dopo l’estate. Da qualche tempo Dorgu è più preciso a crossare, più lucido nelle scelte di gioco, soprattutto più consapevole dei propri mezzi. Questo United conta sui suoi strappi, sulle sue imprevedibili iniziative. Qualche altro alto e basso in autunno, poi s’accende la scintilla: nelle ultime otto partite ha sempre giocato dall’inizio alla fine – tolta la standing ovation all’81’ contro l’Arsenal, che non cambia l’ordine delle cose. E ha giocato in ben cinque posizioni diverse – esterno di sinistra, esterno di destra, ala sinistra, trequartista e terzino sinistro –, da autentico jolly della squadra. Ha segnato soltanto contro dei top club: Newcastle e Manchester City le altre due avversarie colpite e affondate. Punti deboli? Gli addetti ai lavori, fra i Red Devils, dicono che Dorgu sia “ancora troppo ansioso, ogni volta che tocca il pallone”. Errata corrige: questo dicevano, prima dell’exploit all’Emirates. Perché certi eurogol, senza la mente libera e un po’ di lucida follia, non possono nemmeno vedere la luce. Chiedere a James durante quel mese in Brasile.